Terapie intensive, a Roma stato di preallerta: mancano i rianimatori

La situazione dal San Filippo Neri all'Umberto I

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Alessia Marani
Terapie intensive, a Roma stato di preallerta: mancano i rianimatori

Per le terapie intensive la Regione Lazio e i maggiori ospedali capitolini sono in stato di preallarme. «Al momento – fanno sapere dall’Unità di crisi regionale anti Covid – il tasso di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive si attesta ancora al di sotto della soglia limite, ma l’attenzione è alta, soprattutto dal momento che per le prossime due settimane si attende un aumento dei casi positivi».

Terapie intensive, la situazione a Roma 

 

Il numero dei contagiati cresce di giorno in giorno, ma ciò non vuole dire – come invece avveniva lo scorso anno – che di pari passo salga anche il numero dei ricoverati gravi. Non c’è più una proporzione diretta e, questo, affermano sempre dalla Regione, avviene «grazie alla capillarità della campagna vaccinale». Sarà un caso, ma dei 12 pazienti affetti da Covid ricoverati nella Terapia intensiva del Policlinico Umberto I, il 90 per cento non è vaccinato. I posti letto in forza all’Umberto I sono in totale 15. Al Policlinico di Tor Vergata, nell’ambito della attivazione di nuovi 48 posti letto Covid, 6 ne sono stati dedicati, per ora, alla terapia sub-intensiva. E non tutti sono, fortunatamente, occupati. Al Policlinico Gemelli, tra i centri di riferimento più importanti della regione per il Covid, su 40 posti letto Covid già attivati, 26 sono occupati, dei 20 di subintensiva ne sono occupati 16. 

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Nel frattempo, in attesa che parta un piano di rafforzamento generale, si stanno affollando i reparti ordinari di Terapia intensiva. «In corrispondenza della stagione invernale – afferma Mario Bosco, direttore dell’unità di Anestesia e rianimazione del San Filippo Neri – l’aumento dei ricoveri, direi, è quasi fisiologico». Negli ospedali della Asl 1, San Filippo Neri e Santo Spirito, le terapie intensive Covid non sono state ancora riattivate e, qualora, dovessero esserlo, il numero dei posti letto previsti è inferiore a quello del 2020, quando il picco dei positivi è corrisposto a un proporzionale aumento dei casi più gravi. Nell’ospedale sulla Trionfale, a oggi, quasi tutti i posti di Terapia intensiva ordinaria, tra i 27 e i 30, sono occupati.

Quirino Piacevoli è il presidente dell’Aaroi-Emac Lazio, l’Associazione dei medici anestesisti e rianimatori ospedalieri, e spiega come «questa organizzazione a fisarmonica delle terapie intensive, monta e smonta, può creare problemi nel reperimento del personale». Secondo il sindacato degli anestesisti in tutta Italia ne mancano quattromila, «teniamo conto che questi medici – spiega Pacifici – sono indispensabili per lavorare non solo nei loro reparti, ma accanto ai chirurghi nelle sale operatorie o insieme ai medici nei pronto soccorso. L’anno scorso sono stati richiamati gli specializzandi del quarto e quinto anno, è una professione che va incentivata. Dalla possibilità di attivare sedute di sala operatoria – conclude – dipende anche lo smaltimento di tutti quegli interventi non Covid rimasti imbrigliati nelle liste d’attesa».

Ultimo aggiornamento: 20:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA