«Virus creato in laboratorio a Wuhan e sfuggito per errore»: nuove prove di una manipolazione in Cina

Martedì 1 Giugno 2021
Covid, «creato in laboratorio»: spuntano prove di una manipolazione in Cina

L'origine del Covid-19 continua ad essere un interrogativo per la comunità scientifica internazionale. Una tematica più che mai calda dopo la richiesta di apertura di un'indagine od opera del presidente Usa Joe Biden per fare chiarezza sulla sua genesi. Gli esperti di tutto il mondo si dividono tra quanti ritengono "naturale" l'origine del virus, una delle teorie più accreditate è quella dello Spillover, ovvero di un “salto” del patogeno da una specie ospite ad un'altra, e quanti invece sostengono una sua creazione artificiale in laboratorio, tra questi l'immunologo statunitense Anthony Fauci

 

 

LE INDICAZIONI - Ora sarebbero spuntate nuove «prove di una manipolazione in Cina», che dimostrerebbero che il Covid-19 sia stato creato in un laboratorio di Wuhan. Ad esibirle il professore britannico Angus Dalgleish e lo scienziato norvegese Birger Sørensen, secondo cui il Covid sarebbe poi uscito dal laboratorio a causa di una «fuga accidentale». Gli scienziati hanno detto al Daily Mail di avere riscontrato da un anno prove di manipolazione, finora ignorate dagli altri accademici e dalle principali riviste accademiche, che ne avevano impedito la pubblicazione.

 

LE PROVE - L’analisi genetica del coronavirus, effettuata dagli scienziati, avrebbe rilevato la presenza di aminoacidi che non avrebbero potuto assemblarsi in quel modo naturalmente. Si tratta di manipolazioni genetiche che permettono agli agenti patogeni di diventare facilmente replicabili e quindi trasmissibili, allo scopo di studiarne gli effetti sugli esseri umani e prevedere eventuali contromisure. Si tratta di un tipo di sperimentazione molto controversa, che fu vietata dall’amministrazione Obama tra il 2014 e il 2017. Gli Stati Uniti tuttavia, nota il Financial Times, hanno continuato ad effettuare ricerche del genere in diversi laboratori al di fuori del territorio americano, anche durante il periodo in cui i fondi erano stati bloccati.

 

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IPOTESI DI INCIDENTE -  Ad escludere la pista dell'origine naturale del Covid, è oggi anche il virologo Massimo Clementi: «È successo qualcosa che non doveva accadere ed è successo non perché un virus, come il Sars nel 2003, è passato attraverso il mercato alimentare cinese e attraverso vari animali ha infettato l'uomo», dice il direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano, ai microfoni di Cusano Italia Tv. «Il Sars-CoV-2 - spiega Clementi - ha una diffusività enorme, ma una mortalità relativamente bassa e questo ha generato dei dubbi e delle perplessità».

 

 

 

Della stessa opinione il virologo Guido Silverstri, che negli scorsi giorni ha ritenuto quella della fuga dal laboratorio di virologia di Wuhan «Un'ipotesi assolutamente credibile». Per Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, «è importante cercare di acquisire quanti più dati possibili e capire cosa è successo». L'esperto argomenta la sua ipotesi facendo nuovamente riferimento ad una «sequenza strana» del Covid.

 

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«Non ci sono - spiega - evidenze oggettive né che il virus sia arrivato naturalmente né abbiamo evidenze che sia stata una 'perdita' dal laboratorio di Wuhan». Tuttavia, «se si fa un'analisi serrata della sequenza del virus, c'è una zona di dodici nucleotidi della proteina spike che è particolarmente strana da spiegare con un semplice passaggio da un virus all'altro». Insomma, argomenta, «tutti hanno trovato questa sequenza di proteine che è strana da considerare attraverso una ricombinazione naturale e noi sappiamo che a Wuhan si stavano elaborando da anni varianti virali artificiali che avevano un'aumentata capacità di infettare gli umani».

 

Questo, aggiunge Silvestri, «non vuol dire che ciò è successo, però è una spiegazione che non è totalmente peregrina, bisogna tenere in mente che l'insorgenza della pandemia è avvenuta a 2,3 km di distanza dall'istituto di virologia di Wuhan. Senza fare teorie cospiratorie è importante cercare di acquisire quanti più dati possibili e capire cosa è successo». Tra l'altro, dice, «esistono dei registri sulle sperimentazioni nei laboratori di virologia e si può risalire agli esperimenti e alle sequenze generate in un determinato periodo».

