Roma, Mondo di mezzo: Buzzi e Carminati. La Cassazione: «Non era mafia, ma i clan ci sono»

Venerdì 12 Giugno 2020
Roma, Mondo di mezzo. La Cassazione: «Non era mafia ma i clan ci sono»

Nel sistema criminale emerso nel processo Mondo di mezzo, la Cassazione - sostiene in una nota anticipando le motivazioni della sentenza - «senza negare che sul territorio di Roma possano esistere fenomeni criminali mafiosi» rileva che «i risultati probatori hanno portato a negare l'esistenza di una associazione a delinquere di stampo mafioso». Quel che è stato appurato «è un quadro complessivo di un sistema gravemente inquinato, non dalla paura, ma dal mercimonio della pubblica funzione». 

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«Non sono infatti stati evidenziati - prosegue la nota della Cassazione che anticipa le motivazioni del suo verdetto dello scorso ottobre - nè l'utilizzo del metodo mafioso, nè l'esistenza del conseguente assoggettamento omertoso ed è stato escluso che l'associazione possedesse una propria e autonoma fama criminale mafiosa».

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«Una parte dell'amministrazione comunale si è di fatto consegnata agli interessi del gruppo criminale che ha trovato un terreno fertile da coltivare». Lo spiega la Cassazione nella nota che anticipa le motivazioni del verdetto degli ermellini che lo scorso ottobre hanno alleggerito la posizione degli imputati del processo Mondo di mezzo, tra i quali il ras delle cooperative Salvatore Buzzi e l'ex Nar Massimo Carminati, escludendo l'aggravante mafiosa. «Quello che è stato accertato - prosegue la nota - è un fenomeno di collusione generalizzata, diffusa e sistemica, il cui fulcro era costituito dall'associazione criminosa che gestiva gli interessi delle cooperative di Buzzi attraverso meccanismi di spartizione nella gestione degli appalti del Comune di Roma e degli enti che a questo facevano capo». «Ciò ha portato - conclude la Cassazione - alla svalutazione del pubblico interesse, sacrificato a logiche di accaparramento a vantaggio dei privati».

«Cassazione conferma che Mondo di Mezzo si spartiva gli appalti a Roma grazie a una 'collusione generalizzatà con la politica. Confermata anche presenza clan sul territorio. Noi abbiamo invertito rotta, contro corruzione e mafia, sempre a fianco dei cittadini onesti. #ATestaAlta». Così su Twitter la sindaca Virginia Raggi.


«Appare evidente, dalla semplice lettura della sentenza di secondo grado, che non risulta affatto il ruolo di Carminati quale terminale di relazioni criminali con altri gruppi mafiosi». È quanto si legge nelle motivazioni della Sesta sezione penale della Cassazione sul processo 'Mafia Capitalè che non ha riconosciuto il 416 bis, ovvero l'accusa di associazione mafiosa. «Nessun ruolo era gestito da Carminati con settori finanziari, servizi segreti o altro - proseguono i giudici di piazza Cavour - la gestione delle relazioni con gli amministratori era compito quasi esclusivo di Buzzi.

Avendo Carminati relazione i determinanti solo con alcuni ex commilitoni nella medesima area politica di estrema destra che, in un dato periodo, erano stati inseriti nell'amministrazione comunale». «Nel processo, peraltro, emerge la non conoscenza tra Carminati e Panzironi - si legge - pur valorizzata nella fase cautelare in relazione all'esigenza di Buzzi, che era collegato politicamente all'area di sinistra, di ottenere entrature con l'area di destra che nel dato periodo era giunta ad amministrare la città di Roma».

«La Cassazione ha confermato che Buzzi e Carminati erano impegnati in una continua attività di corruzione nei confronti di funzionari e politici gravitanti nell'amministrazione comunale romana. Una conferma che non stupisce di certo me, Virginia Raggi e chi conosce realmente il malaffare romano e non solo. Qualcuno obietterà che però non viene riconosciuta l'associazione mafiosa per l'organizzazione di Buzzi e Carminati. È vero ma ciò non vuol dire che a Roma non esista la mafia«. Lo afferma, in un post su Fb, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra commentando le motivazioni della sentenza della Cassazione sul processo Mafia Capitale depositate oggi.

«È la stessa Corte a chiarirlo - osserva Morra - e vi prego di condividere questo passaggio: 'Senza affatto negare che sul territorio del comune di Roma possano esistere fenomeni criminali mafiosi, come questa Corte ha avuto modo di affermare, ha spiegato che i risultati probatori hanno portato a negare l'esistenza di una associazione per delinquere di stampo mafiosò. La mafia a Roma c'è. La corruzione della politica romana negli anni passati è stata sistematica da parte del 'mondo di mezzò. Chi non vede nella lotta al crimine una battaglia prioritaria da portare avanti a Roma, e nega i primi risultati della stessa, è in malafede».

Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 08:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA