Coronavirus, farmaco anti-Hiv prescritto dal medico di base: la ricerca punta sugli anticorpi sintetici

Venerdì 27 Marzo 2020 di Graziella Melina

La strada per trovare cure e vaccino per il Covid-19 si arricchiscono ogni giorno di nuove linee di ricerca. Mentre l'Agenzia italiana del farmaco continua a valutare l'efficacia di alcuni medicinali già in uso per altre patologie, e pur di provare ad arrestare l'epidemia darà presto anche ai medici di famiglia la possibilità di prescrivere farmaci utilizzati finora per la cura dell'Aids, gli scienziati lavorano senza sosta mettendo in comune idee e risorse economiche. A Roma, grazie ad uno stanziamento di 8 milioni di euro, 5 milioni da parte della Regione Lazio e 3 dal ministero dell'Università e della Ricerca scientifica, il Centro Nazionale Ricerche e lo Spallanzani «avvieranno ogni azione e attività scientifica, tecnica e gestionale per trovare il vaccino contro il Covid-19».

Coronavirus, manca il farmaco per l'artrite utilizzato contro il Covid-19: protestano i pazienti reumatici
 

BIOLOGIA E PATOGENESI
Il gruppo di ricerca dell'ospedale romano con a capo Maria Rosaria Capobianchi, direttore del Laboratorio di virologia, sta studiando sia la biologia del virus, che la sua patogenesi. Si punta invece su uno studio clinico all'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano: coordinato da Alberto Zangrillo, direttore dell'Unità di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare e Giovanni Landoni, direttore del Centro di Ricerca in Anestesia e Terapia Intensiva, il «protocollo unitario - spiegano dal San Raffaele - permetterà di raccogliere informazioni sia cliniche che biologiche in modo sistematico e quindi di ottenere dati affidabili sull'efficacia dei farmaci oggi somministrati negli ospedali italiani». A Padova, invece, grazie a un finanziamento di 500mila euro della Fondazione Città della Speranza, l'Istituto di Ricerca Pediatrica prova a trovare nuovi approcci terapeutici, studiando la risposta del sistema immunitario. Il team, coordinato da Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Università di Padova e Antonella Viola, direttrice scientifica dell'Istituto, parte dall'identificazione dei meccanismi molecolari responsabili dello sviluppo o del fallimento dell'immunità al virus. Si stanno dando da fare per arrivare ad una terapia anche all'Università della Calabria, dove il team coordinato da Francesco Puoci, professore associato del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione, ha sviluppato in laboratorio una terapia basata sull'utilizzo di anticorpi sintetici capaci di intervenire prima che il virus infetti la cellula. In Sardegna, grazie all'équipe di ricercatori dell'Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari, con a capo Germano Orrù, responsabile del servizio di Biologia molecolare, è stato realizzato un kit speciale che ha permesso non solo di scovare il coronavirus ma anche di studiarlo.

I FINANZIAMENTI
C'è, poi, chi vuole analizzare soprattutto l'immunopatogenesi dell'infezione, come stanno facendo gli scienziati dell'Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), guidati da Andrea Cossarizza docente di patologia generale, e dell'Azienda ospedaliera-universitaria. Ma visto che la ricerca senza fondi non va da nessuna parte, in molti provano a ottenere i finanziamenti messi a disposizione dalla Commissione Ue. Cineca, il consorzio interuniversitario con sede a Bologna, insieme al Politecnico e l'Università di Milano, all'Università Federico II di Napoli, all'Università di Cagliari, all'associazione BigData, all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e allo Spallanzani di Roma, si sono aggiudicati un finanziamento di tre milioni di euro con i quali cercheranno di «trovare i farmaci più sicuri e promettenti per il trattamento immediato della popolazione già infetta». Arriva sempre dall'Ue e ammonta a circa tre milioni di euro anche il finanziamento destinato alla società di Carpi Igea, attiva nel campo delle tecnologie biofisiche. Obiettivo del progetto, al quale partecipa tra gli altri anche la Karolinska Institutet di Stoccolma, è lo studio di una vaccinazione a Dna, che verrà somministrata cioè attraverso la membrana cellulare. Per finanziare questo tipo di ricerche, dopo lo stanziamento a gennaio di 10 milioni di euro, a inizio di marzo la Commissione Europea ne ha messi a disposizione altri 37,5.

Ultimo aggiornamento: 10:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci