C’era della ruggine tra i due gruppi che nella notte tra sabato e domenica hanno avuto una discussione al Bodeguita Beach ad Anzio, poi degenerata nell’omicidio di Leonardo Muratovic, il pugile 25enne di Aprilia, accoltellato a morte sulla riviera Mallozzi ad Anzio.
E invece in pochi minuti al Bodeguita Beach cambia il clima. «Con i miei colleghi - dice Fabrizi - abbiamo subito notato che c’era tensione tra il gruppo di Leonardo e un’altra comitiva che era già nel locale. C’è stato subito qualche battibecco, ma non so per quale motivo. A quel punto, considerato che è il nostro lavoro, abbiamo deciso, come già accaduto in altre occasioni, di invitare le due comitive a lasciare il locale considerato che c’erano altri clienti e alcune famiglie. I due gruppi, in tutto una decina di persone, hanno continuato la discussione, ma senza particolare tensione, lungo la passerella che dal piano della spiaggia porta sulla strada. Ero tranquillo e convinto che si sarebbero chiariti all’esterno. Era già accaduto in passato con altre comitive, ma non potevo pensare che questa volta quella discussione, che a me non era sembrata accesa, potesse degenerare in un omicidio».
I due gruppi escono dal locale e si spostano di una cinquantina di metri in direzione del porto. Nel giro di pochi secondi si scatenata la rissa durante la quale viene accoltellato Leonardo Muratovic. «Con il mio collega - aggiunge Fabrizi - stavamo ancora scendendo la scaletta che porta alla spiaggia quando abbiamo sentito delle urla; sono tornato indietro e ho visto Leonardo sul marciapiede che si teneva la pancia, barcollava e perdeva sangue; stava tornando verso l’entrata del locale, quando ha attraversato la strada accasciandosi davanti alla gelateria. Ho capito subito la gravità della situazione e ho cercato di tamponare la ferita con degli asciugamani dopo aver chiamato il 118».
I DUBBI
I motivi dell’aggressione Fabrizi non li conosce, ma ribadisce la tensione tra i due gruppi. Il fatto che si siano subito beccati - dice - lascia pensare che ci fosse della ruggine, magari dei conti in sospeso. Ma questa è una mia impressione. Comunque abbiamo raccontato tutto alla polizia». Fabrizi vuole anche ribattere alle accuse mosse dal padre di Leonardo - che domenica pomeriggio ha accoltellato davanti al commissariato due suoi colleghi -, che ha accusato i bodyguard di aver “consegnato” il figlio a chi lo ha ucciso. «È un’accusa ingenerosa - spiega - Sabato sera ci siamo comportati in maniera assolutamente corretta come abbiamo sempre fatto. E domenica mattina ho avuto anche modo di spiegare al papà di Leonardo come erano andate le cose, e il nostro ruolo in quei momenti. Ma non è servito perché poi ha accoltellato due nostri colleghi». Uno dei bodyguard feriti è stato operato ed è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Riuniti“ di Anzio: non è in pericolo di vita. Sono stati applicati 25 punti di sutura alla mano destra del collega che ha cercato di parare i colpi di coltello.
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