Emanuela Orlandi e José Garramon, c'è un legame tra i due casi? La madre del 12enne: «C'era il piano Condor»

La svolta, per la mamma di José, arriva parlando espressamente di una possibile azione di ritorsione rivolta al marito e a lei per spaventarli

Giovedì 1 Dicembre 2022
Emanuela Orlandi e José Garramon, c'è un legame tra i due casi? La madre del 12enne: «C'era il piano Condor»

Una nuova pista, una luce che potrebbe accendersi su un giallo della morte di José Garramon, il 12enne di nazionalità uruguayana e figlio di un funzionario delle Nazioni Unite, travolto e ucciso da un furgone Ford Transit la notte tra il 19 e il 20 dicembre 1983 nella pineta di Castel Fusano. Un caso che gli inquirenti hanno legato al mistero sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la quindicenne e  cittadina vaticana sparita il 22 giugno del 1983. A dare una nuova spinta sul caso del bambino, come riporta il Corriere della Sera, è sua mamma Maria Laura Bulanti in Garramon. In una lunga intervista analizza e ripercorre alcuni passaggi, per lei determinanti. Intanto il collegamento tra i due casi è, ancora una volta Marco Accetti.

L'uomo che si era auto accusato di aver partecipato al rapimento Orlandi. Dopo anni di complicate indagini, gli investigatori accertarono poi che in realtà Accetti non ebbe alcun ruolo nel rapimento della 15enne prosciogliendolo da ogni accusa. Ma sarebbe stato sempre Accetti al volante del furgone che travolse nella pineta il giovane. La svolta, per la mamma di José, arriva a questo punto parlando espressamente di una possibile azione di ritorsione rivolta al marito e a lei per spaventarli: «La verità - afferma la donna nell'intervista - è che hanno chiesto a questo Marco Accetti di spaventarci, ma la situazione, da perfetto idiota qual è, gli è sfuggita di mano. Se penso a come è finita, con la morte di mio figlio, mi sale una rabbia... Non mi rassegnerò mai...». Dunque la famiglia indica la pista politica per spiegare la tragedia, legata alle tensioni innescate dai regimi latinoamericani degli anni Settanta.

 

A spiegarlo è la stessa mamma di José: «Va fatta una premessa. Il 1983 è stato un periodo terribile nel nostro Paese, l'Uruguay. C'era il piano Condor, l'alleanza delle polizie segrete dei regimi sudamericani contro gli oppositori. Io e mio marito Carlos eravamo convintamente democratici, denunciavamo i crimini, ci schieravamo con le vittime perseguitate, gli scomparsi... ». Dunque il destino del piccolo Josè sarebbe stato legato a doppio filo al piano Condor e alle tensioni politiche di quegli anni. Accetti, in questo quadro, sarebbe stato un maldestro esecutore.  "Mio marito era un giovane promettente nella sua carriera (Carlos lavorava a Roma all'Ifad, agenzia Onu per i progetti agricoli, ndr) ed era molto sensibile, impegnato contro le ingiustizie. Noi ci eravamo trasferiti in Italia negli anni '80, ma tenevamo i contatti con il nostro Paese. Eravamo chiaramente di sinistra, contro i dittatori. Questa la spiegazione. Ho sempre avuto il sospetto che anche la P2 abbia giocato un ruolo importante e che Accetti sia stato usato come pedina». 
 

Ultimo aggiornamento: 23:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA