Furbetti del cartellino, medici e infermieri assenteisti: 22 indagati alla Asl Montesacro

Mercoledì 30 Ottobre 2019 di Adelaide Pierucci

Al lavoro sì, ma con continue pause relax. Processo in vista per ventidue furbetti del cartellino, tutti in servizio al poliambulatorio Asl Roma A di Montesacro. Medici, infermieri e impiegati pronti ogni giorno a prodigarsi per i pazienti, ma altrettanto celeri a lanciarsi in ripetute fughe dal posto di lavoro, tanto da guadagnarsi il nomignolo di assenteisti dello snack. Ogni sparizione dallo sportello o dagli ambulatori durava in media quaranta minuti. Continui fuggifuggi, in gruppo o alla spicciolata, che hanno fatto scattare per i ventidue indagati l’accusa di truffa e falso ai danni dello Stato, ora formalizzata in una richiesta di rinvio a giudizio.

In prima fila nelle contestazioni otto medici, tra cui cinque dirigenti. Prima per il pm Stefano Rocco Fava che ha fatto monitorare la sede nel novembre 2015 e poi per il pm Claudia Terracina che ha proseguito le indagini, tra i furbetti più incalliti, c’era chi si faceva timbrare il badge al mattino da un collega e all’uscita da un altro, senza mai scomodarsi a prendere servizio nel poliambulatorio di via Lampedusa. Il prototipo, insomma, dell’assenteista puro.

Un radiologo, Armando S., che, a dispetto delle liste di attesa, in un mese non si sarebbe recato affatto in ufficio per cinque giorni, mentre negli altri sarebbe entrato e uscito a piacimento. Una posizione simile al collega Fabio M., che si sarebbe allontanato «tredici giorni su tredici per archi temporali dai 20 minuti alle 3 ore e 20».

Un meccanismo che si reggeva con favori reciproci. Un esempio esempio quello di Lucia F. che il 4 novembre 2015 è risultata presente al lavoro dalle 8 del mattino alle 19,34 mentre in realtà, secondo la ricostruzione dell’accusa, non solo si sarebbe assentata per 6 ore e 13 minuti (con fuga alle 13,26 senza fare rientro), ma al mattino si sarebbe prodigata a passare il badge per tre colleghi, grazie a lei, entrati falsamente alle ore 8.05, 8.31 e alle 13.14. Non solo colazioni e aperitivi. Secondo una delle prime informative gli indagati «agendo in concorso tra loro e talvolta individualmente, con condotta fraudolenta, timbravano o si facevano timbrare il badge per poi allontanarsi dalla sede lavorativa e dedicarsi al disbrigo di faccende private».

Tra queste fare la spesa, riprendere o accompagnare i figli a scuola, pranzare a casa, recarsi in palestra. A inchiodare i furbetti del cartellino le telecamere puntate all’ingresso del poliambulatorio, che per trenta giorni hanno monitorato l’andirivieni dei dipendenti. «Un caffè al bar non è sinonimo di assenteismo», ha detto l’avvocato Mario Murano che difende un tecnico, «Al mio assistito si contesta qualche minuto di assenza». In alcuni casi i carabinieri, in effetti, hanno dovuto attivare i cronometri per attestare le assenze lampo.

Di un infermiere solo il 5 novembre si sono contate 12 sparizioni dall’ambulatorio che gli hanno fatto risparmiare in tutto due ore e 15 minuti di lavoro. Mentre qualche collega in un solo colpo è risultato fuori sede anche per quasi sette ore. Tutti al lavoro, insomma, ma senza stress. Per altri otto dipendenti è stata invece chiesta l’archiviazione. Le loro sono state considerate solo brevi pause, non fughe.

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