Tav, scontro M5S-Lega. Salvini: «Vado fino in fondo». Di Maio: «E' un irresponsabile»

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Tav, il governo rischia la crisi
Salvini: «Io vado fino in fondo»
Di Maio: «Un irresponsabile»
Giuseppe Conte ha «forti dubbi» che l'Italia «abbia bisogno» della Tav. Il presidente del Consiglio si sbilancia per il No: se il cantiere dovesse partire subito, si «batterebbe» contro. Nelle ore più difficili del suo governo, dà ragione all'analisi costi-benefici di Toninelli e chiede alla Francia e all'Ue di ridiscutere l'opera. Il supplemento di indagine fa prendere tempo in vista della scelta finale. Prima però, «entro lunedì», bisogna decidere se dare il via libera o meno ai bandi della società Telt, per non perdere i fondi dell'Ue. 
 

Su questo, ammette il premier, il governo «è in uno stallo» che deriva dagli «orientamenti contrapposti» di M5s e Lega. Ma lo stallo rischia di trasformarsi in crisi di governo. «Sarebbe assurdo», afferma Conte: non ci sarà. Ma Luigi Di Maio in serata ai parlamentari M5s dice di «non essere disposto a mettere in discussione il No» e che i bandi «vanno sospesi». La Lega ribatte che devono andare avanti. E Salvini si spinge oltre: se i No «diventano troppi», il governo non va avanti. È la crisi? Se c'è il No alla Tav, «vado fino in fondo», avverte il vicepremier. «Dateci tempo», è l'appello di Conte all'opinione pubblica che segue lo scontro plateale in atto nel governo. Il confronto è «franco, serrato», ma «non abbiamo litigato», assicura al termine di un vertice lungo oltre cinque ore conclusosi con una fumata nera. Nella prima fase si sono confrontati punto su punto i tecnici in quota M5s e Lega («Anche io ne ho portato uno», svela Conte).

Nella seconda fase c'è stato il confronto politico. In un clima che dai partiti descrivono «assai teso», «surreale», da «pre-crisi». Questa volta si rischia la caduta del governo, si sarebbero detti i leader di M5s e Lega. «Non c'è un accordo finale», recita in mattinata una nota ufficiale. Di primo mattino viene convocato a Palazzo Chigi Mario Virano, direttore generale di Telt, che a Conte spiega che i bandi devono partire entro fine marzo, per non perdere 300 milioni di fondi e dunque si deve deciderà lunedì o al più un paio di giorni dopo. Nella sede della presidenza fa ingresso l'ambasciatore francese Christian Masset. La ministra francese Elisabeth Borne da Parigi intensifica il pressing perché l'Italia vada avanti e ricorda che l'Ue «finanzia il 40% dell'opera, ma è pronta a salire al 50%». Conte cerca di evitare la crisi di governo. Di Maio e Salvini la negano. Ma con il passare delle ore, se possibile, la tensione aumenta. Il leader M5s in serata riunisce un'assemblea dei suoi parlamentari: «Se c'è il Sì alla Tav non c'è più il governo», dice Stefano Patuanelli. «Vedremo chi ha la testa più dura», replica il ministro dell'Interno: «I ministri della Lega non firmeranno lo stop». Di Maio, in una lettera ai suoi parlamentari, spiega che si sarà anche un voto parlamentare per il No all'opera. Siamo pronti a votare perché il Sì vincerebbe, ribattono i salviniani.

L'allarme tra i leghisti è a livelli di guardia: Conte non convince il M5s per il Sì, anzi professa «dubbi» sull'opera. Il premier convoca una conferenza stampa che fa slittare il Consiglio supremo di difesa al Colle. E poco prima che parli, i governatori del Carroccio Luca Zaia e Attilio Fontana dichiarano che «bloccare i bandi è impensabile». Il pressing è fortissimo. Da Torino Sergio Chiamparino invita tutti i Sì Tav a mobilitarsi. Dal Pd Nicola Zingaretti e da Fi Silvio Berlusconi attaccano il governo. Il premier non nega la difficoltà. Ma ai giornalisti spiega di non aver mai espresso una posizione sulla Torino-Lione. Perciò rivendica che il suo giudizio è maturato solo sulla base dell'analisi costi-benefici: «Avevo dubitato della sua fondatezza ma ha retto lo stress test», sentenzia. I costi sono più dei benefici, concorda il premier: dalla «ripartizione dei finanziamenti non equa» tra Francia e Italia, fino ai dubbi sulla «funzionalità» della tratta, Conte elenca le criticità. «L'unica strada è un'interlocuzione con Francia e Ue, per condividere i dubbi»: in questo modo Roma non perderebbe «la sua credibilità». Conte si incarica della mediazione: è in atto il tentativo di organizzare con Macron un incontro nei prossimi quindici giorni. Prima, però, c'è da decidere sui bandi: rinviare ancora è difficile. E c'è tempo anche per una difesa del ministro Toninelli che Conte esplicita sottolineando la bontà e l'accuratezza della controversa «analisi costi-benefici».
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Giovedì 7 Marzo 2019, 12:50






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