Fine vita, in Parlamento dormono 13 progetti: ma anche dopo la sentenza della Consulta l'accordo è lontano

Giovedì 26 Settembre 2019
Marco Cappato
Il primo a presentare un progetto di legge sul fine vita in Parlamento fu il deputato socialista Loris Fortuna nel 1984. Morì l'anno successivo e nessuno dopo di lui portò avanti l'esame del testo. Ma, da allora, in ogni legislatura venne depositato un provvedimento in materia senza che si arrivasse, per anni, ad alcuna discussione concreta.

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Il primo risultato, su questo fronte, si ebbe nel 2010 quando si riuscì ad approvare la proposta di legge sulle cure palliative. Ma si dovrà aspettare il 2017 per vedere licenziata dalle Camere la legge sul testamento biologico. Con la sentenza di ieri della Consulta sul caso di Marco Cappato, sotto accusa per aver accompagnato il Dj Fabo a morire in Svizzera il 27 febbraio 2017, le questioni del trattamento per il fine vita, dell'eutanasia e del suicidio assistito tornano prepotentemente al centro del dibattito politico.



I provvedimenti arrivati sinora in Parlamento dall'inizio della legislatura sono 13: 6 alla Camera e 7 al Senato. E di questi, uno è di iniziativa popolare. Presentato nel 2013 è stato riproposto il 23 marzo del 2018 (le proposte popolari, se non esaminate nella legislatura in corso, restano all'ordine del giorno anche per quella successiva). All'attenzione del Parlamento ci sono così 5 progetti di legge del Pd. L'ultimo in ordine di tempo è quello che vede la senatrice Monica Cirinnà prima firmataria, anche se vi hanno aderito esponenti del M5S, Matteo Mantero; di Leu, Loredana De Petris; di Italia Viva-Psi, Riccardo Nencini; del Misto, Paola Nugnes (ex M5s). Si tratta di un ddl che parla dell'aiuto medico e della tutela della dignità nella fase finale della vita. E che punta ad inserire le nuove norme nella legge per il testamento biologico.

Oltre a quello della Cirinnà, ci sono altri 4 provvedimenti dei Dem: uno al Senato, primo proponente il capogruppo Andrea Marcucci che, tra l'altro, punta ad ampliare il ricorso alla sedazione profonda. Si tratta di un testo considerato in linea con la sentenza della Corte e che 'aprè anche a chi non ricorre a supporti vitali come ad esempio quello della ventilazione. Gli altri, portano la firma di Tommaso Cerno, Alessando Zan e Nadia Ginetti.

Del M5S ce ne sono due sostanzialmente analoghi,presentati a Montecitorio da Donata Sarli e a Palazzo Madama da Mantero. Sono visti dall'Associazione Luca Coscioni con particolare favore anche perché propongono una legge ad hoc sull'eutanasia senza rimettere in discussione quella sul testamento biologico. La Lega, con Alessandro Pagano, ne ha depositato uno alla Camera a giugno di quest'anno. Non prevede la depenalizzazione del suicidio assistito, ma una pena ridotta per il convivente (dai 6 mesi ai 2 anni invece che dagli attuali 5-12 anni).

Anche Leu ha messo in campo un solo progetto di legge. Firmatario è Michele Rostan, che lo ha depositato a marzo 2019, ed è tra quelli all'esame della Camera. Non prevede la punibilità nel caso in cui a chiedere l'eutanasia sia un soggetto perfettamente informato e consapevole ed effettivamente in condizioni irreversibili. All'attenzione dei deputati c'è anche la pdl di Andrea Cecconi (Misto-Maie). Mentre al Senato sono solo assegnati in Commissione i ddl delle due esponenti di FI Maria Rizzotti e Paola Binetti. Quest'ultimo stabilisce, tra l'altro, una pena ridotta per il convivente e punta a rimettere mano alla legge sul testamento biologico.
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