Scuola, rifiuta il vaccino uno studente su 3. I pediatri: «Serve l’obbligo»

Domenica 5 Settembre 2021 di Lorenzo De Cicco e Alessia Marani
Scuola, rifiuta il vaccino uno studente su 3 I pediatri: serve l obbligo

Manca una settimana alla riapertura delle scuole, ma il 40% dei ragazzi nella fascia 12-18 anni non si è vaccinato. Tra i pediatri c’è preoccupazione: le vaccinazioni tra gli adolescenti erano partite bene, i “Junior day” a ridosso delle vacanze hanno registrato un buon numero di adesioni, ma oggi, a 8 giorni dall’avvio dell’anno scolastico, c’è uno zoccolo duro di famiglie che continua a rifiutare le iniezioni. E con una quota così consistente di ragazzi non protetti, sarà complicato allentare le misure di sicurezza in classe, a cominciare dall’obbligo di mascherina al chiuso, che può venire meno solo se tutti gli alunni in presenza sono immunizzati. Sopratutto, sarà molto più difficile governare i cluster tra i banchi, dicono i dottori.

 

 

I “RE-CALL”

«I solleciti ai genitori sono quasi terminati - racconta Teresa Rongai, la segretaria romana della Fimp (federazione italiana medici pediatri) - Molti colleghi, come me, sono tornati prima dalle ferie proprio per fissare gli ultimi appuntamenti». Con un sistema chiamato “Pediatotem”, sono state ricontattate le famiglie dei ragazzi non vaccinati. «Ma oltre il 30% non si convince: non vuole il vaccino. C’è poco da insistere». Ecco perché, secondo la segretaria della Fimp, bisognerebbe estendere l’obbligo vaccinale anche ai minorenni: «Penso sia necessario fare così - dice Rongai - Serve uno scatto di reni finale. C’è in gioco la salute dei ragazzi e la sicurezza del ritorno a scuola. E sull’obbligo, c’è già il precedente del personale sanitario». Naturalmente, aggiunge il numero uno dei pediatri romani, «aspettiamo che l’Aifa e l’Ema autorizzino il vaccino non solo in via emergenziale, ma questa è la strada da percorrere».

LE STATISTICHE

I numeri: nel Lazio il 45% dei ragazzi nella fascia 12-19 anni ha completato il ciclo vaccinale. Quasi il 15% ha ricevuto la prima iniezione e aspetta il richiamo. Resta quindi il 40% dei giovani da immunizzare. Alcuni si sono già prenotati negli hub o negli studi di base. Ma appunto una quota tutt’altro che marginale, oltre il 30%, non ne vuole sapere. «In questa situazione - conclude la Fimp - siamo preoccupati per i focolai che si potranno registrare nelle scuole appena ripartiranno le lezioni». Il rischio è che vada in onda un film simile all’anno scorso, con chiusure e quarantene. Nelle medie e nelle elementari partirà una campagna di test salivari “random”, per tenere d’occhio la circolazione del Covid e soprattutto della variante Delta. In totale saranno realizzati 17mila esami a campione, da ripetere ogni 15 giorni. Nello specifico saranno effettuati 2.819 test nel territorio dell’Asl Roma 1, 3.661 nell’Asl Roma 2, 1.821 nell’Asl Roma 3. E ancora: 986 nell’Asl 4, 1.530 nella Roma 5, 1.746 nella Roma 6, il resto nelle altre province del Lazio.

I CONTAGI

Nella regione i contagi continuano a calare: ieri su 23 mila test, sono stati annotati 404 nuovi positivi, quasi il 10% in meno rispetto a una settimana fa. Ma allarmano alcune situazioni, come il focolaio all’ospedale Sant’Eugenio: ieri il pronto soccorso è rimasto chiuso, riservato ai soli codici rossi portati dalle ambulanze del 118 per permettere le sanificazioni. Spettrali le sale, incredibilmente vuote. Dalla mattina degenti anche di altri reparti e operatori sanitari sono stati sottoposti al tampone dopo la scoperta dei primi positivi. «Avevamo chiesto di sottoporre nuovamente il personale vaccinato al dosaggio degli anticorpi per valutare la capacità di risposta al virus - dicono Michele Cipollini e Giancarlo Delli Santi della Fials - ma non è stato fatto. La situazione critica del S. Eugenio si sta ripercuotendo sul Cto».
 

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