Variante Delta in Israele, terza dose non basta: nuove restrizioni, Green pass dai 3 anni di età in su

Giovedì 12 Agosto 2021 di Michele Galvani
Variante Delta in Israele, la terza dose non basta: nuove restrizioni, Green pass dai 3 anni in su

Israele, tornano a salire i contagi e allora si ricomincia a pensare a nuove restrizioni: le misure restrittive infatti, sono state approvate ieri dal governo israeliano per far fronte al diffondersi della pandemia Covid. Fra queste, una ulteriore estensione del Green pass che, dal 18 agosto, sarà applicato dai 3 anni di età in su. Inoltre nei centri commerciali e nelle aree commerciali sarà reintrodotto, dal 18 agosto, il Codice viola: autorizza la presenza massima di una sola persona ogni sette metri quadrati. In parallelo il governo ha approvato uno stanziamento straordinario per gli ospedali per rafforzarne subito le strutture.

Israele, variante e restrizioni

 

Secondo il premier Naftali Bennett «è infatti in atto una corsa fra il diffondersi della variante Delta e la campagna di vaccinazione. Dobbiamo tenerci pronti ad affrontare una situazione in cui si verifichi un aumento simultaneo dei ricoveri in tutti gli ospedali». «Dobbiamo guadagnare tempo - ha aggiunto - affinché la campagna di vaccinazione entri in azione». Dal 30 luglio a ieri è stata somministrata la terza dose di vaccino Pfizer a 713 mila Over 60 che si erano vaccinati con due dosi oltre cinque mesi fa. Vanno invece a rilento le prime due vaccinazioni nelle fasce giovanili.

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La situazione - L'illusione di un ritorno alla normalità, grazie alla vaccinazione di massa, è svanita e il Paese ora è alle prese con quella che il suo premier definisce la pandemia Delta ed un nuovo incubo contagi. Con i nuovi casi che corrono ad un ritmo di 6 mila al giorno ed un tasso di positività che sfiora il 5% mentre sale il numero dei malati gravi. Nel Paese che ha rappresentato un esempio virtuoso nella gestione dell'emergenza Covid, pesano anche i tanti (circa un milione di persone) che non hanno risposto all'appello a immunizzarsi mentre è già partita la campagna con il booster, la terza dose di richiamo per gli over 60 e i fragili. «La situazione è allarmante, siamo ad un punto critico» ha avvertito il coordinatore della lotta alla pandemia.

 

Per chi atterra a Tel Aviv da una trentina di Paesi (fra cui l'Italia) torna obbligatoria la quarantena, anche se si è vaccinati o guariti dal Covid. È inoltre vietato agli israeliani, se non in casi eccezionali, di recarsi in una dozzina di Paesi fra cui Gran Bretagna, Spagna, Turchia e Cipro. Ormai non c'è tempo da perdere perché il numero dei malati gravi è salito a quasi 400. Di questi 88 versano in condizioni critiche e di loro 63 sono in rianimazione. Per il sistema sanitario, la linea rossa è rappresentata da 1.000 malati gravi. Un traguardo che, secondo il professor Eran Segal dell'Istituto Weizman di Rehovot, rischia di essere raggiunto «entro la fine di settembre».

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Mentre la casse mutue hanno avuto istruzione a tenersi pronte per organizzare ricoveri domiciliari per mille malati medio-gravi, l'apprensione fra i responsabili sanitari cresce per una concomitanza di circostanze. Fra tutte la prossima apertura delle scuole il 1° settembre, il ritorno di decine di migliaia di israeliani all'estero per le vacanze e diverse ricorrenze religiose ebraiche in calendario il mese prossimo che prevedono preghiere in sinagoghe affollate e riunioni familiari. Da alcuni giorni è in vigore dunque un Green pass rafforzato: ma ormai è evidente che non basta più. Il problema centrale, ribadiscono le autorità, è rappresentato da oltre un milione di israeliani che pur potendosi vaccinare finora «resistono a tutti gli appelli».

Ultimo aggiornamento: 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA