Diciotti, Conte tratta per lo sbarco: «Prima la ritorsione anti-Ue»

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Diciotti, Conte tratta per lo sbarco: «Prima la ritorsione anti-Ue»

ROMA «Finalmente Conte è arrivato sulle mie posizioni. E' arrabbiato quanto me. Ora serve una ritorsione, bisogna mandare un segnale inequivocabile all'Europa». A sera, dopo che il fallimento del mini vertice di Bruxelles ha dimostrato plasticamente l'isolamento dell'Italia, Matteo Salvini non si toglie l'elmetto.
Il pressing sul ministro dell'Interno però si fa asfissiante. Il premier, insieme a Luigi Di Maio, chiede a Salvini di chiudere la spinosissima pratica della Diciotti. Sollecita lo sbarco dei 150 migranti rimasti a bordo. «Ma prima ci prendiamo una bella riparazione, facciamo capire a Bruxelles che non si può sputare in faccia agli italiani senza pagarne le conseguenze», suggerisce il vicepremier 5stelle.

LA CAPORETTO
Bruxelles, lo sanno a palazzo Chigi e lo sa anche Salvini, si è rivelata una Caporetto diplomatica. Nessuno, tantomeno gli amici sovranisti ungheresi, slovacchi, polacchi, austriaci e cechi, ha mosso un dito per venire incontro all'appello italiano. La redistribuzione su base volontaria degli immigrati a bordo della nave della Guardia costiera è naufragata, al contrario di quanto avvenuto in altre due circostanze (Trapani e Pozzallo).
Il segno che ciò che diceva il giorno prima Di Maio («per ottenere qualcosa dall'Europa serve la linea dura») non ha fondamento. Anzi, davanti alla posizione muscolare scelta dal governo, le Cancellerie europee hanno risposto con un'alzata di spalle. Gettando alle ortiche, come ha annotato un Conte furioso, i «principi di solidarietà e di responsabilità». E azzerando i risultati già scarsi incassati da Roma al Consiglio europeo di giugno.
Ora però l'imperativo di Conte - «rimasto estremamente deluso e amareggiato per l'epilogo di Bruxelles» raccontano a palazzo Chigi - è uscire dall'angolo. E' trovare una soluzione alla drammatica telenovela della Diciotti. Perché la protesta nel Paese monta, il Movimento pentastellato si spacca, il Pd riprende fiato. Perché i magistrati siciliani, che indagano per sequestro di persona, ormai stringono l'assedio al Viminale. E perché la moral suasion del capo dello Stato, che osserva con sempre maggiore preoccupazione la situazione, è ormai asfissiante.
Ebbene, la linea che si sta affermando in queste ore fatte di frenetici contatti tra il premier e i due vicepremier, è quella di annunciare una «ritorsione». Vale a dire: la detrazione dai contributi italiani al bilancio europeo dei soldi spesi per la gestione dei flussi migratori (Salvini parla di 15 miliardi, Di Maio di 20). E, allo stesso tempo, far sbarcare i 150 immigrati ancora a bordo della nave della Guardia costiera. Una soluzione che Conte avrebbe voluto incassare già ieri sera. Ma Salvini si è opposto: «Sono contrario, farli scendere adesso sarebbe una sconfitta politica. Oggi non scende nessuno».
Il responsabile del Viminale però ha aperto a una soluzione che potrebbe portare alla fine del lungo braccio di ferro: l'identificazione a bordo della Diciotti di chi ha diritto all'asilo politico e dunque al riconoscimento dello status di rifugiato. E di chi invece andrà espulso in quanto «semplice migrante economico». Da capire se queste procedure potranno essere svolte in poche ore. Difficile, se non impossibile.

L'ALLARME DEL COLLE
Di certo c'è che nel governo tutti, perfino Salvini, non vedono l'ora di chiudere la partita. Ed è altrettanto certo che a Sergio Mattarella, estremamente attento al rispetto dei trattati internazionali, non ha fatto per nulla piacere ascoltare i due vicepremier minacciare di tagliare il contributo italiano al bilancio europeo. Tant'è che il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha preso la distanza dalla linea muscolare scelta dai colleghi di governo: «Pagare i contributi al bilancio comunitario è un dovere legale». Come dire: la ritorsione non si può attuare. E chi ha parlato con Mattarella scommette su «un bluff»: la sforbiciata verrà annunciata, ma non messa in pratica.
Salvini, in ogni caso, continua la sua battaglia da Sud a Nord. Il governatore del Friuli, Federico Fedriga, ha deciso di mandare le guardie forestali (dieci per l'esattezza) a controllare i «confini orientali dall'invasione dei migranti» solo dopo aver ricevuto il via libera dal capo leghista. In più martedì Salvini vedrà il premier ungherese Victor Orban a Milano. Non per chiedergli di prendersi qualche immigrato («da questo orecchio Orban non ci sente»), ma di rompere con il Partito popolare europeo e associarsi al fronte sovranista in occasione delle elezioni europee della prossima primavera. L'obiettivo: creare la «Lega delle leghe».
 
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Sabato 25 Agosto 2018, 09:49






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