Long Covid, dall'insonnia al diabete fino all'amnesia: i 12 campanelli d'allarme

Lunedì 31 Maggio 2021 di Graziella Melina
Long Covid, dall'insonnia al diabete fino all'amnesia: i 12 campanelli d'allarme

Alcuni la assimilano ad una sindrome post virale, altri ancora invece provano a capire se c’entri davvero qualcosa il trauma dell’infezione causata dal sars cov 2. Fatto sta che sui sintomi legati al cosiddetto long covid, ossia ad alcuni disturbi psicologici e metabolici che persistono anche dopo la guarigione, ci sono all’attivo oltre 50 studi. 

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Sul sito di informazione statunitense Business Insider hanno provato a elencare i 12 disturbi più frequenti, dal sonno, all’annebbiamento, dalla stanchezza cronica al diabete, dai rush cutanei alla perdita di capelli ai problemi renali, ma senza venirne a capo. Resta infatti ancora da chiarire in che modo questi sintomi, che in alcuni soggetti perdurano per diverse settimane, siano causati direttamente dal sars cov 2 oppure dallo stress della malattia. «Il sintomo dominante nel long covid - spiega Roberto Luzzati, professore di Malattie infettive dell’Università di Trieste - è l’astenia persistente nel tempo. Dal 30 al 50 per cento dei soggetti infettati lamentano di sentirsi stanchi. Ma nel post covid spesso si manifesta anche l’insonnia, oppure compaiono disturbi della memoria». 

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LA MEMORIA ATTACCATA
La spiegazione di fondo - ribadisce Luzzati - è che il sars cov 2 non interessa solamente il polmone, dove nelle forme più severe si arriva ad una situazione di fibrosi polmonare che porta alla insufficienza respiratoria, ma si localizza in tutto l’organismo. «Può quindi colpire anche il sistema nervoso centrale e quindi compromettere l’attività mnesica, causando per esempio deficit della memoria e della capacità di concentrazione. Ma mentre i problemi polmonari sono più legati alla gravità del covid, i sintomi neuropsichici, che sono l’altra quota rilevante di post covid, si osservano anche in coloro che hanno avuto il covid in forme lievi». Secondo Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive dell’Università di Pisa, «qualche caso di long covid ricorda in qualche modo la sindrome della stanchezza cronica, una patologia post virale che si verifica anche dopo altre infezioni, tipo la mononucleosi. Abbiamo osservato che nel long covid si intreccia un complesso di sintomi organici e anche neurologici. Non dimentichiamo che il covid è una malattia sistemica, non solo polmonare. Abbiamo imparato infatti a capire che colpisce il cuore e il sistema nervoso. Per affinità con la sindrome della stanchezza cronica - rimarca Menichetti - tutti i vari sintomi tendono a scomparire in modo autonomo. Talvolta, però, è richiesto un intervento farmacologico specifico, che deve ricreare anche uno stato di benessere emotivo nel soggetto che si sente sfiduciato, spaventato, timoroso e vede in ogni piccolo segno, o sintomo, motivo di allarme e di sconforto». 

Difficile capire come mai alcuni soggetti manifestano disturbi più evidenti a livello psicologico. «Stiamo sicuramente studiando l’evolversi di un quadro clinico infettivologico e infiammatorio che evidentemente più passa il tempo più ci fornisce dati che all’inizio non ci aspettavamo - sottolinea Alberto Siracusano, direttore di Psichiatria e psicologia clinica del Policlinico Tor Vergata di Roma - I problemi più significativi sembrano essere quelli che si manifestano da un punto di vista cognitivo. Per cui, alcuni soggetti hanno difficoltà a concentrarsi, lamentano stanchezza mentale. Ma ci sono anche persone che hanno a che fare con la fatica fisica, ed è questo l’elemento che si consolida sempre di più. Poi, per il resto, si hanno casi di insonnia e di cefalea. I pazienti che prima di ammalarsi di covid soffrivano di ansia - continua Siracusano - indubbiamente, una volta guariti dall’infezione, mantengono le loro caratteristiche, magari con qualche esacerbazione. Ma anche chi viveva in uno stato di equilibrio psichico, dopo la malattia è possibile che provi un senso di ansia o di angoscia». Per superare il long covid, serve l’aiuto di un esperto. «È bene fare un controllo e un monitoraggio - raccomanda Siracusano - Ma non bisogna farsi prendere dalla preoccupazione che questi disturbi non andranno più via».
 

Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 16:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA