Uova contro Daisy Osakue: «Volevano colpirmi perché nera». Andrà a Berlino. Conte la chiama: ha escluso razzismo

Lunedì 30 Luglio 2018
Uova contro Daisy Osakue: «Volevano colpirmi perché nera». Andrà a Berlino

Un uovo, scagliato come una pietra da un'auto in corsa, l'ha colpita in pieno volto, ferendola ad un occhio. Ha rischiato di non poter partecipare agli Europei di atletica Daisy Osakue, la primatista italiana under 23 di lancio col disco vittima la scorsa notte di una aggressione mentre rientrava nella sua casa di Moncalieri. Cittadina italiana di origini nigeriane, i primi accertamenti dei carabinieri sembrano escludere il movente razzista. Ma la giovane atleta non ha dubbi: «Non volevano colpire me come Daisy, volevano colpire me come ragazza di colore». In serata il premier Conte l'ha chiamata: «Le ho espresso la solidarietà mia e del governo. Un gesto inqualificabile, le ho augurato di poter riprendere subito la sua disciplina, spero tante medaglie alle Olimpiadi. Lei stessa mi ha detto che non ci sarebbe matrice razzista».

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Dopo il caso di Aprilia, un marocchino morto dopo essere stato inseguito da persone che lo ritenevano un ladro, e gli altri episodi di quello che il presidente Mattarella ha definito un «Far West», ce n'è abbastanza per scatenare l'ennesima polemica politica. Ma anche per suscitare l'indignazione dei tanti che, dal mondo dello sport e non solo, hanno manifestato solidarietà all'azzurra. È notte fonda quando Daisy arriva al Pronto Soccorso dell'Oftalmico. In un primo momento si parla addirittura di un intervento, che avrebbe messo fine al suo sogno di volare a Berlino. Per fortuna è soltanto un grande spavento. 
 


«In Germania ci vado anche se cascasse il mondo», dice la ragazza, a cui i medici hanno riscontrato una «abrasione all'occhio sinistro». Le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Torino sono in pieno svolgimento. Si cerca un Fiat Doblò, probabilmente lo stesso che a Moncalieri è stato segnalato ai militari dell'Arma in altre due occasioni. E sempre per il lancio di uova contro i passanti: un pensionato nella notte tra il 14 e il 15 luglio, tre donne - non di colore - la sera del 25 luglio. «Sei una di noi e ogni giorno ci rendi orgogliosi per la ragazza che sei e per quello che fai - è l'abbraccio che il sindaco di Moncalieri, Paolo Montagna, rivolge all'atleta a nome di tutta la città - Insieme isoleremo i colpevoli, chi minimizza o chi li giustifica», aggiunge rivolgendo un appello al ministro dell'Interno, Matteo Salvini: «dimostri da che parte sta il Paese e rifletta su quanto lui stesso stia partecipando alla generazione di un clima così complicato». 

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Il leader della Lega condanna «ogni aggressione», negando che in Italia ci sia una «emergenza razzismo» e augurandosi di incontrare Daisy e «di vederla gareggiare il prima possibile». Dalle opposizioni, invece, fioccano le accuse al governo giallo-verde, con il Pd - Daisy è iscritta ai Giovani Democratici - che invita ad una mobilitazione generale contro l'odio razziale. Perché «è evidente il rischio di un imbarbarimento della nostra comunità, che potrebbe portare facilmente a far prevalere le peggiori pulsioni razziste, sessiste e omofobe», sostiene il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. 

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«Temo che questo avvenga - rincara la dose - quando, anziché contribuire a circoscrivere e mitigare le paure, le si alimentano senza sosta». «Se si usano questi episodi per andare contro il governo non si sta affrontando il problema del razzismo», ribatte invece il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio. Invita ad una profonda riflessione il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ricordando che Daisy «non è l'unica atleta di colore a gareggiare per l'Italia». Sono tanti, dal mondo dello sport, i messaggi di solidarietà. Come quello della Juventus, la squadra del cuore della giovane aggredita, che dal suo profilo Twitter le manda un grosso «in bocca al lupo». «Invece di andare avanti, stiamo tornando al Medioevo», dice amareggiata la pallavolista di origini senegalesi, Valentina Diouf. «Spero che tutti questi casi - conclude - siano finiti e non l'inizio di qualcosa perché l'Italia non se ne rende conto».​​
 
 

Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 07:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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