Il calvario di Lavinia, 4 anni: invalida gravissima dopo essere stata investita davanti all'asilo

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Karen Leonardi
La piccola Lavinia Montebove con la mamma Lara Liotta

L’assistenza sanitaria a Lavinia, poco più di 4 anni, di Velletri, è una battaglia quotidiana e disperata. I genitori la combattono a casa, ma anche in Tribunale con un processo su cui ora incombe la prescrizione. Gli occhi quasi sempre chiusi, stesa nel lettino di una cameretta, uno scricciolo attaccato ai macchinari. Per Lavinia Montebove, in stato neurovegetativo, il tempo si è fermato al 7 agosto 2018 quando le urla di una maestra, al telefono, devastarono, in una manciata di secondi, la vita di mamma Lara - 41 anni, funzionario deiVigili del Fuoco di Roma - e di papà Massimo, di 48, poliziotto al Dipartimento di Pubblica Sicurezza.

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La piccola, allora di 18 mesi, venne investita davanti all’asilo nido, mentre da sola gattonava nel parcheggio de “La fattoria di mamma Cocca”. Il paraurti di una Bmw station wagon, guidata dalla mamma di un’altra bambina dello stesso asilo, colpì la testolina bionda, un urto troppo forte per un batuffolo costretta ora a vivere, per le gravissime lesioni cerebrali, attaccata a un respiratore, a una pompa dell’acqua, a un saturimetro e a un aspiratore. Purtroppo l’assistenza specialistica di 12 ore giornaliere, fornita da infermiere a turni alternati, non può essere più garantita.


«Le risorse ci sono – racconta la mamma del calvario quotidiano - ma sembra che la cooperativa, che opera per conto dell’Asl Roma 6, non si sia in grado di reperire il personale infermieristico, assorbito tramite contratti più remunerativi, nel settore pubblico». Il sorriso della piccola mentre gioca con il fratellino, Edoardo, nel giardino di casa, i codini, le guance rosate, sono solo ricordi in una foto. «Quel giorno la mia famiglia è morta - ripete papà Massimo – Lavinia passa 18 ore dormendo, a volte la sistemiamo sulla sua sedia per farla stare con noi, in cucina o in salone, davanti alla televisione».


Il processo è l’altra guerra dei Montebove. Francesca Rocca, una maestra di 49 anni, su richiesta del pubblico ministero Giovanni Tagliatela, è imputata per “abbandono di minori” e Chiara Colonnelli, 31 anni, la conducente dell’auto, per lesioni personali gravissime. Il 27 settembre, il giudice Eleonora Panzironi del Tribunale di Velletri ha rinviato l’udienza al 20 marzo 2022 per l’esame dei primi tre testi. La mamma è stata colta da malore. «Nonostante i tempi del rinvio siano nella norma - spiega Cristina Spagnolo, avvocato della famiglia, cioè di parte civile - il rischio della prescrizione è reale. L’istruttoria avrà inizio a quasi quattro anni dal fatto ed è prevedibile che vengano ascoltati oltre trenta testimoni con una possibile dilatazione dei tempi che potrebbero addirittura impedire al giudice di emettere una sentenza».

Chiara, Lavinia, Lara e Francesca: i loro destini intrecciati in una rovente lingua di asfalto dove la piccola – affidata dalla maestra, secondo l’accusa, a una bambina di 10 anni - camminava a quattro zampe da sola prima di finire riversa nel sangue.

 

Ultimo aggiornamento: 20:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA