Zona gialla: Friuli, Veneto e Alto Adige a rischio a rischio da lunedì. Dalle mascherine ai ristoranti: le regole

Tornano alcune restrizioni per quelle regioni costrette al cambio colore: cosa può cambiare dalla prossima settimana

Lunedì 22 Novembre 2021 di Cristiana Mangani
Zona gialla: Friuli, Veneto e Alto Adige a rischio a rischio da lunedì. Dalle mascherine ai ristoranti: le regole

Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto sono le tre regioni dove il contagio sta correndo di più. E in attesa di provvedimenti del governo che potrebbero riguardare maggiori restrizioni per i No vax, questi territori sono quelli che rischiano più di altri di entrare in zona gialla già dal prossimo monitoraggio dell'Istituto superiore di Sanità. Alto Adige e Friuli destano preoccupazione soprattutto per il numero dei ricoveri che cresce

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Le soglie: chi rischia il cambio colore

La provincia autonoma di Bolzano (356 nuovi casi ogni 100mila abitanti) e il Friuli Venezia Giulia (245) sono le più a rischio. E, in particolare, il Friuli ha oltrepassato una delle due soglie ospedaliere di allerta (bisogna superare entrambe per finire in giallo): 10% di letti occupati nelle terapie intensive e 15% negli altri reparti, con le terpaie intensive piene al 10,9% mentre sono ancora sotto la soglia prevista i ricoveri in area medica (9,9%). Ma anche in Alto Adige la situazione è in rapido peggioramento sul fronte dei ricoveri, con il 13,6% nei reparti ordinari e il 6,3% in terapia intensiva. Mentre in Veneto (terzo per incidenza con 120 casi ogni 100mila abitanti) solo apparentemente i numeri sono migliori (3,8% area medica e 5,2% terapia intensiva), perché l'occupazione delle rianimazioni è aumentata in due settimane del 70% (da 30 a 52 pazienti).

Il ritorno delle restrizioni

A partire da lunedì 29 novembre queste regioni potrebbero trovarsi in zona gialla e questo vorrà dire il ripristino di alcune restrizioni: mascherine obbligatorie anche all'aperto, il limite di 4 persone al tavolo per bar e ristoranti, sia all'aperto sia al chiuso, a meno che non si sia conviventi. Cambieranno anche le regole sulla capienza di cinema, teatri, stadi e palazzetti dello sport. Gli spostamenti continuano a essere liberi, anche se regolamentati dall'obbligo del Green pass per l'utilizzo dei trasporti a lunga percorrenza. La capienza consentita per le strutture che ospitano eventi sportivi, quindi stadi e palazzetti dello sport, si ridurrà al 50% per gli spazi all'aperto e al 35% per quelli al chiuso. Resteranno chiuse le discoteche e le sale da ballo.

 

I contagi nelle altre regioni

L'allarme per le tre regioni riguarda, comunque, anche il resto d'Italia, dove preoccupa l'aumento generale della diffusione del virus: l'incidenza nazionale era pari a 53 casi ogni 100mila abitanti, ora è a 78. La media dei ricoveri in ospedale rimane ancora molto sotto la soglia (4,4% in terapia intensiva e 6,1% negli altri reparti) ma è in costante crescita (la settimana scorsa i valori erano rispettivamente 4% e 5,3%). Marche, Calabria, Sicilia, sono sotto stretto monitoraggio. Mentre Sardegna, Basilicata e Molise sono le più virtuose per contagi e ricoveri. Il Lazio ha circa l'8,3% di ricoveri in area medica e il 5,7% in rianimazione, la Lombardia il 6,4% di posti occupati in area medica e il 2,9% in terapia intensiva.
La situazione, però, potrebbe peggiorare entro un mese, soprattutto quando si creeranno le occasioni di incontro legate alle feste di Natale. E a lanciare l'allarme sulla possibilità che le rianimazioni tornino sotto pressione, è il presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac) Alessandro Vergallo. «Attualmente - dichiara l'esperto - c'è una situazione allarmante per l'occupazione delle terapie intensive in Friuli Venezia Giulia che è oltre la soglia del 10%, e nella Provincia autonoma di Bolzano. Questo anche per i maggiori scambi con le zone di confine più colpite come la Slovenia e la concentrazione di proteste no vax. La situazione è inoltre preoccupante in Veneto. Se non verrà applicata in modo stringente la norma sul Green pass e non si incentiveranno le terze dosi - sottolinea Vergallo -, potremmo raggiungere una situazione drammatica nel giro di un mese e mezzo circa in tutto il Paese. Per questo va ridotta la durata del Green pass a 6 mesi - conclude - dato il calo di efficacia del vaccino dopo tale periodo. Molto, comunque, dipenderà dall'andamento delle terze dosi e delle vaccinazioni a chi non è ancora immunizzato, oltre al corretto uso delle misure di protezione». 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 24 Novembre, 09:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA