Marito distratto, la separazione dalla moglie è più salata. La sentenza: «Era poco affettuoso»

Un 37enne dovrà pagare le spese legali e provvedere al mantenimento. Il tribunale ha evidenziato un «isolazionismo affettivo» nel matrimonio

Giovedì 21 Settembre 2023 di Luca Brugnara e Raffaella Di Claudio
Marito distratto, la separazione dalla moglie è più salata. La sentenza: «Era poco affettuoso»

Matrimonio finito? Tutta colpa del marito che non fa le coccole alla moglie, rifugiandosi in uno stato di «isolazionismo affettivo». Per questa ragione, il collegio dei giudici del Tribunale di Velletri ha condannato un 37enne reatino che oltre a dover erogare l’assegno di mantenimento alla moglie (di qualche anno più grande di lui) dovrà anche a sostenere tutte le spese di lite, quantificate in 7.600.

I coniugi, a detta del marito, litigavano dalla mattina alla sera, rendendo impossibile ogni tipo di esternazione affettuosa o di contatto fisico, ma secondo i giudici «l’atteggiamento inerte del marito che ha preferito isolarsi rispetto alle esigenze di coppia non appare rispettoso dei doveri nascenti dal matrimonio». Insomma, secondo i giudici, l’uomo (difeso dall’avvocato Federica De Santis) sarebbe venuto meno a un suo dovere sancito con il matrimonio.

La vicenda

La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi, ma la crisi tra i due ex coniugi risale a cinque anni fa. Tutto ha avuto inizio nel 2018, quando la donna, alla luce di una perdurante crisi coniugale, aveva deciso di presentare ricorso per chiedere la separazione dal marito, sposato quattro anni prima, nel 2014, e dal quale non aveva avuto figli, volendo addebitare a lui ogni colpa della fine del loro matrimonio. Secondo la versione della donna, nel 2016, a distanza quindi di due anni dall’unione formale, dopo esserle stata riconosciuta una invalidità, sarebbero iniziate le difficoltà, sfociate in un lento e costante deterioramento del rapporto. Sempre in base a quanto dichiarato dalla donna, «i continui ed ingiustificati rifiuti di intrattenere rapporti affettivi e sessuali, nonché la mancanza di qualsivoglia attenzione nei confronti della moglie, rendevano intollerabile la prosecuzione della convivenza». Ad avviso della moglie (difesa dall’avvocato Emiliano Rosalia), le responsabilità erano da ascrivere unicamente al compagno.
Completamente opposta, invece, la versione dell’uomo. Secondo il trentasettenne, infatti, «il matrimonio è stato connotato da una condizione di conflittualità, a causa del comportamento ossessivo ed oppressivo» della compagna, che aveva causato un «clima familiare teso e che i reiterati litigi avevano portato ad una lenta disgregazione della vita coniugale, tanto da rendere impossibile anche l’intimità della coppia».

Lo scenario

In una situazione tanto conflittuale, quindi, il marito avrebbe dovuto auto-costringersi ad avere rapporti intimi con la moglie? Pur volendo dire “no”, al pari di quanto avrebbe potuto fare la consorte nella stessa condizione, avrebbe dovuto dire “sì”? Avrebbe, inoltre, dovuto mostrare affetto, fare effusioni e cercare di vivere momenti di intimità con la moglie? Per il Tribunale di Velletri sì, almeno in quanto stabilito nella sentenza. Poiché «il comprovato e pacifico atteggiamento di chiusura e di isolazionismo del marito rispetto ai rapporti intimi e, in generale, rispetto alle reiterate richieste di affetto da parte della moglie, determina una ingiustificata violazione dei doveri coniugali, relativamente al dovere di assistenza morale, che comporta l’addebito della separazione al marito.

Assenza di conflittualità 

Né, d’altro canto, vale affermare che il rapporto coniugale fosse connotato da un’elevata conflittualità e che non vi fosse spazio per le manifestazione affettuose di coppia, come sostenuto dal marito, poiché la vita matrimoniale deve essere caratterizzata, come più sopra evidenziato, dall’assistenza morale e sostegno reciproco». E allora, avanti, in salute e in malattia, nella gioia e nel dolore finché “isolazionismo” non ci separi.

Ultimo aggiornamento: 08:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA