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Omicron 2, perché i contagi aumentano (non solo in Cina): più casi dall'Abruzzo alla Sicilia

Martedì 8 Marzo 2022 di Gianluca De Rossi
Omicron 2, perché i contagi aumentano (non solo in Cina): più casi in Abruzzo, Umbria, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia

Chi pensava di aver chiuso il capitolo contagi Covid in Italia e nel mondo, con tutte le sue varianti (Delta e Omicron 1 e 2), purtroppo si sbaglia. E di molto. Nel mondo, la Cina fa registrare un nuovo boom di casi: nelle ultime ore sono state registrate 214 infezioni di Covid-19 a trasmissione locale, dice la Commissione Sanitaria Nazionale, con in più 113 nuovi contagi importati, con inoltre la segnalazione di 442 casi asintomatici, 130 dei quali provenienti dall'estero. Se la Cina si trova ad affrontare una nuova crisi di contagi da Covid, evidenziando che la strategia Covid Zero attuata dal governo in occasione delle Olimpiadi di Pechino (isolando il Paese dal resto del mondo), non è bastata a evitare il boom di infezioni (non erano così tante dall'epidemia scoppiata a Wuhan nel 2020, dove tutto è cominciato), non va meglio neppure nella lontana Nuova Zelanda, che ancora oggi registra quasi 18 mila nuovi casi di Coronavirus, con il bilancio complessivo delle infezioni dall'inizio della pandemia che ha toccato ormai il 4% della popolazione. E in Italia cosa succede? Perché i contagi sono in aumento?

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Covid, circolazione alta al Sud

Nel nostro Paese si registra un aumento dei casi soprattutto in Abruzzo, Umbria, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia. Già, perché nonostante il trend generale della curva epidemica da Covd-19 sia in miglioramento, in Italia la circolazione del virus SarsCoV2 è ancora elevata,  con alcune regioni del Centro-Sud che intravedono i primi, preoccupanti segnali di un'inversione di tendenza, con i contagi nuovamente in lieve crescita come nel caso dell'Umbria, rileva il monitoraggio dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

Il bollettino giornaliero del ministero della Salute, poi, sottolinea dettagliatamente il leggero aumento dei ricoveri, con 610 pazienti in terapia intensiva, 7 in più rispetto a domenica, mentre i ricoverati nei reparti ordinari sono 8.989, ovvero 161 in più rispetto a due giorni fa. I nuovi contagi ieri sono stati 22.083 in 24 ore (domenica erano 35.057), mentre le vittime sono state 130 (dato in crescita rispetto a 105 di due gioni fa). Il tasso di positività è all'11,7%, in aumento rispetto al 10,5% del giorno precedente.

I dati

I dati, dunque, indicano comunque che la pandemia «non è finita e in Italia la circolazione virale è ancora molto alta», spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. Con i dati della pandemia «in netto miglioramento e la drammatica situazione in Ucraina che ha catalizzato l'attenzione pubblica, si rischia un grave calo di attenzione nei confronti del Covid, che è un problema tutt'altro che risolto», avverte. Il virus «continua infatti a circolare in maniera molto elevata in Italia: nell'ultima settimana in alcune regioni non solo si è arrestata la diminuzione del numero dei nuovi casi, ma in qualche regione si vede qualche lieve aumento. In questa fase infatti il dato nazionale - afferma - è influenzato al ribasso dalle principali regioni del Nord come la Lombardia, dove la situazione è particolarmente favorevole». Questo, rileva, «ovviamente trascina verso il basso il dato nazionale mentre in diverse regioni del Centro-Sud come Abruzzo, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia si sta già verificando un'inversione di tendenza».

Omicron 2

Un'inversione di trend che inizia a vedersi anche in Umbria, dove c'è evidenza di un aumento della diffusione della variante Omicron 2 con una crescita dei casi nell'ultima settimana. Ma se i numeri complessivi confermano un miglioramento, evidenzia da parte sua il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, resta pure la criticità dei 7 milioni di italiani che non hanno ancora fatto la dose booster di richiamo.

Allentamento delle restrizioni

Intanto, è già avviata la 'road map' degli allentamenti delle misure e la prossima data in calendario è quella del 10 marzo, quando sarà nuovamente possibile visitare i familiari ricoverati in ospedale, per 45 minuti al giorno. E sempre dal 10 marzo sarà nuovamente possibile consumare cibi e bevande in teatri, cinema, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in tutti i luoghi in cui svolgono eventi sportivi.

Il 31 marzo scadrà poi lo stato di emergenza ed il 15 giugno finirà invece l'obbligo di vaccinazione per gli over 50. L'ipotesi su cui si lavora è appunto quella di un allentamento progressivo delle misure, come l'obbligo di mascherina al chiuso e l'obbligo del green pass, a partire dal 31 marzo: prima per le attività all'aperto e poi per quelle al chiuso.

Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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