Parte la campagna dei cattolici (e del Papa), punire i clienti delle prostitute contro la tratta delle giovani migranti

Martedì 20 Febbraio 2018 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – I cattolici italiani - dall'Avvenire all'associazione Giovanni XXIII, ma pure Papa Francesco benedice l'iniziativa - scendono in campo per chiedere modifiche alla legge Merlin e arrivare alla punizione dei clienti che, sulle strade italiane, con la loro richiesta, alimentano il racket della prostituzione e la catena della schiavitù, destino doloroso per decine di migliaia di giovanissime migranti. La campagna diretta alle forze politiche in questa campagna elettorale dai toni accesi, è stata aperta dal Papa alcuni giorni fa e strutturata dal quotidiano dei vescovi con un editoriale molto incisivo. «Mai più case chiuse. La legge Merlin, approvata giusto 70 anni fa, è da aggiornare alla luce del nuovo contesto sociale, ma sempre per tutelare le donne. Per questo occorre ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo anche la domanda e multando i clienti, che cooperano in modo decisivo con violentatori e sfruttatori alla compravendita di corpi umani».

Parole che vanno a scontrarsi con la proposta del leader leghista, Matteo Salvini, forte propugnatore della riapertura dei bordelli. «Persino in Olanda e in Germania dove da decenni le case chiuse ci sono, stanno facendo marcia indietro perché sia il mercato legale che quello illegale sono nelle mani del racket».

La visione è condivisa dal Papa. Francesco ha pochi dubbi sul fatto che per debellare il fenomeno del racket sia necessario arrivare ad una forma di sanzione ai clienti. Lo ha detto chiaro e tondo la scorsa settimana in Vaticano rispondendo alle domande dei partecipanti di un convegno contro la tratta di persone, ricevuti in udienza nella Sala Clementina: «Perché?», rifletteva Francesco: «Perché tocca da vicino le nostre coscienze, perché è scabroso, perché ci fa vergognare. C’è poi chi, pur conoscendolo, non ne vuole parlare perché si trova alla fine della filiera del consumo. Ci vuole coraggio ed onestà. A un Paese che fa o permette la tratta, non piace che questo venga alla luce, perché si vergognerebbe tanto, e così copre».

E ancora. «Lasciatemelo dire – ha detto il Papa - se ci sono tante ragazze vittime della tratta che finiscono sulle strade delle nostre città, è perché molti uomini qui – giovani, di mezza età, anziani – richiedono questi servizi e sono disposti a pagare per il loro piacere. Mi chiedo allora, sono davvero i trafficanti la causa principale della tratta? Io credo che la causa principale sia l’egoismo senza scrupoli di tante persone ipocrite del nostro mondo. Certo, arrestare i trafficanti è un dovere di giustizia. Ma la vera soluzione è la conversione dei cuori, il taglio della domanda per prosciugare il mercato».

Ad avvalorare la linea dura contro i clienti ci sono anche i dati che ha fornito suor Eugenia Bonetti, una religiosa premiata per la sua azione dal Quirinale e dalla Casa Bianca. «Sono i consumatori, i clienti (per il 90% cattolici), che sostengono e alimentano la tratta e gli ingenti guadagni dei trafficanti». 

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