 

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Della stessa opinione, la microbiologa Maria Rita Gismondo. «Con una Cina che non collabora nelle ispezioni, neanche quelle dell’Oms, con dati che gli stessi cinesi dicono che ci hanno rivelato con un certo ritardo, come si fa ad arrivare alla verità? Attenzione: è un caso geopolitico e dobbiamo vedere anche gli equilibri – sottolinea  a Domenica In è la microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano - Forse non conviene né all’accusato né all’accusatore andare a individuare il problema che è sorto in una nazione. Io dico che con molta probabilità, cosa che è successa anche a Singapore dopo la prima Sars, che Sars-Cov-2 sia sfuggito dal laboratorio senza nessun dolo. Può accadere, purtroppo».

Parlando del laboratorio di Wuhan, Gismondo precisa: «E’ un laboratorio che si sa che da anni sperimenta questi virus dei pipistrelli, non solo al laboratorio Bsl4 (quelli ad alto livello di biosicurezza, ndr) ma anche in altri laboratori che ci sono a Wuhan e, purtroppo, può accadere».

 

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SPILLOVER - A sostenere l'origine naturale del virus, passato all'uomo da altre specie animali è invece, tra molti, anche un team di ricercatori della University of California at Berkeley (Stati Uniti) e David Hayman della Massey University (Nuova Zelanda), che riporta la causa dell'origine del Covid a potenziali cause ambinetali. Secondo la loro ricerca, pubblicata su Nature Food, i cambiamenti globali nell'uso del suolo, non sostenibili dal punto vista ambientale, avvenuti negli ultimi anni stanno creando degli 'hotspot', ovvero delle zone in cui si sviluppano condizioni favorevoli per la trasmissione dei coronavirus dagli animali selvatici all'uomo. Sebbene le origini esatte del virus Sars-Cov-2 rimangano poco chiare - spiega il Politecnico di Milano in una nota - gli scienziati ritengono che la malattia sia emersa probabilmente quando un virus che infetta i pipistrelli a ferro di cavallo è stato in grado di passare agli umani, direttamente attraverso la caccia alla fauna selvatica o indirettamente infettando prima un animale intermedio. È noto che i pipistrelli a ferro di cavallo sono portatori di una grande varietà di coronavirus, compresi ceppi geneticamente simili a quelli che causano il Covid-19 e la sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Frutto di circa un anno di lavoro (cominciato durante il lockdown del 2020), lo studio evidenzia come un cambiamento di uso del suolo insostenibile dal punto di vista ambientale possa innescare lo spillover di nuovi coronavirus. In particolare il team di ricercatori, che nel 2017 aveva già pubblicato uno studio sul legame tra l'epidemia da virus Ebola e la frammentazione delle foreste, ha utilizzato dati satellitari ad alta risoluzione per analizzare i pattern di uso del suolo nelle regioni popolate dal pipistrello ferro di cavallo.

Secondo l'analisi, la maggior parte degli attuali hotspot sono situati in Cina, dove una crescente domanda di prodotti alimentari di origine animale ha determinato l'espansione dell'allevamento industriale su larga scala. «L'allevamento intensivo può essere pericoloso a causa della alta concentrazione di animali geneticamente simili, spesso immunodepressi, che possono essere altamente vulnerabili alle epidemie», sottolinea Maria Cristina Rulli.

 

 

 

PROVE NASCOSTE - Secondo un rapporto realizzato da Five Eyes, alleanza di intelligence tra i paesi occidentali anglosassoni, quindi Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Canada, Nuova Zelanda, La Cina avrebbe «deliberatamente nascosto o distrutto prove dell’epidemia di Coronavirus» nella prima fase della diffusione dei contagi. L’accusa è di «un attacco alla trasparenza internazionale costata decine di migliaia di vite umane» e che rappresenta e ha rappresentato anche un pericolo per gli altri Stati. Secondo il giornale australiano Daily Telegraph, che sarebbe in possesso del documento, nel report sono descritti gli «ostacoli» che la Cina avrebbe posto, prima del 20 gennaio e del cambio di rotta, con la notizia del virus che cominciata a fare il giro del mondo.

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Ultimo aggiornamento: 3 Giugno, 08:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA