Tav, pressing della Lega. E ora M5S tratta

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Tav, pressing della Lega. E ora M5S tratta

di Mario Ajello

dal nostro inviato
CHIOMONTE
A Chiomonte, tra la neve, aspettano Matteo Salvini. Come segnale che «lo Stato c'è. Mentre finora abbiamo visto soprattutto i sassi di chi viene quassù a contestare il cantiere della Tav». Lo dicono davanti al bar. E dentro, c'è chi sussurra: «Bisogna stare attenti a parlare, sennò ti fanno la pelle». Il sindaco Ollivier, di centrodestra, fuori di casa ha trovato i chiodi a quattro teste che servono a bucare le gomme dell'auto. E insomma questo non è proprio un luogo montano tranquillo.

Per «fare la festa» a Salvini - in visita al cantiere per ribadire in loco il suo Sì alla Tav che i 5 stelle non vogliono e per portare solidarietà ai poliziotti da anni bersagli della protesta e agli operai che aspettano lo sblocco degli appalti per riprendere a lavorare nella galleria - anche oggi i comitati di lotta hanno deciso una mobilitazione. Alberto Perino, il leader storico dei No Tav, lancia il grido di battaglia (ma le truppe sono sempre di meno e più sfiduciate): «Salvini troverà una bella sorpresa». Chissà quale, ma il sistema di sicurezza è al massimo e non sarà facile il blitz.

IL MESSAGGIO
Intanto, il capo leghista si presenta con un messaggio combat: «A marzo faremo il decreto Cantieri Veloci». Ossia lo sblocco delle grandi opere, e M5S è d'accordo ma al netto della Tav. Sotto sotto però, sulla Torino-Lione, qualcosa potrebbe muoversi nella apparente rocciosità del niet pentastellato che irrita il Carroccio. Ieri Danilo Toninelli - che in visita alla Tav non è mai stato e neppure Di Maio il quale insiste: «A Chiomonte io non ci vado perché è un cantiere che non è mai partito» - è sembrato forse fare una mezza apertura dicendo: «Se faremo la Tav, sarà per il bene degli italiani».

Il fatto è che il ragionamento sulla cosiddetta mini-Tav molto caro a Mino Giachino, organizzatore del pienone della piazza del Sì nel novembre scorso a Torino e assai ascoltato da Salvini su questa materia, sta trovando qualche sponda in zona 5 stelle. O meglio, ma è lo stesso, anzi vale di più, presso la Casaleggio Associati. Il personaggio chiave è l'imprenditore Arturo Artom, amico di Davide Casaleggio, presenza fissa ai summit di Ivrea e uomo di relazioni tra politica e aziende al profumo di grillismo pragmatico.

Tra il filo-salviniano Giachino e casallegian-dimaiano Artom, pontiere più pontiere, si sarebbe stabilito un feeling per far arrivare il leader della Lega e quello di M5S a un accordo in prospettiva su un progetto riveduto, c'è però chi lo ritiene una chimera, della grande opera: cioè meno costoso e più digeribile. I due pontieri sono al lavoro ed è immaginabile che il premier Conte - abituato a vestire i panni del mediatore e ieri si è espresso così: «Tra poco renderemo pubbliche le nostre decisioni sulla Tav. Ma ci interessano anche altre centinaia di cantieri e abbiamo un piano per sbloccarli» - possa incontrare Artom e Giachino. Il quale ha appena lanciato un appello ai No Tav («A che cosa serve contestare?») e Salvini sta maneggiando l'ipotesi da lui suggerita: «La Svizzera ci offre l'esempio positivo di Alp transit, dove la galleria consente il transito a treni competitivi e moderni che poi viaggiano sulla rete tradizionale ammodernate da interventi tecnologici». E sembra che Lega e M5S stiano avvicinando le loro posizioni e starebbero trovando un'intesa sulla mozione unitaria da presentare alla Camera.

IL BALLETTO
Quel che è certo, però, è che la Tav non si può fermare. Gli appalti vanno scongelati. E soprattutto va fermato il balletto dei politicismi (non si possono aspettare le Europee) e dei rinvii di cui Toninelli è specialista. A metà febbraio non sarà presa una decisione sulla Tav, ma ci sarà solo un incontro con la Francia, poi la pubblicazione della analisi costi-benefici, «poi - è il Toninelli pensiero - ne discuteremo in maggioranza e infine la questione diventerà materia di dibattito pubblico». Il tutto a bassissima velocità. Ma Salvini scalpita: «Si può aggiornare l'opera, ci sono spese che possono essere eccessive come la mega stazione di Susa, ma l'Italia non può essere isolata in Europa». E sta finendo la pazienza dei francesi. Il cui ministro dei Trasporti, Elisabeth Borne, oggi in contemporanea con il vicepremier leghista sarà al cantiere transalpino di Saint Martin la Porte. Nella speranza che, più prima che mai, la Torino-Lione si faccia.
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Venerdì 1 Febbraio 2019, 07:42






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