Furti a Roma, svelata la rete europea che controlla i blitz in casa: due colpi al giorno in città. Ecco come (e dove) agisce

Agiscono da Roma a Parigi, a gestirli un unico cervello

Martedì 8 Novembre 2022 di Camilla Mozzetti
Roma, svelata la rete europea che controlla i furti in casa: due colpi al giorno in città. Ecco come (e dove) agiscono

Sono veloci, preparati e invisibili perché possono contare su documenti falsi, facili da avere, nonché su nomi in codice. Sanno aprire una porta blindata in una manciata di secondi e difficilmente lasciano impronte. Per di più sono interscambiabili: oggi la preda è un condominio in un quartiere di Roma domani si vola a Madrid o Parigi. Altro che piccole bande di delinquenti occasionali. È un arcipelago con l'isolotto più grande al centro - la casa madre - e tante piccole cellule che vengono istruite con dovizia prima di agguantare i ferri del mestiere. Da anni sono saliti sul podio degli scassinatori di Roma ma i georgiani e le bande da questi composte non hanno in comune solo la provenienza geografica. È un sistema ramificato su scala Europea riconducibile ad una stessa - e unica - comunità dove il furto viene declinato e istituzionalizzato come attività lavorativa e fonte di reddito primaria. Tra loro, anche a seguito di alcune attività dei carabinieri che ne hanno cristallizzato schemi e modus operandi, - è il caso dell'operazione Locusta condotta dai militari del Nucleo investigativo della Compagnia di Frascati e della Compagnia Parioli - sono centinaia e i colpi messi a segno lo dimostrano.

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Da ultimo in un quartiere, quello di Marconi, dove un condominio di via Pession è stato duramente preso di mira: venti colpi, tra tentati e messi a segno, negli ultimi due mesi e chi indaga - perché la banda non è stata presa - non ha dubbi: si tratta di georgiani. Ecco allora lo schema che è tutt'altro che improvvisato. A Roma queste bande sono diventate abilissime, tanti i furti (poche le rapine) messi a segno con una media che nell'ultimo anno ne conta almeno due al giorno. Tanti i quartieri colpiti: si va dal Nomentano-Salario a Centocelle, passando per Prati, Monteverde, Appio-San Giovanni, Marconi appunto, ma anche Città Giardino e poi ancora Eur-Tor de' Cenci. Usano strumenti basilari ma anche di ultima generazione. Vengono armati proprio per ripulire bene e a fondo case e appartamenti e vengono anche addestrati affinché il lavoro sia veloce. Le inchieste dei militari dell'Arma finora condotte hanno ribadito un unico schema e l'esistenza «di un'unica matrice criminale che vede - si legge in un'ultima operazione - l'estensione sul territorio italiano di un'associazione ben consolidata nel Paese di origine nota come "Thieves in law" (ladri in legge)». A Roma come pure in molte altre città - da Milano a Bari - si muove ed entra in azione il franchising della holding di stanza in Georgia. Quando vengono presi, perché colti in flagranza, a seguito della direttissima volano via e riprendono a compattare la cellula in altre Capitali: da Parigi a Londra, da Madrid a Vienna. Le migrazioni vengono imposte anche dopo un semplice controllo stradale. Poi ritornano e il sistema ricomincia, potendo contare sempre su nuovi innesti di persone in arrivo dall'Est. In verità già dal 2010 nella Capitale si parla dei georgiani non solo come topi d'appartamento. Tre uomini erano stati fermati perché erano arrivati in Italia con l'intento di uccidere un loro connazionale sostituendosi a questo per le attività in Emilia Romagna, uno dei principali punti di arrivo dei georgiani prima della ripartizione sul territorio.

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Il sistema


I cosiddetti ladri in legge fanno dunque riferimento ad un ceppo, nato, cresciuto e sviluppatosi inizialmente nella cosiddetta comunità degli stati indipendenti, ovvero in quella galassia di Stati sorta dalla disgregazione dell'Unione Sovietica. Le singole cellule entrano in azione sotto un'unica regia che controlla alcuni reati - i furti in primis - e naturalmente i proventi degli stessi. Sempre i militari dell'Arma hanno, ad esempio, accertato come parte della refurtiva, dopo episodi che hanno portato a identificare e denunciare dei georgiani, fosse pronta a partire per la casa madre nascosta in confezioni da un punto vendita del centro di Roma. Quindi c'è anche il controllo della spesa, dei fondi comuni, a tal punto che una parte del bottino di turno finisce in una sorta di cassa comune, chiamata obashak, utile a sbrigare poi le varie problematiche che possono presentarsi. Al vertice dell'organizzazione c'è inoltre una sorta di consiglio, chiamiamolo così, ribattezzato shodka a cui prendono parte i referenti delle cellule di ciascuna radicazione territoriale. Ecco allora quello che muove e dirige le cellule in Italia, poi il suo collega in Francia, in Olanda, in Gran Bretagna, in Grecia e ancora in Spagna, in Austria, in Belgio. Tutte le varie ramificazioni si aiutano vicendevolmente nello scambio dei membri delle cellule laddove, appunto, questi vengono colti con le mani nel sacco. Secondo le autorità georgiane chi è fuggito in Italia e a Roma ha rimesso in piedi un sistema che è tutt'altro che disomogeneo. Esiste dunque un'unica matrice organizzata, come accertato anche dai carabinieri oltre che dai colleghi europei che governa le cellule, solo apparentemente indipendenti. L'unità Europol della Finlandia, tempo fa, evidenziava anche la distribuzione di ruoli tra i vari gruppi e sottogruppi con cellule specializzate nei furti in appartamento, altre in quelle di auto, altre ancora in sequestri di persona. In sostanza, si ha una struttura piramidale con alla base i chestiorki, letteralmente predoni, ovvero i ladri, si sale con i supervisori o smotrjashije generalmente competenti su una specifica Regione o Capitale che coordinano e raccolgono anche parte dei proventi delle singole cellule per la cassa comune fino all'apice con i Thieves in law.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Novembre, 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA