Donald Trump tifa per Conte: «Come sta andando il mio ragazzo Giuseppe». Ecco cosa c'è dietro l'endorsement

L'ex presidente Usa mentre arringa la base con lo sguardo alle elezioni di mid-term di novembre dedica un pensiero al suo amico italiano

Martedì 6 Settembre 2022 di Francesco Bechis
Donald Trump tifa per Conte: «Come sta andando il mio ragazzo Giuseppe». Ecco cosa c'è dietro l'endorsement

«Giuseppe? How is my guy doing? Come sta il mio ragazzo?». Giuseppe Conte ha un fan oltreoceano: Donald Trump. Da una cena elettorale in New Jersey, il pensiero dell'ex presidente Usa vola alle elezioni politiche italiane, scrive Repubblica.

 

L'Endorsement di Trump

E all'ex premier oggi leader del Movimento Cinque Stelle che gira l'Italia a chiedere di votare «dalla parte giusta», convinto di una rimonta possibile nella corsa in solitaria. Trump non si è dimenticato di lui. E anzi, per lui tifa in vista del 25 settembre: «Giuseppe, sì, Giuseppe. Ho lavorato bene con lui, spero che faccia bene».

Per l'avvocato di Volturara Appula è la seconda investitura ricevuta dal Tycoon. La prima quando ancora era alla Casa Bianca. In quel tweet, comparso sul profilo dell'allora presidente Trump, che augurava il meglio al suo «Giuseppi» alla vigilia della nascita del governo Pd-Cinque Stelle. 

«Le cose sembrano andare bene» per il primo ministro della Repubblica italiana altamente rispettato, Giuseppi Conte. Ha rappresentato in modo potente l'Italia al G7. Ama tanto il suo Paese e lavora bene con gli Usa. Un uomo pieno di talento che si spera resti primo ministro», scrisse allora Trump.

Oggi il capo dei Repubblicani Usa rincara. E mentre arringa la base con lo sguardo alle elezioni di mid-term di novembre - dove l'Elefantino spera di fare man bassa di seggi al Congresso - dedica un pensiero al suo amico italiano. Matteo Salvini? No, Conte. Interrogato sul capo della Lega da Repubblica, Trump glissa. E invece torna sul leader dei pentastellati: «È una brava persona». 

Questo pomeriggio la risposta di Conte. «Qui c'è da mettersi d'accordo, o sono filo putiniano o sono filo statunitense», ha detto intervistato da Tele Lombardia. Le parole di Trump, spiega, sono «la prova che  quelle contro di me sono mistificazioni. Dirò una cosa apparentemente ovvia, ma io ho sempre difeso l'interesse nazionale, l'ho fatto da  premier e così continuerò a fare da presidente del M5S. Io da presidente del Consiglio ho lavorato con Trump, abbiamo lavorato anche con Putin, ma sempre tutelando l'interesse nazionale e senza mai  mettere in discussione la nostra appartenenza euroatlantica».

I precedenti

Conte finora non ha ricambiato l'assist. E non sorprende: Trump oggi è un personaggio scomodo. Al centro di un'inchiesta dell'FbI per ostruzione alla Giustizia sfociata in un clamoroso quanto scenico blitz del Bureau nella sua villa di Mar-a-Lago, in Florida, dove sono stati sequestrati alcuni faldoni di documenti classificati. 

Ma l'endorsement non è passato inosservato dai radar della politica italiana. Così questa mattina il segretario del Pd Enrico Letta, suonando la carica per i volontari della campagna elettorale, ha battuto il ferro: «Il voto per le liste di Calenda e Conte sono oggettivamente un aiuto alla vittoria della destra. Uno vuol fare il governo con la Meloni, l'altro ha il sostegno di Trump».

La Trump connection di Conte non è nuova. È maturata negli anni dell'avvocato a Palazzo Chigi, prima insieme alla Lega e poi con il Pd. Una simpatia personale, a giudicare dalle amichevoli corrispondenze su twitter. Come quando, durante i primi mesi di pandemia, Trump ha annunciato l'invio di materiale sanitario e fondi per l'Italia, «Giuseppe era molto molto contento».

Ma l'intesa ha avuto riscontri anche nelle rispettive agende di governo. Tra le tante aperture di Conte, la scelta di collabiorare con l'indagine dell'ex procuratore della Giustizia William Barr contro il Russiagate approvando l'incontro con gli ex capi dei Servizi segreti italiani a Roma.

Con i partiti italiani invece Trump non ha consuetudine. Di Salvini si registra una sola photo-opportunity, dietro le quinte di un comizio elettorale nella campagna presidenziale del 2016. Ma con il segretario del Carroccio la sintonia personale non è mai scoccata, tanto che poco dopo Trump ha negato che l'incontro ci sia mai stato. Con Giorgia Meloni invece c'è un'intesa fra partiti - Repubblicani e FdI - e la condivisione del palco del CPAC (Conservative political action conference), la kermesse più importante dell'Elefantino. Ma a tessere i rapporti con FdI, negli anni scorsi, è stato soprattutto un ex fidato consigliere di Trump, Steve Bannon. Che ancora ieri ha definito la leader-in-pectore del centrodestra «la Thatcher italiana».

Ultimo aggiornamento: 18:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA