Lazio, medici e infermieri no-vax saranno sospesi dai reparti: nel mirino 300 sanitari

Sabato 12 Giugno 2021 di Lorenzo De Cicco
Lazio, medici e infermieri no-vax saranno sospesi dai reparti: nel mirino 300 sanitari

Le Regione ha deciso: medici e infermieri no-vax saranno sospesi dai reparti. Fino al termine del 2021. Le prime lettere di «messa in mora» sono pronte e saranno spedite questa settimana. A due mesi e mezzo dall’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per i sanitari, la Pisana è convinta che di tempo per mettersi in pari ne sia passato a sufficienza. E così a 300 camici bianchi ora arriva l’ultimatum: vaccinatevi entro 5 giorni, oppure scatteranno le sanzioni disciplinari. L’assessore alla Sanità di Zingaretti, Alessio D’Amato, conferma la linea dura: «Le Asl stanno predisponendo i documenti di messa in mora, che per fortuna riguardano una quota molto ridotta del personale che lavora negli ospedali». In ogni caso il messaggio è chiaro: «O i dipendenti si adeguano entro 5 giorni o ci sarà la sospensione».

 

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Le regole fissate dal governo Draghi non lasciano molti margini d’interpretazione. Il decreto del 1° aprile ha messo all’angolo chi rifiuta il vaccino e lavora in ospedali, cliniche private e case di riposo, a diretto contatto con i pazienti. I no-vax rischiano «la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio», si legge nel provvedimento di Palazzo Chigi. Chi non si mette in regola può essere trasferito ad altre «mansioni, anche inferiori», quindi pagate meno, ma potrebbe anche rimanere senza stipendio «fino al completamento del piano vaccinale». Quindi potenzialmente per tutto il resto del 2021. Molti dottori scettici, dopo il decreto, sono corsi negli hub per evitare la sforbiciata in busta paga. Ma una quota di irriducibili è rimasta in servizio. E ora la Regione fa scattare la tagliola.

 

 

 

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Non si muovono solo le Asl. L’Ordine dei medici di Roma ha avviato procedimenti disciplinari. Nel mirino, spiega il presidente Antonio Magi, non è finito chi ha rifiutato il vaccino per sé, ma i cosiddetti negazionisti del Covid. «Noi valutiamo il rispetto del codice deontologico - precisa Magi - quindi non colpiamo la scelta individuale di vaccinarsi o meno, ma il comportamento etico, se per esempio si fa una comunicazione non in linea con le evidenze scientifiche e se non si rispettano leggi e decreti, come l’obbligo di indossare la mascherina. Si rischia fino alla radiazione». Finora sono state aperte 3 contestazioni disciplinari. Nel mirino anche un dottore dell’Asl Roma 6 convinto che i vaccini anti-Covid siano «inutili e nocivi», che sia «tutta una farsa per dimostrare che solo la vaccinazione ci può salvare». C’è un problema: la procedura è partita ma, ammette il presidente dell’Ordine, «l’iter è lungo e farraginoso». Colpa della solita burocrazia paludosa, «abbiamo procedimenti aperti da 23 anni...».

 

Gli ostacoli

L’ultimo intoppo per le sanzioni ai medici negazionisti è il rinnovo della “Ceps”, la commissione centrale per gli esercenti delle professioni sanitarie, una sorta di “appello” rispetto al tribunalino dell’Ordine. «A differenza della giustizia ordinaria, le nostre sanzioni non possono essere applicate fino al verdetto di secondo grado. E oggi la Ceps non c’è, è scaduta da 6 mesi - conclude Magi - Abbiamo già sollecitato il Ministero della Salute». Si vedrà. Certo è che il tema è urgente. Possono bastare pochi operatori no-vax per moltiplicare il contagio. E i decessi. È accaduto nella casa di riposo di Fiano Romano, ormai tristemente famosa. Per un pugno di operatori anti-vaccino si sono infettati 27 anziani. E in 5 sono morti. Gli infermieri si sono detti «pentiti». Dopo.
Lorenzo De Cicco

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