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Termovalorizzatore Roma, il prefetto Piantedosi: «Il nuovo impianto taglierà le gambe ai clan»

«Filiera corta e addio camion di spazzatura fuori regione: così eviteremo infiltrazioni»

Domenica 8 Maggio 2022 di Mario Ajello
Termovalorizzatore Roma, il prefetto Piantedosi: «Il nuovo impianto taglierà le gambe ai clan»

Prefetto Piantedosi, la politica è tornata a decidere e Roma avrà il termovalorizzatore. Questa decisione può avere rilevanza anche per quanto riguarda legalità, trasparenza, ordine?
«Non spetta a me entrare in un giudizio di merito sulle scelte del sindaco. Ciò su cui non può esserci alcun dubbio è che oggi il sistema romano si fonda sul deficit impiantistico e questo ha determinato il continuo ricorso al trasferimento dei rifiuti anche fuori dalla regione. Con costi molto alti e che gravano sulle casse dell’amministrazione e sulle tasche dei cittadini. L’attuale situazione produce una filiera lunga dei rifiuti. E il sistema dei trasporti è tradizionalmente vulnerabile da parte degli interessi criminali». 


Sta dicendo che l’inceneritore promesso brucerà anche le mafie? 
«Non voglio indicare evidenze specifiche. Ma mi preme sottolineare, alla luce delle analisi degli esperti, che più la filiera è lunga e più il sistema è poroso dal punto di vista criminale. Uno dei capisaldi della legislazione italiana, nel quadro Ue, dice che il ciclo dei rifiuti si deve esaurire all’interno del territorio di produzione. Noi invece siamo in un paradosso. Roma porta i suoi rifiuti in altre parti d’Italia, pagando moltissimo per portarceli, e in più deve sentirsi dire: non vogliamo la spazzatura della Capitale! Bisogna salvare la dignità della Capitale. E fondare la chiusura del ciclo dei rifiuti su una nuova impiantistica che metta al riparo dai pericoli, sia quelli ambientali sia quelli di tipo mafioso».

 


Risolvere la questione rifiuti serve anche al rilancio della Capitale dopo anni di declino e di pandemia?
«Le cito la famosa teoria dei vetri rotti. Come possiamo chiedere ai turisti di non sporcare la Capitale, se poi qui vedono il vetro rotto dei cassonetti ricolmi e dell’immondizia abbandonata nelle strade? Il vetro rotto dei rifiuti dev’essere aggiustato perché crea virtuosità nei comportamenti di tutti, romani e non romani. La ripartenza si gioca sul ciclo dei rifiuti e su altri campi connessi: com’è quello del decoro. Stiamo costruendo con i vari livelli di governo territoriale una rinnovata attenzione alla tutela delle bellezze uniche di Roma. Siamo partiti da quelle che sono la cartolina della Capitale, dai Fori al Colosseo. Ci sono in campo una serie di iniziative tese a prosciugare quei fenomeni di sostanziale degrado legati ad abusivismo commerciale, bagarinaggio, saltafile. La Capitale è il primo ingresso del Belpaese e la sua vetrina spalancata sul mondo: non possiamo fallire proprio qui». 


Ma il degrado alla Stazione Termini è un fallimento, così come quello della zona di Piazza Vittorio. Non servirebbe un’attenzione speciale a queste aree? 
«Già ci sono i primi segnali tangibili di miglioramento, conseguenti ad alcune iniziative in cui coniughiamo l’impegno muscolare delle forze dell’ordine con l’attenzione posta da Roma Capitale per le fragilità sociali. Che sono i senza dimora, il numero dei quali si è ridotto perché è stata offerta loro una sistemazione alternativa. L’obiettivo è fare interventi strutturali per cambiare la vocazione dell’Esquilino. Su Piazza Vittorio, c’è un progetto a cui stanno dedicando attenzione i ministri Lamorgese e Franceschini. Puntiamo a riqualificare il commercio. Attraverso la concessione di licenze commerciali di livello, si lavora anche per la bellezza e per il decoro». 

Tra il Pnrr e il Giubileo circa 10 miliardi arrivano a Roma. Come evitare che neppure un euro venga sporcato dal malaffare? 
«Siamo già attrezzati per intercettare il più possibile gli interessi criminali sui nuovi afflussi di denaro. Grande attenzione va posta anche sul fenomeno della crisi economica e finanziaria derivata dalla pandemia per gli esercizi commerciali. Su questo comparto potrebbero innestarsi gli appetiti illeciti. Tesi all’acquisizione di attività - alberghi e ristoranti - messi in vendita perché andati in difficoltà in questi anni di Covid. Il nostro impegno è massimo su questo. Stiamo incrociando i dati con la Camera di commercio per fare luce sulle varie situazioni, sulle proprietà, sui cambi di proprietà, sui prestanome. C’è l’impegno per evitare che ci sia un’emergenza. Stiamo lavorando per proteggere il ventre molle, creando barriere forti. Esattamente come per i rifiuti». 


Esiste un piano sicurezza per il Giubileo, che è dietro l’angolo? 
«Con la ripresa post-pandemia stiamo sperimentando il ritorno dei grandi eventi laici e religiosi nella Capitale. Già domenica 15 maggio ci saranno, per alcune canonizzazioni di beati, 50mila persone a Piazza San Pietro con il Papa. Appuntamenti così sono per noi una preparazione, riguardante ordine pubblico ma anche sicurezza della salute delle persone, al Giubileo. Uscire vittoriosi dalla prova dell’Anno Santo legittima anche le nostre possibilità per aggiudicarci Expo 2030». 


Ma una città così piena di occupazioni illegali di case non può essere molto attrattiva.
«Concordo con lei. E proprio per questo, ormai da alcuni mesi, in maniera graduale e inesorabile stiamo affrontando e risolvendo le principali occupazioni abusive. Lo stiamo facendo non senza attenzione alle fragilità e alle vulnerabilità delle tante persone che hanno trovato in questo fenomeno, certamente deteriore, il rimedio alle loro condizioni di povertà». 


Guardi però, prefetto, che ci sono organizzazioni illegali che dirigono le occupazioni e che ci speculano sopra. 
«Certamente. E  l’avere strumentalizzato, da parte di queste organizzazioni, la povertà di cui sopra rende ancora più grave il fenomeno. Noi ce l’abbiamo proprio contro questo racket, e non con chi è in condizioni di bisogno e con chi si fa legittimamente portavoce di questi bisogni». 

Per il termovalorizzatore di Acerra fu necessario chiamare i soldati. Non teme che possa esserci un bis a Santa Palomba e bisognerà proteggere la costruzione dell’impianto manu militari? 
«Il governo ha già attribuito al sindaco poteri straordinari, in qualità di commissario, su nuovi impianti per la gestione dei rifiuti. Qualunque sia la sua scelta, faremo il massimo sforzo per sostenerlo».

Ultimo aggiornamento: 14:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA