Terremoto, paura a Roma: nuove verifiche nelle scuole

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Terremoto, paura a Roma: nuove verifiche nelle scuole

di Francesco Pacifico

Tanta paura ma nessun danno a Roma, città che, dopo il sisma del 2016 (quello che colpì Norcia) non ha mai portato avanti il piano di messa in sicurezza annunciato tante volte. Si è sentita anche nella Capitale e nella sua provincia - soprattutto sulla direttrice sudest che corre verso i Castelli - la scossa registrata ieri a Balsorano, al confine tra l’Aquila e Frosinone. Centinaia e centinaia le telefonate ai vigili del fuoco e alla polizia locale da parte di cittadini preoccupati per il terremoto registrato nel tardo pomeriggio, mentre qualcuno è anche sceso in strada. Ma la situazione non ha destato nelle autorità preposte preoccupazione eccessive, come dimostra il fatto che i mezzi e le squadre dei vigili del fuoco capitolini sono state indirizzati soprattutto nel Frusinate, per esempio nel comune di Sora, dove sono comparse delle crepe in alcuni edifici. Ma se ieri non ci sono stati problemi, si guarda con una certa apprensione al futuro: vuoi perché la città è costruita in oltre la metà del suo territorio su terreni friabili, cave e siti a rischio idrogeologico; vuoi perché l’80 per cento delle scuole è ospitata in edifici costruiti prima del 1974, che soltanto in un caso su cinque posseggono le basilari certificazioni sismiche e antincendio. In quest’ottica il Comune, già da oggi, vuole accelerare i controlli sugli istituti.
Il 30 ottobre del 2016, le scosse che danneggiò Norcia e altri pezzi del patrimonio artistico umbro arrivarono fino a Roma. Non ci furono feriti né crolli di strutture, ma molti edifici e alcune infrastrutture come i ponti presentarono delle crepe. La sindaca Virginia Raggi chiuse le scuole, predispose ispezioni a strade e fabbricati propedeutiche a interventi di messa in sicurezza. Ma da allora è stato fatto poco. Pur non avendo riscontrato finora grandi criticità, il piano di monitoraggio sulle scuole va a rilento, con campionature in tutti i Municipi. Senza contare che i lavori veri e propri per sistemare gli istituti, anche per le rigidità del bilancio di Roma Capitale, non seguono un piano omogeneo. Gli stessi municipi hanno appena completato e girato al Dipartimento urbanistico un monitoraggio sulla cosiddetta zonizzazione per conoscere le aree dove la qualità dei terreni può amplificare le scosse. La Protezione civile ha aggiornato i protocolli in caso di emergenza. In quest’ottica, si comprendere il tentativo di accelerare i controlli sugli istituti. Ieri, tra Roma e provincia il terremoto si è sentito soprattutto sulla dorsale Sudest. Da qui sono arrivate le maggiori telefonate al 118. E sempre in questa direzione, andando verso Napoli e Latina che i treni hanno subito rallentamenti per permettere a Rfi di controllare la stabilità della rete ferroviaria. Parliamo del Tuscolano, dell’Appio, di Cinecittà, del versante dell’Ardeatina per poi risalire verso Ciampino, Morena e i principali centri dei Castelli come Grottaferrata o Frascati. Non a caso le aree dal punto di vista sismico più pericolose, perché classificate con livello di rischio 2B e dove le scosse vengono più amplificate. E se la dorsale tra il Gianicolo e Monte Mario è costruita su terreni argillosi, a Nord dove si incrociano il Tevere e l’Aniene e a Sud verso la foce dello stesso Tevere è forte il rischio idrogeologico.
Spiega Roberto Troncarelli, presidente dell’Ordine dei geologi di Roma: «Il dato che fa più pensare è che Roma e la sua provincia non hanno una mappatura definitiva né sugli edifici - l’80 per cento è stato costruito prima del 1974 - né sulle sue tante cavità, ne conosciamo solo un centinaio. Andrebbero messi in sicurezza alcuni monumenti come il Colosseo, che per la metà è sorto su terreni composti da materiali alluvionati».
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Venerdì 8 Novembre 2019, 11:30






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