Comune di Roma, Green pass violato: nelle mense zero controlli

Domenica 19 Settembre 2021 di Lorenzo De Cicco
Comune, Green pass violato: nelle mense zero controlli

Il menù non è quello di Cracco a Portofino - riso agli spinaci, polpettone al prosciutto cotto, una richiestissima fettina panata - ma rispetto ai ristoranti tradizionali, per i no-vax c’è un bel vantaggio: qui del Green pass se ne infischiano. Alla “trattoria Campidoglio” ai tavoli c’è posto per tutti. Vaccinati o meno. E il personale di sala, mentre scodella i piatti del giorno sui vassoi di plastica, non si fa scrupoli. «Prego, si accomodi», risponde l’addetta del refettorio di via Petroselli, al dipartimento dei Lavori pubblici difronte all’Anagrafe centrale. Avanti un altro, alla prossima fettina panata. Basta accomodarsi all’ora di pranzo, un venerdì pomeriggio, per rendersi conto che il decreto Draghi numero 105 del 2021, al Comune di Roma, è rimasto lettera morta. E se è con questo impegno che viene fatto rispettare l’obbligo di certificato verde nella sua versione più elementare (per ora vale solo per sedersi al chiuso durante i pasti), viene da chiedersi con quale spirito saranno allestiti i controlli dal 15 ottobre in poi, quando il lasciapassare vaccinale diventerà obbligatorio per entrare in tutti gli uffici, sia pubblici che privati. Compresi ovviamente quelli del Comune, dove il 30% dei lavoratori non è vaccinato, secondo le stime della Cisl Funzione pubblica. E dove la stessa sindaca Raggi è stata bollata come «nì-vax» dagli avversari, con replica della grillina: «Mi vaccinerò quando me lo dice il medico, dopo il Covid a novembre ho gli anticorpi alti».

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Le mancate verifiche del certificato

Nel palazzone razionalista di via Petroselli, dalla mezza in poi, sciamano i travet dell’Anagrafe, del I Municipio, del dipartimento dei Lavori pubblici, tra un dossier “buche” e l’altro. Per questione di risparmio, da anni la mensa non è più gestita direttamente da Roma Capitale: il locale è dato in appalto a una ditta esterna. Ma per i dipendenti cambia poco: si prende il vassoio e ci si mette in coda. Il più delle volte, del pass non viene fatta menzione. «Scaloppina con cicoria», ordina un impiegato. «Mangia qui?». «Sì». E il pass? Nessuno lo chiede. Si procede col conto: «Cinque e cinquanta, caro». Altre volte, la domanda di sfuggita c’è: «Ha il Green pass, vero?». E basta un sì, a voce. Senza bisogno di mostrare nulla. Mica come per i ristoranti, i bar, i cinema, i teatri, tutti già abituati da un mese a regolare gli accessi con l’app-semaforo. E lo stesso da qualche giorno accade nelle scuole. In Comune si fa tutto a occhio, anzi a orecchio. Oppure il decreto del governo viene ignorato del tutto. Ci prova anche il cronista, per vedere come va. Scelta classica: polpettone col prosciutto. Al tavolo. «Il Green pass ce l’ha?». «Sì». E stop. Nessuno verifica. Il cellulare non si stacca dal bancone. Arriva un altro dipendente. «Devo mostrare il pass?»: «Ma no, mi fido». Ore 14.30, a fine turno, nessuno ha mai dovuto esibire il certificato. Si nota un po’ di imbarazzo alla richiesta di spiegazioni. «Andiamo sulla fiducia». Anche con chi non avete mai visto (come il cronista, appunto)? «Eh... ha ragione, forse servirebbe un po’ più di attenzione». 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 00:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA