Catalogna, la frenata di Puigdemont: dichiara l'indipendenza ma la sospende per favorire il dialogo. Madrid: ricatto inammissibile

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Catalogna, frenata di Puigdemont  prima dichiara l'indipendenza  poi la sospende per favorire dialogo

di Mauro Evangelisti

dal nostro inviato

BARCELLONA La Catalogna frena. Non sventola bandiera bianca, ma qualcosa che ci assomiglia, tanto che fuori dal Parlamento, nella manifestazione degli indipendentisti riuniti vicino all'Arco di Trionfo, serpeggiano malumore e delusione. Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, si ferma appena prima del grande salto. Interviene in quello che dovrebbe essere un discorso storico con una lunga sequela di rivendicazioni, contro Madrid che in passato non ha saputo ascoltare la Catalogna, torna a parlare delle violenze della polizia, ufficializza i risultati del referendum del primo ottobre, ma sospende la dichiarazione di indipendenza immediatamente dopo averla firmata, in modo da consentire la prossima settimana mediazioni e trattative. La Cup, partito di estrema sinistra che sta in maggioranza, è infuriata per la linea prudente e anche per questo la seduta del Parlamento comincia con un'ora di ritardo. Puigdemont: «La Catalogna si è guadagnata il diritto di essere indipendente. Come presidente della Generalitat presento i risultati del referendum e dichiaro che la Catalogna sarà uno stato indipendente nella forma di repubblica. Propongo di sospendere la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione».
 

IL MESSAGGIO
Oggi il governo di Catalogna sta facendo un gesto di responsabilità e di generosità. Sono convinto che, se nei prossimi giorni tutto il mondo agirà con la stessa responsabilità, il conflitto tra Catalogna e lo Stato spagnolo possa risolversi nel rispetto della volontà dei cittadini e senza tensioni». Certo, ha anche spiegato: «Come presidente della Generalitat assumo il mandato perché la Catalogna si converta ad una Repubblica indipendente, recependo così le indicazioni del referendum che si è svolto in Catalogna, e in cui circa il 90% dei votanti si è espresso per la separazione dal governo centrale spagnolo». Ma nella replica il socialista Miquel Iceta gli fa notare: «Si è espresso per il sì solo il 38 per cento dei cittadini della Catalogna, una decisione di questo tipo non può essere presa dal 38 per cento della popolazione».

IL RETROSCENA
Puigdmeont si è rivolto anche agli spagnoli dopo un discorso naturalmente in catalano: «Non siamo delinquenti, non siamo pazzi, non siamo golpisti, siamo gente normale che chiede di poter votare». Sembra anche una risposta intrinseca alle notizie emerse in questi giorni sui media spagnoli di un piano segreto con cui si è preparata l'indipendenza. Sequestrato dalla Guardia civil il 20 settembre in occasione dell'arresto di Josep Maria Jové, braccio destro del vicepresidente Junqueras, è titolato EnfoCATs, è scritto da Junts pel Sì e prevede proprio l'uso della dichiarazione di indipendenza come metodo per alimentare la tensione, creare un conflitto che porti alla secessione. Si parla anche di crisi economica che va ad aumentare l'insofferenza dei cittadini, pronti così a sposare la causa indipendentista, ma sopratutto conferma un coinvolgimento dei capi dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana.

L'ATTESA
Puigdemont dovrebbe tenere il suo discorso alle 18, quando l'emiciclo del Parlamento catalano si è già riempito, i leader delle associazioni indipendentiste nei corridoi rilasciano interviste in cui parlano di giornata storica, fuori il parco è assediato da migliaia di manifestanti favorevoli alla secessione che ripropongono il solito canovaccio fatto di bandiere esteladas, striscioni, cori, trattori. Tutta l'area è blindata, isolata e protetta dai Mossos d'Esquadra. Ma ecco la sorpresa: Carles Puigdemont, il presidente catalano, chiede un'ora di tempo, i parlamentari escono, viene fatto trapelare che è in corso una mediazione internazionale. Più banalmente ci sono increspature nella maggioranza, altro che giornata storica: Puigdemont e Junts pel Sí puntano a una formula più morbida che sospende l'indipendenza; la Cup, il cui sostegno è indispensabile, sta invece dicendo da giorni che il 10 ottobre sarà dichiarata l'indipendenza come effetto del referendum previsto dalla legge sulla transitorietà. E ieri ha subito detto che l'indipendenza non si può sospendere. Sono ore frenetiche: alle 18.50 Puigdemont, tesissimo in volto, si sposta da una riunione più ampia ad una ristretta con i parlamentari della aggregazione che lo sostiene, Junt pel Sí, ma senza quelli della Cup. E subito dopo il suo discorso, la rappresentante della Cup, Anna Gabriel, lo contraddice: «Stiamo perdendo una grande occasione. Siamo venuti a dichiarare l'indipendenza, non trattiamo con il Governo che consente la presenza dell'estrema destra sulle strade». E i giovani della Cup addirittura definiscono il discorso del presidente un «tradimento inammissibile».
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Martedì 10 Ottobre 2017, 18:00






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1 di 1 commenti presenti
2017-10-11 11:31:34
Doveva farlo prima,ora non gli resta che raccogliere i cocci