Vaccino ai bambini, sì o no? Quali rischi? Rasi: «Ecco perché è indispensabile»

Numero infezioni pediatriche in crescita, oltre 13mila casi in meno di 2 settimane

Lunedì 25 Ottobre 2021
Vaccino ai bambini, sì o no? Quali rischi? Rasi: «Ecco perché è indispensabile»

Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Ema, direttore scientifico di Consulcesi e consulente del commissario Figliuolo in tema vaccini, ha fatto il punto della situazione sulla possibilità di estendere il vaccino anti Covid ai bambini in età pediatrica. Dopo Pfizer, che va verso l'approvazione, anche Moderna ha annunciato risultati positivi per il suo siero su bimbi tra i 6 e gli 11 anni. E Rasi, in una prospettiva futura, è certo che la vaccinazione di queste fasce d'età sarà «l'indispensabile completamento della campagna vaccinale» contro il Covid-19.

 

 

Vaccino per i bimbi: rischi, ospedalizzazioni, patologie

«Proteggerà direttamente adulti e bambini». ha detto Rasi sul quotidiano online Sanità Informazione”. «Se riuscissimo ad avere un approccio senza pregiudizi, cercando informazioni fattuali per giungere ad una decisione razionale - spiega - probabilmente inizieremmo ponendoci le seguenti domande: esiste un rischio Covid per i bambini? Il rischio del vaccino sarebbe superiore al rischio del Covid-19? I bambini inoltre crescono ed evolvono velocemente, quindi: questo rischio è differente nelle varie fasce d'età attualmente in studio, ovvero da 6 mesi a 2 anni, da 2 a 5 anni, e da 5 a 11 anni? Ed infine: i bambini costituiscono un pericolo di infezione per il resto della popolazione? Le prime allarmanti segnalazioni di una crescita di infezione tra i bambini - rileva l'esperto - sono arrivate all'inizio dell'estate dagli Stati Uniti, prevalentemente nella fascia 5-11anni. Il numero delle infezioni pediatriche ha progressivamente superato quello della popolazione sopra i 65 anni, oramai sufficientemente vaccinata. Purtroppo all'aumento delle infezioni è corrisposto un rapido aumento delle ospedalizzazioni e dei decessi, triplicato rispetto al picco invernale, anche nei bambini senza concomitanti patologie note».

«In Italia la situazione sta seguendo la stessa evoluzione anche se su una scala ridotta - osserva l'esperto - forse dovuta alla minor circolazione del virus ed ai migliori risultati della campagna vaccinale. Tuttavia, l'allarme è suonato anche qui. Nel periodo 13-26 settembre 2021, nella popolazione 0-19 anni l'Istituto superiore di sanità riporta 13.352 nuovi casi con 125 ospedalizzati, inclusa la terapia intensiva, e un decesso. Inoltre - evidenzia - i 35 decessi totali fino ad oggi riportati in età pediatrica mostrano una sostanziale omogeneità per fasce d'età».

 

 

Il Covid nelle fasce 6 mesi-2 anni e 5-11 anni

«Complessivamente - prosegue Rasi - vi è ormai sufficiente evidenza in letteratura che Covid-19 in età pediatrica presenti le stesse manifestazioni cliniche dell'adulto, incluso il Long Covid e la 'sindrome infiammatoria multi-organò». «Riguardo al rapporto beneficio-rischio - prosegue l'esperto nella sua analisi - naturalmente si dovranno aspettare i risultati degli studi attualmente in corso, limitati alle fasce 6 mesi-2 anni e 5-11 anni. Per quanto riguarda la fascia sotto i 6 mesi, la Società italiana di pediatria si è già espressa favorevolmente in linea teorica, ma in assenza di studi clinici l'unica alternativa possibile è quella di vaccinare la mamma, approccio già dimostratosi efficace e sicuro».

 

Il responso dell'Ema

«Queste osservazioni - puntualizza l'ex direttore Ema - sarebbero di per sé sufficienti a decidere di vaccinare tutti i bambini sotto i 12 anni. Bisognerà quindi solo aspettare il responso dell'Ema per verificare il rapporto beneficio/rischio e la disponibilità del vaccino in dose pediatrica. Tuttavia - ricorda Rasi - è importante ed etico essere consapevoli che una popolazione pediatrica non immunizzata costituirebbe sia un pericolo per il resto della popolazione sia un'occasione d'oro per il virus di circolare e favorire l'insorgenza di nuove varianti. Sappiamo infatti che solo una copertura di circa l'85% della popolazione ci garantirebbe il ritorno alla vita (quasi) normale. Abbiamo anche imparato che questo 85% deve essere omogeneo per fasce di popolazione e per territorio».

 

 

Ultimo aggiornamento: 19:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA