Scuole Roma, mense chiuse ma tasse invariate: arrivano i bollettini da pagare. Stangata per le famiglie

Lunedì 19 Luglio 2021 di Francesco Pacifico
Scuole Roma, mense chiuse ma tasse invariate: stangata per le famiglie. Arrivano i bollettini da pagare

Virginia Raggi aveva promesso di metterci una pezza, ma i suoi uffici non sono riusciti a ricalcolare le tariffe delle mense. Anche perché il lavoro è immane: devono controllare scuola per scuola e ricostruire quante lezioni sono saltate tra Dad o quarantene nelle classi. Risultato? È arrivata una stangata per le famiglie romane, che per l’anno scolastico appena finito dovranno pagare il pranzo per i loro figli, anche nelle giornate in cui gli istituti (materne ed elementari) sono rimasti chiusi.

 

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Scuola Roma, la beffa dei bollettini: mense chiuse, ma tasse invariate

Racconta Giovanna: «Per quanto i più piccoli hanno fatto quasi tutto l’anno in presenza, dovrebbero ridurci la spesa di almeno un mese».

LA LETTERA Una situazione che ha spinto l’associazione presidi di Roma nuovamente a prendere carta e scrivere alla sindaca e all’assessore competente, Veronica Mammì, per risolvere il problema. Ma la soluzione non può che essere quella di cancellare le bollette. «Relativamente al pagamento del servizio di refezione nell’anno scolastico appena concluso - si legge in una nota dell’associazione guidata da Mario Rusconi - si evidenzia come la definizione di quote contributive e non a consumo comporta una forte ingiustizia per le famiglie: esse infatti si trovano a dover pagare per un servizio non fruito, sia nel periodo di Zona Rossa del Lazio sia nei diversi e numerosi periodi di quarantena che tutte le scuole hanno attraversato». Tradotto, non sono stati calcolati i giorni nei quali i bambini sono rimasti a casa.

 

 

IL MEGA APPALTO A Roma ogni giorno il Comune garantisce un pasto caldo a circa 140mila bambini di nidi, asili ed elementari. Basta pensare che l’appalto - il principale in Italia su questo versante - vale 710 milioni di euro, circa 6 euro a pranzo. Le famiglie, in base all’Isee, pagano fino a 80 euro al mese, per un servizio, la cui tariffa ha un altissimo tasso di morosità. Soltanto per il 2021 Roma Capitale stima un’evasione di oltre mezzo milione di euro. Virginia Raggi, e non soltanto per venire incontro alle famiglie più colpite dalla crisi, ha deciso di rinunciare alle rette e al pagamento delle mense scolastiche nel periodo in cui il Lazio è stato in zona rossa. Cioè dal 15 al 30 marzo, con gli istituti di ogni grado chiusi per la pandemia. Di conseguenza, come sta avvenendo da giugno a questa parte, le famiglie si sono viste arrivare un bollettino, dove soltanto quei quindici giorni erano stati scontati. Da pagare, invece, quelli dove i ragazzini sono rimasti a casa, seguendo le lezioni in Dad.

LE POLEMICHE Se non bastasse, sono stati chiesti anche i soldi per la prima metà di settembre, nonostante i pasti siano stati iniziati a servire dalla seconda metà di quel mese. Una situazione che non è piaciuta neppure ai presidi. Spiega Valeria Sentili, vicepresidente dell’Anp e direttrice didattica del Francesca Morvillo: «I genitori hanno finito per pagare anche per quei giorni, dove le scuole sono state chiuse. E questo è ingiusto, sia perché il Comune paga i pasti alle società esterne in base a quanto consumato, sia soprattutto, in un periodo come quello attuale, dove il Covid ha ridotto il reddito in maniera trasversale. Capiamo le difficoltà dei singoli Municipi a a ricalcolare le tariffe, ma così facendo c’è il rischio che cresca soltanto la morosità, soprattutto nelle zone periferiche». Per questo l’associazione dei presidi del Lazio ha chiesto a Roma Capitale «di individuare una procedura per cui non venga chiesto alle famiglie il pagamento di servizi di cui non hanno, loro malgrado, beneficiato». 

Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 01:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA