Non si rassegna alla fine della relazione e spedisce foto alla ex con il cric in mano: ti spacco la testa

Venerdì 7 Luglio 2023 di Emanuele Faraone
Non si rassegna alla fine della relazione e spedisce foto alla ex con il cric in mano: ti spacco la testa

RIETI - Un rapporto terminato.

Poi la mancata accettazione della fine della relazione da parte del compagno, condannato ieri dal tribunale di Rieti a due anni di reclusione, nonostante la derubricazione del reato, da stalking e atti persecutori a minacce e molestie. 

La storia. Una vicenda che – dopo la parola “fine” - aveva portato un uomo di 49 anni, a sottoporre la compagna, una 40enne reatina, a condotte persecutorie ed essere vittima di telefonate e messaggi mirati a riallacciare quella relazione da poco troncata. Un approccio però decisamente aggressivo e minatorio - come ricostruito dal pubblico ministero - sotto la minaccia verbale di «rovinarla professionalmente», di «spararle in fronte» e altre tipologie di ingiurie e offese di varia natura. 

Appostamenti. L’uomo aveva inoltre assunto il totale controllo dell’ex attraverso lunghi appostamenti sotto l’abitazione della reatina e continue citofonate, nonché l’invio di sms anche ad un’amica della compagna con fotografie in cui si ritraeva impugnando un cric, asserendo di volerlo dare in testa alla sua ex. Con quell’arnese aveva poi danneggiato l’insegna dell’attività commerciale di cui la reatina era titolare. 

Sotto la lente sono finiti anche numerosi screenshot di chat e messaggistica istantanea Una condotta, in alcuni momenti, completamente fuori controllo che aveva portato addirittura il 49enne ad inviare delle e-mail alla persona offesa (costituita parte civile in giudizio) dai toni minatori e dispregiativi, altamente lesivi della sua dignità andando anche a toccare la sfera sessuale personale asserendo inoltre di voler «farla pentire». 
Improperi giunti alla vittima attraverso varie modalità, anche via social, utilizzando gli account della 40enne. 

Stato ansiogeno. Condotte e atteggiamenti che – come rappresentato in giudizio dall’avvocatessa Sara Principessa, legale di fiducia della parte offesa - avevano nel tempo ingenerato nella donna un perdurante e grave stato ansiogeno, costringendola anche a modificare la propria quotidianità e le proprie abitudini di vita, come bloccare numeri telefonici e fuoriuscire da attività social. Tra l’altro, nei confronti del 49enne, era stata pure contestata l’aggravante dovuta alla circostanza del legame affettivo che lo aveva legato all’ex. 

La richiesta. Il pubblico ministero aveva sollecitato una condanna a due anni e 8 mesi di reclusione, mentre gli avvocati della difesa avevano richiesto sentenza di assoluzione per l’insussistenza del fatto e per la carenza di reali evidenze probatorie nonché per via di prove giudicate «insufficienti e contraddittorie», chiedendo contestualmente la derubricazione al reato di molestie. 

La condanna. Il giudice per le indagini preliminari Riccardo Giovanni Porro - al termine del giudizio celebrato con rito abbreviato - ha condannato l’uomo a due anni, disponendo inoltre l’obbligo di dimora nel Comune di residenza, con ulteriore obbligo di permanenza notturna e congiunto divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla parte offesa, legati inoltre alla prescrizione del divieto di ogni forma di comunicazione anche telematica.

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