Bambino Gesù, operazione salva-vita per un feto ancora nel grembo materno

Giovedì 30 Aprile 2020 di Barbara Carbone
Un intervento su un bambino
Il Covid-19 non ferma l’impegno per la vita. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato eseguito, con successo, il primo intervento in utero su un feto di appena 28 settimane affetto da ernia diaframmatica. Si tratta di una malattia rara che colpisce 150 – 180 bambini l’anno e che, nei casi più gravi, ha un rischio di mortalità del 90%. Il “miracolo” è stato reso possibile dalla collaborazione tra l’équipe del Bambino Gesù con gli specialisti dell’Ospedale Policlinico di Milano e dell’Ospedale San Pietro – Fatebenefratelli di Roma. Per aumentare le chance di sopravvivenza e consentire lo sviluppo dei polmoni, è stato necessario inserire un palloncino nella trachea del feto. L’intervento, eseguito con procedura endoscopica mininvasiva in utero, è durato circa 45 minuti, senza complicanze. Con la mamma in anestesia locale ed il feto “sedato”, è stato inserito un fetoscopio nell’addome della gestante. Passando per la bocca del piccolo (lungo appena 35cm per 1,2kg di peso), è stata raggiunta la trachea dove è stato posizionato e gonfiato un minuscolo palloncino, un “tappo” che blocca la fuoriuscita del liquido normalmente prodotto dal polmone. 
L’accumulo del fluido all’interno dei polmoni, che nei casi di ernia diaframmatica sono di dimensioni ridotte, li mantiene in espansione e ne favorisce lo sviluppo. Circa un mese prima del parto, il palloncino sarà rimosso con la stessa procedura per permettere al neonato di avere la trachea libera e quindi di respirare normalmente al momento della nascita.  L’occlusione della trachea fetale mediante fetoscopia è l’unico intervento in utero praticato nel mondo per il trattamento dell’ernia diaframmatica congenita ad altissimo rischio. In Italia viene effettuato in modo esperto dall’équipe dell’Ospedale Policlinico di Milano con il quale il Bambino Gesù ha avviato già da alcuni anni una collaborazione clinico-scientifica rivolta proprio alla gestione di questa patologia. La procedura comporta dei rischi (rottura delle membrane e/o parto prematuro nel 25-30% dei casi), ma l’esperienza clinica internazionale indica un potenziale beneficio sulla sopravvivenza (che può aumentare anche del 20-30%) dei neonati affetti dalle forme più gravi. L’attesa adesso è per giugno, data prevista per l’intervento di correzione definitiva del difetto diaframmatico e la nascita del bambino.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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