Roma, insulti e minacce ai bimbi dell’asilo: maestra nei guai

Insulti e minacce ai bimbi dell’asilo: maestra nei guai

di Adelaide Pierucci

Zitti e seduti. Pretendeva dai bambini dai tre ai cinque anni un atteggiamento da soldatini. In alternativa li riempiva di rimbrotti, li strattonava e poi li metteva in punizione sulla “sedia camomilla”, una sediola con un fiore sopra, che chissà, avrebbe dovuto fungere da sedativo per i piccoli. Per i toni perentori e sgradevoli usati con costanza in classe una maestra della scuola dell’infanzia di via Pescaglia, alla Magliana, ora rischia di finire a processo per maltrattamenti di minori. L’episodio più grave è stato registrato. La maestra, indaffarata, scaccia un piccolo di tre anni, reduce da più interventi al cuore, senza mezzi termini: «Non mi rompere il c...». Schiaffi, botte, non vengono filmati. A terrorizzare i bambini sono gli atteggiamenti della maestra, le sgridate col dito puntato: «Stai zitto», a volte accompagnati da strattonamenti, da un banco all’altro. 
 
Il caso scoppia l’inverno scorso, dopo un paio di mesi di servizio della maestra. Cinque mamme si presentano nella caserma dei carabinieri di Villa Bonelli. La prima racconta che la figlia, tre anni e mezzo, non vuole andare più a scuola. E quando la madre le propone di fare il gioco della maestra, la piccola si cala nel ruolo imponendole di restare seduta mentre urla ripetutamente «stai zitta». Una mamma lamenta il balbettìo della figlia, ma anche il modo di rapportarsi con la sorellina di tre mesi: «Si affaccia sulla culla e le urla zitta». Oppure gli incubi notturni: «Sto zitta, sto zitta». Un’altra piccola alunna, in casa, aveva cominciato a mettere in punizione i peluche. I carabinieri, su ordine del pm Antonio Calaresu, nell’esaminare i filmati (registrati in classe di nascosto) annotano «84 condotte inappropriate». Atteggiamenti mortificanti, sgridate, piccoli alzati di peso o fatti cadere, costretti all’obbligo del silenzio e della immobilità. Per la maestra a gennaio scatta la misura interdittiva dall’insegnamento per otto mesi firmato dal gip Elisabetta Pierazzi. Provvedimento revocato un paio di mesi dallo stesso giudice, che dopo aver sentito l’indagata, ha ritenuto di inquadrare il reato in abuso di mezzi di coercizione al posto dei maltrattamenti. 
«I comportamenti, quali le sgridate i rimproveri e gli interventi fisici», scrive il giudice, «che per quanto riferito dai genitori possono aver creato nei bambini condizioni di ansia o di preoccupazione, appaiono strumenti educativi e disciplinari in se’ non astrattamente illeciti, ma che lo divengono nel momento in cui si manifestano come modalità prevalente». Sotto interrogatorio la maestra aveva fornito giustificazioni su ogni contestazione, tranne che per il «non mi rompere il c...», detto al più piccolo della classe. In quel caso si era scusata: «Avrò detto: Mi sono rotta il c..., senza rivolgermi al bambino». Interrogatorio chiuso. Il gip fa mettere a verbale. «L’insegnante ha puntato il dito anche contro il giudice». «L’indagata» riporterà nell’ordinanza di revoca della misura cautelare, «utilizza abitualmente la mano con il dito indice puntato nel proprio eloquio non con intenzione maltrattante o intimidatoria, intento che quantomeno sembra da escludersi nei confronti del Giudice». 
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Domenica 9 Giugno 2019, 11:39






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