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Taxi, lunghe code alla stazione Termini di Roma: domani e dopodomani lo sciopero

Domani è prevista una manifestazione di diverse sigle sindacali dei tassisti in piazza della Repubblica

Lunedì 4 Luglio 2022 di Giampiero Valenza
La coda alla stazione Termini

Lunghe file a Termini per prendere un taxi. E domani e dopodomani sarà sempre peggio, per lo sciopero della categoria contro le liberalizzazioni previste dall'articolo 10 del Ddl concorrenza. Nella banchina di fronte alla stazione questa mattina si sono viste anche un centinaio di persone in coda. Passeggeri infuriati anche sul lato che dà su via Marsala.

«Sono esasperata da queste code, è impossibile che non ci sia una risoluzione del problema, specialmente in un periodo turistico come questo. Ormai credo sia un'ora che sto aspettando, i taxi sono davvero pochi e c'è un semaforo che li blocca», dice Elena Fontanella, appena arrivata a Roma da Milano.

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Domani è prevista una manifestazione di diverse sigle sindacali dei tassisti in piazza della Repubblica.

«C'è un disegno di legge che stronca il nostro lavoro, che annulla le nostre licenze e liberalizza sia i taxi che i noleggi, a tutto svantaggio nostro e dell'utenza, dando questo lavoro alle multinazionali. I prezzi verranno stabiliti da un algoritmo: quando c'è più lavoro li alzano e quando ce n'è di meno lo abbassano. Ciò, senza alcuna garanzia per nessuno. Protestiamo per non morire», dice Giuliano, tassista da 29 anni.

Fa questo lavoro da 15 anni, invece, Daniele. «Abbiamo pagato una licenza fior fior di quattrini e ora non si può liberalizzare tutto. Poi c'è la questione della benzina, ora a 2,20 euro. È tanto e nessuno ci rimborsa niente. Noi vogliamo lavorare e non possiamo pensare che da domani tutti possono fare i tassisti. Questo è un lavoro professionale. Vuoi liberalizzare? Ok, ma mi ridai tutti i soldi della licenza, altrimenti qui è guerra».

«Dal Governo dicono che mirino a disintermediare» ma «il settore taxi è oggi senza intermediari. Dunque si vorrebbe disintermediare ciò che non è intermediato, introducendo degli intermediari, ossia delle multinazionali che possano da un lato trattenere parte del ricavato da lavoro dei tassisti, dall'altro speculare al rialzo su quella tariffa comunale che oggi tutela l'utenza». Così il presidente nazionale di Uritaxi, Claudio Giudici, a proposito dello sciopero, ricordando che la normativa attuale già ha «ben in vista i principi costituzionali volti alla tutela di artigianato e cooperazione, la natura di servizio pubblico includente una tariffa amministrata volta ad evitare all'utenza di subire i fenomeni speculativi tanto amati dagli intermediari (leggi multinazionali), la natura locale volta a tutelare le comunità di ogni territorio del Paese». «Non accetteremo niente – aggiunge - che non siano interventi normativi volti a introdurre un registro nazionale degli operatori del trasporto pubblico non di linea per tutelare la sicurezza di un'utenza», una regolamentazione delle piattaforme «che sia rispettosa del quadro normativo vigente, valido per tutti, comprese le multinazionali, e un foglio di servizio per gli Ncc, come richiesto dalla Corte Costituzionale, di modo da contrastare l'abusivismo».  

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