Covid, Locatelli: «Ritorno delle zone gialle a maggio, a luglio ci sarà la vera svolta. Troppi di noi minacciati»

Domenica 4 Aprile 2021 di Mauro Evangelisti
Locatelli: «Ritorno delle zone gialle a maggio, a luglio ci sarà la vera svolta.Troppi di noi minacciati»

«Intimidazioni via mail sono arrivate anche a me. Ma penso soprattutto alle minacce al ministro Roberto Speranza, inconcepibili perché sono stati chiamati in causa anche i familiari. Hanno dato fuoco al portone dell'Istituto superiore di sanità, dove ci sono persone che fanno semplicemente il loro lavoro. Ora la molotov in un centro vaccinale di una città che ha molto sofferto come Brescia. Bene fa la procura a indagare, bisogna capire se c'è un disegno eversivo».

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Il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico, è indignato per la serie di azioni criminali che hanno interessato scienziati, decisori e strutture sanitarie sul fronte del contrasto della pandemia.
Cosa sta succedendo?
«Definii l'incendio del portone della sede dell'Istituto superiore di sanità come oltraggiosamente intimidatorio. Le stesse parole si possono usare per quanto accaduto a Brescia. Mi dispiace ancora di più perché avviene in una città che comunque è stata ferita, flagellata e afflitta da un numero impressionante di morti. Inconcepibile che si sia voluto fare oggetto di un atto così intimidatorio proprio un centro vaccinale. Basterebbe guardare alla diminuzione del numero dei morti in Gran Bretagna tra gennaio e oggi per capire che i vaccini sono l'unico modo per mitigare quello che ancora stiamo vivendo. Guardi il personale sanitario e i ricoverati Rsa, dove molti sono stati vaccinati: la curva dei contagi è clamorosamente più bassa rispetto a quella che si osserva nel resto della popolazione».
Minacce e attentati: cosa nascondono questi eventi?
«Posso capire che vi sia stanchezza per le restrizioni, per lo stop alle scuole, ad attività commerciali, bar e ristoranti. Ma sono assurdi e privi di ogni logica gli attacchi a una struttura che contribuisce a risolvere la situazione».
C'è un disegno eversivo?
«Lo deve accertare la procura, è giusto che lo faccia. Di certo merita il massimo dell'esecrazione, la più dura condanna e le più ferme misure punitive. Pensi alle minacce di morte alla famiglia del ministro Speranza: sono intollerabili. Fa pensare a un degrado morale in questo Paese su cui poi bisognerà riflettere. Siamo passati da una posizione di solidarietà e afflato nazionalistico della scorsa primavera, all'odio, al rancore e all'aggressione. Sono segnali ingiustificabili. Chi ha responsabilità, di ogni livello, anche politico, dovrebbe trarre insegnamento da episodi come questi per richiamarsi a temperanza e sobrietà nelle affermazioni».

 


Quanto è difficile il vostro ruolo di scienziati in un clima come questo?
«Le parlo a titolo personale, onestamente io provo a servire il Paese nel modo migliore senza farmi influenzare. Non mi hanno mai influenzato».
Le è capitato di ricevere minacce?
«Mail aggressive, lettere intimidatorie. Nulla di più».
Anche l'ex coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, aveva ricevuto minacce. E dopo l'attentato incendiario, c'è la vigilanza delle forze dell'ordine davanti alla sede dell'Istituto superiore di sanità.
«Giusto difendere con fermezza chi lavora all'Iss, sono tutte persone che provano a svolgere il loro compito e che devono semmai ricevere un ringraziamento per ciò che stanno facendo in una situazione così difficile. Non hanno alcuna responsabilità se devono dare numeri negativi. Sarebbe come spaccare il termometro perché si vede che risale la febbre».
Come siamo passati dall'unità del Paese a episodi violenti?
«È anche l'effetto del prolungarsi di una situazione epidemica che indubitabilmente ha portato a una crisi economica e sociale. Di questo siamo tutti consapevoli. Nessuno tra i politici si diverte a chiudere, nessuno dei tecnici si diverte a indicare che vi sono condizioni epidemiche difficili».
Professore, ci sono i criminali che lanciano molotov. Ma ci sono anche tanti comuni cittadini che sono preoccupati per il loro lavoro e la loro attività economica e chiedono: quando torneremo a una vita normale?
«Non ho mai né edulcorato né esagerato la situazione. Se riusciamo ad avere le dosi di vaccini pattuite nel trimestre che è appena cominciato, sostanzialmente 52 milioni, già a luglio la situazione cambierà in maniera significativa. La limitazione fondamentale, per potere vaccinare più persone, è sempre stato il numero dei vaccini. Se avessimo impiegato solo il 30-40 per cento delle dosi ricevute, allora sì che si dovrebbe pensare a dei difetti nei meccanismi di distribuzione e somministrazione. Ma abbiamo sempre impiegato tra l'80 e il 90 per cento».
Ma a maggio potremo ripristinare la zone gialle?
«Certo. La scelta spetta al governo e al presidente del consiglio, però, è evidente che ci sarà un percorso graduale di riapertura se i numeri lo consentiranno. E a luglio sarà la vera svolta».
In autunno rischieremo di dovere richiudere?
«Altamente improbabile».

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