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Siccità, l'effetto Po anche sul Tevere: già uno studio del 2007 metteva in guardia sul “cuneo salino”

Allora lo studio notò una «preoccupante situazione non conosciuta sino ad oggi», fotografando una salinità che dipende anche «dalla piovosità»

Venerdì 1 Luglio 2022 di Giampiero Valenza
Siccità, l'effetto Po anche sul Tevere: già uno studio del 2007 metteva in guardia sul cuneo salino

Anche il fiume Tevere e la piana dove sfocia può accusare della siccità e del cuneo salino dell'acqua di mare che risale perché la portata di acqua dolce è inferiore alla “forza” di quella salata. C'è chi lo chiama l'Effetto Po, proprio perché nel fiume più grande della penisola questo fenomeno sta mettendo a rischio l'habitat e, di conseguenza, le colture. Secondo Coldiretti proprio il cuneo salino sta minacciando il 30% dell'agroalimentare prodotto nel bacino della Pianura Padana, con il mare avanzato nel Delta del Po per una lunghezza record di 30 chilometri.

L'allarme

Nel Tevere di fatto si conferma l'allarme che venne lanciato nel 2007 da una ricerca italiana pubblicata sul Giornale di geologia applicata da tre studiosi dell'Università Roma Tre. Allora lo studio notò una «preoccupante situazione non conosciuta sino ad oggi», fotografando una salinità che dipende anche «dalla piovosità». Lo studio allora fu profetico e annunciò, in sostanza, l'allarme che oggi viene dato sul Po e sugli altri fiumi del Paese che risentono di questo effetto. 

Un altro lavoro, pubblicato qualche anno dopo su Environmental Earth Sciences (e realizzato dagli stessi ricercatori di Roma Tre, da quelli di Roma Capitale e dello Iac-Cnr) ha dimostrato che anche i venti stanno incidendo nello sviluppo del cuneo salino. «Soprattutto velocità del vento superiori a 4 m/s sono in grado di dominare la corrente marina agli strati superficiali, determinando un innalzamento del livello del mare - si legge nello studio - Pertanto, i venti occidentali hanno determinato un afflusso di acqua di mare nelle foci dei fiumi». 

 

Il tema è all'attenzione dell'Ufficio dei contratti di fiume della Regione Lazio che già ha valutato gli effetti di questo mix composto da cambiamenti climatici e impatto antropico che sta contribuendo alla modifica della salinità delle acque della foce del Tevere. «Dobbiamo prevenire e mettere in campo una serie di azioni che più che intervenire quando è troppo tardi ci consenta di attenuare questa situazione - spiega Cristiana Avenali, responsabile dell'Ufficio dei contratti di fiume della Regione - bisognerà fare un monitoraggio della situazione e fare interventi consequenziali. Bisognerà prelevare meno e mettere azioni in campo. Anche all'interno della pianificazione regionale dovremo inserire questi interventi, sia nella strategia di adattamento dei cambiamenti climatici e nella revisione del piano di tutela delle acque».

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