Racket bancarelle a Roma: «Il posto migliore costa 4mila euro al mese». Alcuni pagavano anche 700 euro al giorno

Mercoledì 23 Settembre 2020 di Michela Allegri
Il funzionario Alberto Bellucci, dirigente degli uffici Disciplina e Rotazioni del Dipartimento sviluppo economico finito oggi in carcere, avrebbe ottenuto almeno 113.218 euro per fare un lavoro parallelo: agevolare - secondo l'accusa - la cricca degli ambulanti capitanata da due esponenti di spicco della famiglia Tredicine, la lobby che a Roma ha praticamente il monopolio del commercio su strada. Avrebbe anche intascato denaro per dislocare a suo piacimento i banchetti, violando il regolamento comunale che impone agli ambulanti di ruotare, in modo da dividere equamente le postazioni più redditizie. Tutto questo non succedeva: le rotazioni non avvenivano in base alle graduatorie, ma a seconda delle tangenti. Per ottenere i posteggi migliori era necessario corrispondere una tariffa base, che arrivava fino a 4.000 euro al mese nei periodi di massima resa, per abbassarsi a 2.500 euro nei mesi meno redditizi. Ma per assicurarsi un posto in primo piano nelle vie dello shopping c'era chi era disposto a pagare anche 700 euro al giorno.


Bellucci avrebbe pure spifferato sottobanco notizie del suo ufficio che sarebbero dovute rimanere segrete. E avrebbe anche fornito un supporto tecnico a Dino e Mario Tredicine, agevolandoli e «preparando missive per conto degli stessi», si legge nell’ordinanza del gip Francesco Patrone. È quanto hanno scoperto inquirenti e finanzieri nell'ambito dell'inchiesta sul cosiddetto racket delle autorizzazioni per il commercio su strada, che ha portato a 18 arresti, compreso il funzionario dell'VIII dipartimento, e all'iscrizione sul registro degli indagati di 40 persone, compresi pubblici ufficiali ed esponenti del sindacato Fivag Cisl. La Finanza e la Polizia locale di Roma Capitale hanno sequestrato beni per più di un milione di euro. Il gip scrive che Bellucci «quasi quotidianamente contattava direttamente alcuni commercianti ambulanti per informarli del compimento di atti del Dipartimento, e con la stessa frequenza veniva a propria volta contattato per l'effettuazione di consulenze o pareri che lo stesso Bellucci si presta a predisporre anche in contrasto con posizioni espresse dall'Amministrazione comunale ovvero degli stessi atti amministrativi del proprio Dipartimento». Il giudice è netto: l'ex funzionario del Dipartimento attività produttive avrebbe «asservito costantemente le funzioni del proprio ufficio agli interessi economici dei fratelli Tredicine».

Racket bancarelle a Roma, 18 arresti: Dino Tredicine in carcere, il fratello Mario ai domiciliari

Bellucci avrebbe anche dato a Mario Tredicine «informazioni riservate relative ad attività svolte dalla Polizia locale riguardanti soste a Villa Borghese e Terrazza Pincio, e le licenze di Alfiero Tredicine», è scritto nell'ordinanza di arresto. Ma non è tutto. Bellucci e il suo braccio destro, Fabio Magozzi, che è ai domiciliari, si sarebbero fatti consegnare mensilmente denaro dagli ambulanti in cambio delle «postazioni migliori di vendita in violazione dei regolamenti comunali», aggirando le rotazioni disposte dal Campidoglio.

Il sistema di corruzione era ormai consolidato e andava avanti almeno dal 2006. Tra le aree più costose, via Cola di Rienzo, il Pincio e il centro della Capitale. A far scattare l'indagine è stata nel 2018 la denuncia di un cittadino del Bangladesh che aveva subito anche minacce. L’inchiesta racconta infatti anche episodi di violenza. Mamun Kazi, referente dell’associazione sindacale Fivag, e i suoi sottoposti Kamal Asaad, Gianluca Todde, Danilo Enei, Dante Carini, Atiq Miah, Mohammad Masud, Khaled Tanuir Kazi, Mohammad Salim Miah, avrebbero minacciato un gruppo di ambulanti estorcendo denaro. A una vittima sarebbe stato addirittura detto che, in caso di mancato pagamento, avrebbero rapito i suoi figli e fatto male a suo fratello. Il messaggio, in poche parole, era: «Se non paghi non lavorerai mai». In questo modo, il gruppo sarebbe riuscito a ottenere 864.585 euro. I fatti sarebbero stati commessi fino al febbraio del 2019. Ad alcuni episodi di estorsione avrebbe partecipato anche Dino Tredicine: insieme a Kamal Hassan Abdelkarim avrebbe «pianificato e predisposto arbitrariamente i turni e le postazioni di attribuire a ciascun commerciante», e avrebbe costretto un ambulante, «anche attraverso minacce e intimidazioni in caso di ritardo o rifiuto» a pagare 2.000 euro al mese, per un totale di 80mila euro.

 
 
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