Ostia, blitz nel fortino degli Spada: caccia al deposito della droga

Lunedì 8 Giugno 2020 di Mirko Polisano
Controlli dei carabinieri a Ostia
Sono considerati i palazzi bancomat della droga: stupefacenti nascosti nelle cassette della posta, in nascondigli creati ad hoc negli spazi comuni di quei condomini, in buchi nelle pareti che fanno da self service per il rifornimento di hashish e cocaina. Un espediente spesso usato a Ostia dagli spacciatori e dai clienti per scambi puliti. Così i clan a piazza Gasparri controllano il mercato della droga, messi sempre più alle strette dalle continue operazioni dei carabinieri. Nel regno degli Spada, i lampeggianti delle pattuglie del 112 entrano ed escono dalla piazza: i blitz anti-droga sono continui. L'ultimo pochi giorni fa quando è stato arrestato uno dei pusher. Aveva appena nascosto alcune dosi di cocaina, ma è stato intercettato dai militari.


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Un'operazione studiata nei minimi dettagli, visto che quell'area è controllata h24 dalle vedette. Giovani che osservano ogni spostamento e segnalano i movimenti «anomali». All'apparenza passeggiano semplicemente, in realtà non staccano lo sguardo dallo smartphone e tramite le chat whatsapp lanciano l'allarme. I carabinieri di Ostia, però, hanno preso tutti in contropiede e nel giro di pochi minuti hanno fatto irruzione nei condomini. L'uomo è stato colto proprio nel momento in cui stava nascondendo la droga. Una circostanza non fortuita, ma fortemente voluta dai militari in modo da far scattare l'arresto. Lo stupefacente, infatti, veniva occultato all'interno di alcuni contatori elettrici proprio per non cogliere sul fatto spacciatore e acquirente.
Vecchia tecnica dei clan, utilizzata molto sul litorale da quando i militari stanno con il fiato sul collo delle organizzazioni criminali, non lasciando loro spazio vitale. Una sorta di «self service della droga» dove smerciare è meno rischioso per i pusher. Ora i carabinieri del Gruppo Ostia stanno scandagliando il passato dell'uomo e i suoi eventuali legami con i clan del mare di Roma. Le indagini mireranno a individuare, così, l'intera filiera da dove sono partite le dosi di cocaina purissima e, soprattutto, a chi erano destinati i ricavi. Ora è caccia al deposito che non è escluso possa essere uno dei tanti garage di Ostia Nuova che sono in uso alla mala del litorale. Covi dei boss dove la manovalanza dei clan nasconde e porta avanti i propri traffici. I garage all'ombra dei palazzoni popolari - alcuni dei quali anche di proprietà del Comune di Roma - sono anche trasformati in luoghi di spaccio e nascondigli di refurtiva. Le cantine dei palazzoni di Ostia Nuova si confermano le tane della droga, che le forze dell'ordine quotidianamente cercano di contrastare: un mondo sotterraneo irraggiungibile dove le organizzazioni criminali occultano, vendono e raffinano la cocaina. Un bunker considerato impenetrabile, fino a qualche tempo fa ma che ora sono visitati sempre più spesso dai carabinieri. Ed è proprio in questi sotterranei che il boss Giovanni Galleoni aveva trasformato un garage in via Antonio Forni in una camera delle torture insonorizzata. Qui, prima di morire ammazzato, ci portò un suo gregario per punirlo severamente: «Sparò Massimo Massimiani, Lelli, ad un orecchio, facendogli perdere l'udito. Era passato con gli Spada, inoltre non gli aveva pagato un etto di eroina», ha rivelato una supertestimone agli inquirenti.

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