Roma, Esquilino, residenti vigilantes: «Una chat anti-spacciatori»

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All'Esquilino residenti vigilantes: spacciatori segnalati via chat

di Mauro Evangelisti

Esquilino, la rivoluzione pacifica dei cittadini contro criminalità e degrado è fatta con gli smartphone, grazie ai quali si scambiano informazioni da passare alle forze dell'ordine, ma anche con la semplice presenza, la domenica mattina, per dimostrare che non sono disposti a cedere uno degli angoli più bella di questa città. Hanno deciso di chiamarsi Rete Esquilino vivo e anche ieri mattina, per la terza domenica consecutiva, si sono ritrovati nei giardini di piazza Vittorio.


PRESENZE
All'entrata dell'area verde da qualche mese ci sono le vedette. Osservano chi va e chi viene. Anche loro hanno i cellulari con i quali informano chi, all'interno, sta vendendo droga. Dentro, nei diversi lati - su una gradinata, in alcune panchine appartate, dietro alle siepi troppo alte perché non vengono tagliate - scene ordinarie di spaccio: hashish, marijuana, ma anche crack ed eroina. Gli acquirenti, quasi sempre italiani, entrano decisi, sanno dove andare; con una mano, rapidi, lasciano i soldi e ricevono le sostanze. Questo avviene nello stesso parco dove al mattino presto si possono vedere immagini suggestive: decine di donne cinesi fanno ginnastica all'alba, altri si ritrovano per le lezioni di tai chi. «Ma da almeno due anni la situazione è peggiorata - racconta Carlotta Natoli, attrice e abitante dell'Esquilino - la polizia e i carabinieri hanno potenziato i controlli in altre zone come il Pigneto e San Lorenzo, lo spaccio si è trasferito da queste parti». La sera, quando i cancelli dei giardini vengono chiusi, il commercio di droga raggiunge i portici della piazza. Di fronte a questa avanzata di illegalità e degrado, ora i cittadini si sono auto organizzati. Tentano una reazione gentile ma ferma. Non è irrazionale, violenta, ma punta a riprendere possesso del rione, «perché non è giusto che una donna per andare da un punto all'altro della piazza sia costretta ad aggirare i giardini». Ormai sono un centinaio, tra di loro storici residenti, come la fioraia la cui famiglia da generazioni abita all'Esquilino, ma anche coloro che sono arrivati negli ultimi dieci-quindici anni, come la stessa Natoli o, per fare un altro esempio, Daniela D'Antonio e il marito Paolo Sorrentino. Proprio il regista, nel novembre del 2016, con quello che lui definì in una intervista al Messaggero, «l'urletto di dolore», denunciò la situazione difficile che stava vivendo l'Equilino. La sindaca Raggi rispose, promise interventi, ma passeggiando nei giardini di piazza Vittorio ti convinci che i risultati non sono esaltanti: la pulizia, ad esempio, è inesistente. C'è un intero prato ricoperto di cartoni di Tavernello, c'è spazzatura in vari angoli. E ci sono gruppi di differenti etnie che si riuniscono. Molti lo fanno in modo rispettoso, ad esempio organizzando partite di badminton; tanti altri no, perché mangiano, bevono birra, gettano rifiuti.

ORGANIZZAZIONE
Altri ancora spacciano: vi sono quelli del Bangladesh che fanno da vedette, mentre gli africani vendono la droga. «Sono l'ultimo anello - raccontano i cittadini dell'Esquilino - disperati assoldati da organizzazioni forti». I cittadini di Esquilino vivo tutte le domeniche mattina, a decine, si ritrovano nei giardini. Hanno anche due chat su WhatsApp: una serve a creare nuove iniziative, culturali e sportive; l'altra si chiama 112, è più operativa, e raccoglie le segnalazioni di atti criminali e situazioni di degrado avvistati ogni giorno. «Il passo successivo è telefonare a polizia e carabinieri, con i quali siamo riusciti a creare un canale di comunicazione. Qui nessuno vuole fare le ronde, il nostro punto di riferimento restano le forze dell'ordine». Ma troppe cose vengono ormai accettate come normali all'Esquilino. In altre parti di Roma sarebbero inammissibili: i ragazzini non vengono più a giocare a pallone perché rischiano che qualcuno rubi loro lo zainetto; «ci sono sbandati che fanno i bisogni per strada», «anche nel mercato qui vicino succede di tutto». «Ed è un vero peccato, sembra che sia stato deciso di trasformare l'Esquilino in una zona franca, tutelando altri quartieri. La grande forza del rione è essere multi etnico, la scuola Di Donato, ad esempio, è un esempio positivo di cui si dovrebbe parlare a livello nazionale. Con le varie associazioni delle comunità straniere abbiamo iniziato un dialogo importante, non ci fermeremo».
 
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Lunedì 12 Febbraio 2018, 07:44






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