Roma, turista muore nei giardini della Landriana: il corpo resta sette ore a terra

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Turista muore nei giardini della Landriana: il corpo resta sette ore a terra

di Stefano Cortelletti

Una salma rimasta per sette ore nel limbo della burocrazia, una moglie che piange il proprio congiunto morto improvvisamente in un paese straniero e che si trova di fronte al muro di gomma dei cavilli legali, scarichi di responsabilità e rimpalli di competenze. È quanto accaduto ad Ardea venerdì pomeriggio: un turista tedesco di circa 60 anni, durante una visita presso i Giardini della Landriana, oasi verde tra le più conosciute e apprezzate d’Europa, ha avuto un malore e si è accasciato a terra. 
 
Inutile l’intervento di un’ambulanza del 118: all’arrivo dei sanitari, per l’uomo non c’era più nulla da fare ed è stato redatto il certificato di morte. A quel punto è iniziata l’odissea. Il corpo del turista doveva essere trasferito nella camera mortuaria di un ospedale vicino, dato che il cimitero di Ardea non ne ha una tutta sua. L’amministrazione comunale di Ardea, messa al corrente della tragedia, si accorda con l’ospedale Riuniti di Anzio per trasferire la salma. Delle spese di trasporto si sarebbe fatto carico il Comune, un gesto di cortesia per una famiglia che aveva deciso di trascorrere ad Ardea le proprie vacanze finite però in tragedia. Serviva l’autorizzazione al trasferimento della salma, che poteva firmare solo l’ufficiale di stato civile del Comune di Ardea. L’impiegato, riferiscono i testimoni, non rispondeva al telefono – nonostante avesse la reperibilità – e neanche il diretto superiore riusciva a mettersi in contatto con lui, tanto che a un certo punto il telefono risultava staccato. 
 
Passano le ore, vengono chiamati i carabinieri della stazione di Tor San Lorenzo che però possono solo prendere atto della situazione: non erano stati commessi reati, la morte era dovuta a cause naturali e non c’erano indagini da svolgere. Nonostante tutto, la pattuglia è rimasta a lungo sul posto per monitorare la situazione. È stato rintracciato solo verso sera un altro ufficiale di stato civile del Comune, che sebbene avesse terminato da tempo il proprio turno di lavoro si è occupato dell’autorizzazione al trasferimento della salma. Odissea conclusa? Neanche per sogno. L’ospedale civile di Anzio, dopo aver accettato di prendere in carico la salma, ha chiesto il certificato di morte redatto da un medico necroscopo incaricato dalla Asl. In realtà la morte era stata constatata dal medico del 118, condizione non sufficiente per ottenere il via libera al trasferimento della salma, così come previsto dalla legge in questi casi. Inizia una nuova estenuante trattativa tra il Comune e la direzione dell’ospedale, conclusasi solo nella tarda serata. In tutto questo ci si è messa anche l’assicurazione del defunto che non autorizzava il trasferimento della salma. La direzione dei Giardini ha offerto tutta la sua collaborazione alla moglie del defunto, assistendo sconfortata al rimpallo di responsabilità. Sette ore per poter trasferire una salma: una pessima figura che non fa bene al turismo e all’immagine della città. 
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Domenica 9 Giugno 2019, 11:47






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