Roma, cocaina dall'Olanda alle piazze di Roma: nuovo arresto per il braccio destro di Diabolik

Giovedì 9 Gennaio 2020 di Valentina Errante
Il precedente blitz con l'arresto di 51 persone, tra cui Fabretti
Due superpentiti per sgominare il traffico di droga che dall'Olanda raggiungeva a Tor Bella Monaca e San Basilio. Ieri quattro pregiudicati italiani e uno albanese sono finiti in manette. Dell'organizzazione, finalizzata al traffico transnazionale di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi alterate e ricettazione, faceva parte anche Fabrizio Fabietti, già in carcere. Piscitelli è stato il socio e braccio destro, in altri affari di droga, di Diabolik, al secolo Fabrizio Piscitelli, freddato lo scorso agosto al Parco degli Acquedotti. Le indagini della Squadra mobile di Roma, coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia, si ricollegano così alla maxi inchiesta della Finanza che, con l'operazione Raccordo Criminale alcuni mesi fa aveva fatto saltare una macchina perfetta del narcotraffico. In manette, ieri, sono finiti anche Fabrizio Borghi, 42 anni, Christian Testi, 34 anni, Luciano Russo, 38 anni e Alvaro Vyshka, albanese di 38 anni. Cinque consegne in tutto quelle riferite dalla gola profonda che capeggiava l'organizzazione e ha riferito come a Fabietti siano stati venduti circa 70-80 chili di cocaina in pochi mesi.
I viaggi avvenivano con auto speciali che, al posto dell'airbag, avevano un vano segreto per nascondere armi, droga o soldi. Le comunicazioni con cellulari non intercettabili e attraverso canali cifrati. I nomi erano in codice. A raccontare come funzionasse è stato Artan Monari, finito in manette dopo il pentimento di uno dei sodali, arrestato insieme al capo dell'organizzazione, Lulzim Daiu.

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«Il corriere - ha spiegato il collaboratore di giustizia - che ha riempito pagine di verbali - raggiunge il luogo convenuto, lascia l'auto ai fornitori, loro si allontano, portano l'auto in un box dove scaricano i soldi (occultati nel doppio fondo) e caricano la droga. Quindi riconsegnano l'auto al corriere che parte per la sua destinazione». Monari ha precisato di non aver mai operato come corriere per Daiu, ma che per suo tramite aveva conosciuto molti clienti italiani a cui Daiu consegnava la cocaina. Su Fabietti ha aggiunto: «Le consegne a Fobrizio avvenivano sempre in una casa vuota utilizzata solo per lavorare». E ancora: «Fabrizio è persona molto importante nel traffico della droga, ricordo che una volta mi ha chiesto di portare 20 kg di cocaina a Parigi e mi ha racconta di avere molte conoscenze anche in Spagna». Ha anche aggiunto che Testi, prima del suo arresto, gli aveva chiesto di uccidere un uomo per 30mila.
 


L'organizzazione disponeva di un efficientissimo parco macchine modificate che venivano utilizzate in base alla quantità di stupefacente da trasportate: furgoni o Suv per viaggi transnazionali con un carico tra i 15 e i 50 chili. Ma nei doppifondi venivano nascosti anche soldi e armi. Le modifiche alle auto avvenivano in un'officina di Madrid. Un'organizzazione di colombiani era in grado di realizzare il lavoro, in cambio pretendevano tra i dieci e i ventimila euro e in alcuni casi anche qualche partita di cocaina. L'equipe sudamericana era in grado anche di indicare esattamente il quantitativo che poteva essere occultato nel doppio fondo: collocava «forme» in legno equivalenti alle dimensioni del panetto standard di cocaina. La cocaina, nel panetto in sottovuoto, veniva poi confezionata con un'ulteriore copertura di caffè o pepe e ricoperta da nastro isolante, per ingannare eventuali cani antidroga. Sul panetto era poi impresso un simbolo o una scritta che era indicativa della qualità dello stupefacente (maiale-aquila-S8) e veniva successivamente venduta, sulla piazza romana, per 34mila euro al chilo. Secondo gli inquirenti, tra settembre e novembre 2018, nei cinque carichi di cui parla Monari, sarebbero stati immessi sul mercato circa 85 chili. Ventisette sono stati sequestrati.
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