Pamela Mastropietro, archiviata l'accusa di stupro per due italiani: «Non ci fu denuncia»

Martedì 23 Giugno 2020 di Adelaide Pierucci
La madre di Pamela Mastropietro (a sinistra) con la figlia sullo sfondo

Abusata due volte, il giorno prima di essere drogata, stuprata, ammazzata e fatta a pezzi da altri. Gli uomini che il 29 gennaio del 2018 hanno incontrato Pamela Mastropietro allo sbando e invece di aiutarla ne hanno abusato la faranno franca. Per loro nessun processo. Potrebbe sembrare surreale ma la giustizia ha i suoi meccanismi. Manca la querela della vittima e, in assenza, il procedimento penale va chiuso. L’archiviazione delle indagini è stata sollevata dalla stessa procura di Macerata che aveva indagato sul cinquantenne di Mogliano che aveva dato un passaggio in auto alla ragazza allora 18enne, dopo che si era allontanata dalla comunità Pars di Corridonia, dove era in cura, e sul tassista di origini argentine che l’avrebbe ospitata a casa la notte prima dell’omicidio. Erano accusati di aver avuto intimità con la ragazza approfittando del suo ‘«evidente stato di difficoltà» e di »’minorata difesa». Pamela, però, non li aveva denunciati.

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L’indomani aveva continuato la sua fuga consegnandosi inconsapevolmente al suo assassino, Innocent Oseghale, nigeriano, poi condannato all’ergastolo. Un orrore giudiziario, una stortura, che va subito corretto secondo lo zio e legale della famiglia, l’avvocato Marco Valerio Verni: «Sostanzialmente la motivazione è il difetto di querela che, essendo maggiorenne, solo Pamela avrebbe dovuto presentare. Nessun altro, né l’amministratore di sostegno, né la nonna o un eventuale curatore speciale, avrebbe potuto farlo se non lei stessa, uccisa però in via Spalato il giorno dopo le violenze». «Eravamo preparati a questo esito - ha continuato - purtroppo la storia di mia nipote ha dimostrato di essere uno sfortunatissimo unicum».
Tra l’altro il giudice delle indagini preliminari non sembra aver affatto escluso che Pamela, quel 29 gennaio, potesse essere in condizioni di inferiorità psichica e che queste potessero essere riconoscibili da chiunque l’avesse incontrata, ma ha respinto l’ipotesi che Pamela potesse trovarsi in uno stato tale da configurare il presupposto per una eventuale omissione di soccorso. Omissione, secondo il penalista, che avrebbe, invece, potuto permettere di superare l’ostacolo tecnico sul difetto di querela per lo stupro. Da qui la decisione di rivolgere un appello alle forze politiche affinché colmino il vuoto normativo. È a un passo dalla sentenza a Roma il processo a carico dell’ex fidanzato di Pamela, colpevole di averla avviata all’uso di droghe. Per Andrei Claudiu Nitu quel fidanzato giovane e troppo problematico, poi arrestato per aver compiuto sette rapine ai danni di ragazzini, la procura di Roma ha chiesto la condanna, in abbreviato, a sei anni e sei mesi di carcere per cessione di sostanze stupefacenti, induzione alla prostituzione e circonvenzione di incapace, proprio nei confronti di Pamela allora poco più che sedicenne. Per Pamela Mastropietro l’anticamera dell’inferno si era aperta proprio a Roma, a piazza Re di Roma. Mesi prima che venisse ritrovata nelle due valigie a Macerata. 

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