Il Guardian attacca il prosecco italiano, c'è dietro la lobby britannica della birra?

PER APPROFONDIRE: denti, prosecco
Il Guardian attacca il prosecco, c'è dietro la lobby britannica della birra?

di Marco Ventura

Una disfida ad alto contenuto alcolico quella innescata dai giornali inglesi contro il Prosecco italiano. «Rovina il sorriso», assicurano all'unisono il Mail online e il Guardian sulla base di una smaltata varietà di pareri tra odontoiatri allineati alla nuova campagna del Regno Unito contro il Made in Italy. Il Prosecco «corrode i denti», accusano, per la sua elevata acidità. È una bevanda «molto amata» oltremanica, ammettono i britannici, con un record di circa 40 milioni di litri stappati l'anno scorso, in costante ascesa. Ma minaccerebbe lo smalto dei denti provocando, se consumato in dosi eccessive, buchi e danni gengivali.

Per Damien Walmsley, consulente scientifico della British Dental Association, il diavolo si annida nella presenza di anidride carbonica accanto a zuccheri e alcol, un mix che porterebbe a un «aumento della sensibilità e a rischio di corrosione». Di più. Il dottor Mrvyn Druian, del London centre for cosmetic dentistry, terrorizza in particolare le donne. Bollicine, alcol e zucchero prenderebbero di mira principalmente il sorriso femminile. Sorrisi sì, ma sdentati.

LA REPLICA DEI DENTISTI
I dentisti italiani non la pensano come i colleghi britannici. Ma forse il motivo di tanto accanimento è un altro. E lo insinua, rilanciando per primo le critiche britanniche, londraitalia.com, un portale italiano per il quale siamo di fronte a una fake news promossa dalla lobby britannica della birra. Preoccupa i britannici, in vista della Brexit, il possibile rincaro di prodotti stranieri come il «vino con le bollicine» veneto e friulano.

Sarà pure una tempesta in un calice o l'ennesima fake news al servizio di interessi economici nazionali, certo è che la bicchierata a freddo è l'ultima di una guerra del Prosecco iniziata dal ministro degli Esteri britannico, il biondo vulcanico Boris Johnson, al meeting di Pontignano. Alla minaccia «non esporterete più Prosecco», replicò il ministro dello Sviluppo Economico, Calenda, ricordando a Johnson che allora i «fish and chips», merluzzo e patatine, avrebbero faticato a trovare la porta d'ingresso non a uno solo ma a 27 mercati.

Senza più la perfidia di mettere sullo stesso piano il raffinato vino frizzante del Nord Est e l'oleosa accozzaglia fritta delle periferie londinesi, ieri alle accuse odontoiatriche della stampa britannica hanno reagito il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina («Caro Guardian, di' la verità: il Prosecco fa sorridere anche gli inglesi! Stop fake news grazie») e i due presidenti di Regione coinvolti, Debora Serracchiani per il Friuli Venezia Giulia («Dopo la Brexit in Gran Bretagna c'è bisogno di aiutare i cittadini a tornare a sorridere: a dosi moderate, il nostro Prosecco fa miracoli») e per il Veneto Luca Zaia: «Sicuramente una fake news, per cui chiudiamola qui. Gli inglesi sanno benissimo che dove c'è Prosecco c'è un sorriso, lo sanno tanto bene che lo celebrano e lo consumano ogni giorno di più».

La Serracchiani rivendica che a dare il nome al Prosecco è stato il Friuli, e Zaia liquida le panzane ricordando «il mezzo miliardo di bottiglie prodotte», infatti ormai lo Champagne «lo guardiamo dallo specchietto retrovisore», e che solo il Veneto può vantare la certificazione Docg, cioè l'origine garantita oltre che certificata dei Doc. Di «spirito protezionista» e di fake news, parla Coldiretti che dà i numeri: le esportazioni di Prosecco in Gran Bretagna nei primi cinque mesi del 2017 hanno fatto registrare un aumento del 12 per cento.

IL BRINDISI DI THERESA
Nel Regno Unito sono finite quasi una bottiglia su tre. In generale l'agroalimentare made in Italy ha raggiunto i 3.2 miliardi di valore delle esportazioni nel 2016 tra bevande e alimenti. Già. Non a caso appena due giorni fa i giornali hanno riportato che il premier britannico Theresa May ha illustrato a 15 invitati conservatori la strategia politica per il 2019 pasteggiando nella residenza ufficiale di Chequers fra Prosecco e cioccolatini. Per inciso, i britannici si preparano a produrre in proprio un loro vino frizzante (Britagne?), ma non prima del 2023.

 

Giovedì 31 Agosto 2017, 08:40




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