Nuotatore colpito per errore in sparatoria a Roma, l'allenatore: «Manuel non molla mai»

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Nuotatore colpito per errore in sparatoria a Roma, l'allenatore: «Manuel non molla mai»

di Camilla Mozzetti

Con un borsone pieno di sogni e i buoni tempi segnati in vasca che facevano ben sperare Manuel Bortuzzo, 19 anni, era arrivato da Treviso a Roma per la seconda volta appena 4 mesi fa. Puntava alle Olimpiadi con la stessa tenacia con cui si allenava in acqua bracciata dopo bracciata. Da piccolo pesciolino a campione: era questo il suo desiderio, nato a Trieste quando, ancora bambino, si era tuffato per la prima volta in una piscina. Poi l'inizio delle gare, le prime medaglie e i podi, il tifo nelle orecchie con cui era cresciuto, il sostegno in casa di papà Franco, mamma Rossella e dei tre fratelli, Michelle, Jennifer e Kevin, l'avevano portato a diventare una giovane promessa del nuoto. Stava crescendo pur cumulando momenti di difficoltà e di sconforto «come quelli dello scorso anno spiega Christian Galenda, tra i suoi attuali allenatori insieme a Stefano Morini alla guida del Centro federale di Ostia quando sempre a Roma, allenandosi con la società Sergio De Gregorio, aveva contratto una mononucleosi che l'aveva indebolito».

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Proprio ieri avrebbe dovuto disputare una gara regionale con l'Aurelia nuoto (la società di Manuel) ma un proiettile, sparato quasi a bruciapelo da un uomo ricercato ora dagli agenti della Squadra Mobile, l'ha colpito alla schiena. Ora sono altre le gare che il giovane deve provare a vincere: riuscire a sopravvivere e tornare in acqua. «Manuel continua Galenda crede moltissimo nel nuoto e nelle sue possibilità senza però illudersi. È un ragazzo con i piedi ben piantati in terra, che sa coltivare i suoi progressi ma riconoscere anche con molta umiltà i suoi limiti». La scelta di lasciare Treviso città dove si era trasferito con la famiglia da Trieste per vivere nella Capitale era arrivata mesi fa: «Ci ha contattato la scorsa estate aggiunge Cesare Butini, direttore tecnico della Nazionale di nuoto perché voleva fare un'esperienza nuova e abbiamo trovato un accordo con il Centro federale di Ostia». Da lì l'arrivo alla foresteria della guardia di finanza lo scorso ottobre e gli allenamenti cadenzati e ciclici insieme ad atleti del calibro di Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri. «È un ragazzo molto educato, rispettoso aggiunge Stefano Morini per mesi non è riuscito nemmeno a darmi del tu».

GLI ALLENAMENTI
Per il momento, da mezzo fondista, Manuel si stava specializzando nei 400 stile libero e puntava ai campionati italiani assoluti che si terranno a Riccione il prossimo aprile. «Nella sua vita conclude Galenda ha dovuto lottare: la scelta di lasciare la sua famiglia, per provare a vedere con le sue uniche forze (anche dal punto di vista economico) dove il nuoto l'avrebbe potuto portare. Quando parlavamo, prima e dopo gli allenamenti, e ci lasciavamo andare a qualche intercalare perché siamo entrambi veneti, mi raccontava anche le sue paure e il desiderio di iscriversi alle scuole serali per completare il percorso di studio e prendere il diploma liceale». Manuel è però anche il ragazzo che ama il motociclismo, che tifa Valentino Rossi, che nei momenti liberi quando ancora viveva a Treviso saliva in sella a una moto e girava per le valli risalendo tornanti e strade di montagna. Nella sua camera, oltre alle tante medaglie conseguite negli anni, ci sono dei quadri, che raccontano paesaggi alla Van Gogh, disegnati proprio da questo giovane che, vivace e allegro, da quattro mesi a questa parte aveva stretto numerose amicizie tra gli allievi delle fiamme gialle. Molti di loro ieri erano all'ospedale San Camillo in attesa di conoscere l'esito delle operazioni chirurgiche. «Eravamo usciti sabato sera racconta un suo amico, Alessandro Bori per andare a prenderci una birra e passare un po' di tempo insieme. Manuel è un ragazzo molto bravo che si impegna negli allenamenti ma che sa essere anche capace di un'allegria e una simpatia unica». Al suo fianco ci sono papà Franco e i tre fratelli che fanno ora il tifo per lui nella gara più difficile da superare. Tecnicamente, l'intervento neurochirurgico per estrarre la pallottola dall'undicesima vertebra è riuscito. La prognosi resta però riservata: serviranno non meno di 72 ore per capire se il colpo di pistola, che l'ha raggiunto prima al polmone e poi alla colonna vertebrale, comporterà paralisi o invalidità. «Siamo vicini a Manuel e alla sua famiglia spiega Paolo Barelli, presidente della Federnuoto speriamo tutti che possa tornare a nuotare».
 
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Lunedì 4 Febbraio 2019, 07:28






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