Tajani: «L'idea dei 5 Stelle sul Nord è contro la crescita dell'Italia»

Domenica 15 Agosto 2021 di Mario Ajello
Tajani: «L'idea dei 5 Stelle sul Nord è contro la crescita dell'Italia»

Onorevole Tajani, Milano uber alles come dice Conte?
«La proposta di Conte sulla legge speciale per Milano è sbagliata nella forma e nella sostanza. Nella sostanza, dice cose che dimostrano da parte sua una scarsa conoscenza dell'intero quadro italiano e anche della stessa Milano. Come si fa per esempio a parlare di 200mila bambini poveri quando a Milano i bambini nel totale sono meno di 200mila? Già questo dimostra la scarsa serietà della proposta che oltretutto è superata e ininfluente anche per Milano. Quando si parla di aree metropolitane in questa fase oltretutto non si può non collegare il discorso a quello del Pnrr. E questo collegamento cruciale in Conte manca del tutto. Ha fatto solo una captatio benevolentiae, ad uso elettoralistico, rivolta ai milanesi».


E non si può parlare di Milano senza parlare anzitutto di Roma?
«Non si può parlare di crescita economica esulando dal fatto che questa deve riguardare tutti. Bisogna avere una visione strategica dell'Italia nel suo insieme e al centro di questa visione non può che esserci la Capitale del nostro Paese. I 5 stelle sono al governo della città di Roma e parlano della legge speciale per Milano, oltretutto senza dettagliarla, lanciandola come uno spot vuoto di contenuti. Parlano di Milano e non sono in grado di attuare la legge speciale per Roma che è di gran lunga l'area metropolitana più grande della Penisola. Perché la Raggi non punta i piedi e si fa dare i poteri previsti dalla legge Berlusconi su Roma?».

 

 

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Più che dare di più a Milano bisognerebbe riequilibrare in favore del Centro-Sud uno sviluppo che finora ha penalizzato gran parte del Paese?
«Secondo me, è giusto che crescano le imprese del Nord ma non puoi chiedere alle imprese del Nord di farsi carico della crescita del Sud. L'errore grave del discorso di Conte sta in questo. Cari milanesi - così lui dice - rafforzatevi ancora di più così crescono anche gli altri. Ma è per primo il Nord che rifiuta questo approccio, e infatti vuole il federalismo fiscale per tenersi le tasse e non dare niente a nessuno. La verità è che c'è chi pensa, non solo Conte ma purtroppo si tratta di un modo di ragionare molto diffuso, che il Nord deve lavorare e il Sud deve vivere con il reddito di cittadinanza. Non è offensivo questo ragionamento?».


E' la difesa dell'assistenzialismo.
«Appunto. Cioè di qualcosa che va contro il Mezzogiorno e lo vuole inchiodare al suo ritardo. La filosofia del Recovery Plan è esattamente l'opposto. La Ue dice: cari italiani, vi diamo più soldi rispetto a quelli che vi spetterebbero, perché il vostro Mezzogiorno ha particolarmente bisogno di spinte e di investimenti. Insomma dobbiamo mettere il nostro Sud in condizioni di essere competitivo invece di fare discorsi a vanvera».

 

 

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Non deve valere lo stesso discorso per l'Italia centrale?
«Ma è ovvio. L'ombelico d'Italia è carente di infrastrutture. Soprattutto quelle trasversali tra Tirreno e Adriatico. Ne servirebbero almeno due: una tra Civitavecchia e Ancona e un'altra che dal sud dell'Abruzzo arrivi fino al Lazio».

 

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Il ritardo del Centro-Sud è prodotto dalla crescita bulimica del Nord?
«E' il prodotto del disinteresse politico di cui è vittima questa parte fondamentale dell'Italia. Milano assorbe cervelli. Ma i cervelli dovrebbero essere assorbiti dal Sud. Che invece è abbandonato al reddito di cittadinanza che non dà lavoro».


Roma deve fungere da sintesi e da raccordo di ogni strategia per l'Italia. Ma se continua ad essere equiparata legislativamente alle altre città come fa a svolgere questa funzione?
«Per i poteri ordinari alla Capitale, basta che si mettano d'accordo Raggi e Zingaretti, così da trasferire le prerogative della Regione in Roma Capitale. Quanto alla legge costituzionale, noi di Forza Italia siamo impegnatissimi sui questo. C'è la proposta Barelli in discussione alla Camera e c'è il lavoro di sintesi della ministra Gelmini, in cui si raccolgono tutte le proposte, per arrivare finalmente ad avere Roma con lo status e la forza delle altre capitali europee, da Berlino a Parigi e via dicendo».

 

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Ma non crede che, dopo tanto cincischiare, i romani siano un po' disincantati?
«Sono delusi. Perché non c'è mai stato un vero investimento e un vero cambiamento su Roma. Ora può esserci, anche perché c'è un governo di unità nazionale. Roma va messa in condizione di essere la cabina di regia del rilancio italiano».
 

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