Effetto crisi di governo: cosa rischia la Capitale, dai trasporti al Bilancio

Effetto crisi di governo: cosa rischia la Capitale, dai trasporti al Bilancio

di Francesco Pacifico

Prima che si profilasse la crisi di governo, Virginia Raggi attendeva un altro regalo da Laura Castelli dopo il Salva Italia sul debito monstre del Campidoglio. Il viceministro dell’Economia - a quanto pare restia a ulteriori provvedimenti ad hoc per Roma - nella riforma del Testo unico degli enti locali sta studiando allentamenti per i fondi di riserva nei bilanci comunali (la Capitale congela così 50 milioni tra poste inesigibili e straordinarie) e l’estensione della garanzia statale sulle emissioni di debito pregresse. Un bell’aiuto per Roma, che sui bond di sua competenza paga interessi tra il 4 e il 5 per cento.

Ma questo non è il solo caso, per Roma, di provvedimento che potrebbe saltare insieme all’attuale esecutivo. Scura in volto, l’altro ieri Virginia Raggi ha convocato la stampa: «Non vorrei che la crisi di governo avesse ripercussioni sulla Capitale, in particolare, ma non solo, sul versante dei rifiuti». Certo, per lei la questione è molto politica: con la crisi si rafforza il “nemico” Matteo Salvini e scema il peso dei Cinquestelle che - pensiamo agli aiuti di Laura Castelli sul debito o di Danilo Toninelli sulle metropolitane - le hanno risolto tanti problemi. Ma la questione è anche molto pratica: il sindaco ha in corso trattative con l’esecutivo per una serie di dossier che valgono 3 miliardi di euro.

In testa alla lista delle misure a rischio se cadesse il governo c’è il capitolo i rifiuti, più precisamente il tavolo chiesto dal sindaco al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di convocare la cabina di regia per affrontare l’emergenza prevista per settembre. Poi c’è da chiudere la legge sui poteri speciali e i finanziamenti speciali per Roma Capitale, su cui si discute dal 2010. Un anno fa la Raggi concordò con il premier Giuseppe Conte una road map per scrivere i decreti attuativi.

Da un lato, ci sono la devoluzione di nuove materie, la possibilità di gestire direttamente i trasferimenti statali - due miliardi di euro – e l’equiparazione, partendo dagli emolumenti, dei consiglieri comunali a quelli regionali; dall’altro c’è il “pagamento” dei servizi (mobilità, verde pubblico, controllo del territorio o decoro urbano) che la Capitale garantisce a ministeri, organismi istituzioni e ambasciate. Lo Stato riconosce “soltanto” 110 milioni di euro all’anno, Roma ne chiede 500. Altri 20 milioni per tagliare gli alberi malati e altri per 40 milioni, a maggior ragione dopo il dossier CasaPound, la Raggi li vuole per attuare gli sgomberi. Ma accanto ai soldi c’è anche la richiesta di attivare un «tavolo interisitituzionale» per modificare il piano scritto dal Viminale.

Fronte infrastrutturale: la giunta ha appena approvato il Pums (piano urbano della mobilità sostenibile), libro dei sogni con opere, nel prossimo decennio, per 15 miliardi di euro. Di questi 110 milioni sono stati già chiesti per la funivia Battistini-Casalotti. In autunno, poi, sindaco e ministro delle Infrastrutture Toninelli si sono dati appuntamento per firmare la convenzione per sbloccare i 145 milioni per le metropolitane. C’è da capire dove finiranno i 75,6 milioni di euro mai spesi per Roma, che lo stesso Toninelli aveva scovato nei bilanci del Mit.

Per il Grab, il grande raccordo anulare della bici, il sottosegretario Michele Dell’Orto ha promesso una prima tranche dei 15 milioni totali. Nella riforma del codice della strada - fermo alla Camera - ci sono i poteri necessari ai sindaci per mettere al bando le botticelle. Al Mise è in stand by il nuovo regolamento per gli ambulanti, mentre Toninelli si è detto pronto a pagare - costo 100 milioni - il futuro Ponte Traiano per lo stadio della Roma.
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Domenica 11 Agosto 2019, 13:26






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