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Simona Michelangeli morta a Roma in casa a viale Marconi: fermato il compagno

Lui è un fattorino 40enne: lei lo aveva già denunciato per maltrattamenti

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Emiliano Bernardini e Marco De Risi
Simona Michelangeli, morta a Roma in casa a viale Marconi: fermato il compagno

Il giallo della donna di 41 anni, Simona Michelangeli, trovata morta nella sua abitazione di via Baccio Baldini, nella zona del Ponte di Ferro, dal lato di viale Marconi, potrebbe essere giunto ad un punto di svolta. Ieri infatti, la polizia ha fermato il compagno di lei. Non per omicidio ma per presunti maltrattamenti. Un tecnicismo che consente agli inquirenti di prendere tempo in attesa degli sviluppi dell'autopsia. L'esame autoptico dovrà fare luce sulle cause della morte. Chiarire se la donna classe 1981 è morta per cause naturali, se il decesso è conseguente ad una overdose o se la morte è avvenuta in modo violento. Ora si attende la convalida dell'arresto da parte del tribunale.

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DROGA E DISAGIO
La coppia che ha due figli da matrimoni precedenti viveva in condizioni di forte degrado. L'uomo, suo coetaneo, lavora saltuariamente come fattorino ed è dedito all'uso di sostanze stupefacenti. I due erano in crisi da tempo e le liti, anche a detta di alcuni condomini ascoltati dagli inquirenti, erano molto frequenti. Così come i maltrattamenti che lei aveva subito in passato. Un amore tossico che spesso sfociava in violente litigate. Lo scorso anno l'ex marito di lei l'aveva accompagnata a sporgere una denuncia per maltrattamenti. Denuncia che poco dopo Simona aveva deciso di ritirare. Ma c'è di più perché anche i genitori della vittima avevano cercato più volte di interrompere questo rapporto che stava diventando malato. Anche la figlia aveva cominciato a drogarsi. Le indagini sono in corso. Non è esclusa nessuna pista. La donna, da una prima ricostruzione, viveva in una condizione di disagio sociale ed era disoccupata. Non è escluso che sia morta per un malore, magari in seguito alla assunzione di droghe. Ma gli agenti vogliono capire se il compagno abbia avuto un ruolo determinante. Tra le ipotesi di reato, ancora non confermate, c'è anche quella di morte come conseguenza di altro reato. Tradotto: cessione di stupefacenti che hanno cagionato il decesso.

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GLI INTERROGATIVI
La telefonata al 112 era arrivata intorno alle 14. Dall'altro capo del telefono la voce di un uomo che in modo concitato chiedeva aiuto. La chiamata viene immediatamente girata al 118. Dopo qualche minuto l'ambulanza giunge in quella via che costeggia la stazione di Trastevere, una intersezione con via Portuense, all'altezza di piazzale della Radio, che sfocia su via Antonio Pacinotti a poche centinaia di metri dal ponte dell'Industria. Il cadavere della donna si trovava al primo dove viveva in un appartamento che evidenziava chiaramente una condizione di disagio sociale. All'arrivo la scena che si trovano di fronte i medici del 118 è questa è questa: Simona Michelangeli è distesa supina sul letto con i vestiti ancora in dosso. Sul corpo nessuna traccia evidente di violenza o lesioni. Né sangue né ecchimosi. Tentano subito una rianimazione ma senza successo. Ai soccorritori, da subito, però qualcosa in quella scena e soprattutto è il racconto dell'uomo, che si contraddice di continuo, a far sorgere diversi sospetti. Ecco perché chiamano la polizia. Sul posto anche la scientifica per analizzare la stanza per cercare di capire qualcosa in più. Eh già perché anche nel racconto che fa il ragazzo sembrerebbe che qualcosa non torni. Si contraddice, risponde a monosillabi. Spesso fa fatica a parlare. Martedì notte l'uomo è stato sentito per diverse ore dagli investigatori e anche in quell'occasione le versioni fornite non combaciavano. O meglio quanto raccontato non è stato ritenuto affidabile. Ecco perché neanche 24 ore dopo è arrivato il fermo.
 

Ultimo aggiornamento: 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA