Rieti, la sua mucca mangia il fieno nel terreno del vicino: si va a processo e il proprietario viene assolto

Sabato 30 Settembre 2023 di Renato Retini
Il tribunale di Rieti (Archivio)

RIETI - Nei tribunali sono ritenuti alla stregua di processi minori, spesso generati da rivalità antiche o questioni di confini, ma chi ci incappa può anche riportare condanne severe se non riesce a dimostrare la propria innocenza. Ed è quanto ha seriamente rischiato un allevatore, a causa di una delle sue mucche che si era sfamata, insieme ad altri bovini di provenienza sconosciuta, divorando un po’ del fieno di una balla custodita nel terreno di un confinante, in una frazione di Borbona. Il padrone della mucca, citato a giudizio per pascolo abusivo e danneggiamento (l’erba medica calpestata, che poi non è risultata essere tale), reato che prevede l’arresto fino a due anni e una multa, alla fine di un processo istruito prima della pandemia e terminato con la sentenza dopo quattro anni, ha ottenuto l’assoluzione dal giudice monocratico, che ha giudicato il fatto di lieve entità.

La vicenda. Come quando è emerso che il bovino era stato immortalato, insieme ad altri animali, da una foto trappola che aveva ripreso il numero di marca auricolare sull’orecchio.

Un elemento decisivo che, dopo la querela contro ignoti del padrone delle balle di fieno, aveva consentito ai carabinieri forestali di risalire al proprietario. Appurato il fatto che la vorace mucca era di P.F., 59enne di Rieti, il giudice gli aveva inflitto un decreto di condanna penale, ritenendo che anche gli altri bovini facessero parte della sua mandria, ma lui aveva presentato opposizione al provvedimento attraverso l’avvocato Marcello Tavani, determinando così lo sbocco processuale in aula. Si è parlato della modalità di avvistamento dei bovini responsabili di incursioni notturne, che ha innescato un singolare botta e riposta. Chiede l’avvocato della difesa: «Lei di notte quindi non dorme?». Replica l’allevatore querelante: «Sono sveglio perché il più delle volte succede di notte e poi ho la stalla proprio di fronte. Accendendo le luci della macchina, vedevo le mucche mangiare il fieno». Alla fine, della mandria affamata, una sola è risultata appartenere a P.F., e questo ha consentito all’avvocato Tavani di sostenere come il danno attribuito in quota parte all’animale del suo cliente (gli altri bovini partecipanti al banchetto non sono stati identificati) fosse ben poca cosa, come anche il terreno danneggiato non era coltivato a erba medica, trattandosi solo di un’area montana. Tesi accolta dal giudice Claudio Prota, diversamente dalla condanna richiesta dal pm onorario, e assoluzione per lievità del fatto, ma che invita alla riflessione su una giustizia chiamata a impegnare risorse, personale e anni per risolvere questioni, di non particolare rilevanza, che potrebbero trovare soluzione in procedure più semplici.

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