I poveri della porta accanto nel post pandemia, viaggio nell'Italia della carità

Sabato 25 Settembre 2021 di Franca Giansoldati
I poveri della porta accanto nel post pandemia, viaggio nell'Italia della carità

Le statistiche sulla povertà italiana spesso ingannano. Certamente permettono un bilancio sul fenomeno complessivo ma da sole sembrano non riflettere fino in fondo sullo stravolgimento del tessuto sociale in questi due anni di pandemia.
I numeri ci dicono, per esempio, che i poveri della porta accanto sono cresciuti, che le famiglie che prima della pandemia riuscivano a stare a galla, facendo sacrifici, ora annaspano. Non è poi da tralasciare la categoria dei cinquantenni disoccupati che non riescono a reinserirsi. In parallelo affiora poi il dramma dei piccoli commercianti schiacciati dai mutui e finiti tra le maglie dell'usura. A volte basta una malattia per rovesciare le sorti di chi, fino a qualche anno fa, era in grado di barcamenarsi, magari tra un lavoro a termine e l'altro. Le statistiche di per sé fredde e precise non calibrano mai la dimensione umana del baratro che si è drammaticamente aperto. I volti, gli sguardi, le storie personali troppo spesso sconosciute diventano realtà quando vincendo ogni ritrosia bussano dignitosamente alla porta delle parrocchie, probabilmente il network più radicato e attivo che esiste ancora nel nostro Paese e che agisce al di fuori dei riflettori sull'intera dorsale appenninica, dal Nord al Sud, spesso facendo da supporto al welfare nazionale.
TERRITORIO
Centri ascolto, ambulatori mobili, empori solidali, mense, case famiglia, dormitori, centri antiviolenza, associazioni di beneficenza senza contare la ragnatela delle Caritas che con i suoi terminali disseminati ovunque si dimostra insostituibile per la tenuta sociale del Paese. Ogni giorno alla Caritas si presentano in media 629 nuovi poveri. Una persona su quattro (24,4%) è il vicino della porta accanto, vale a dire persone che prima non avevano mai avuto bisogno, per un totale di 453.731 nuovi poveri.
Si calcola che dal primo settembre 2020 al 31 marzo di quest'anno la Chiesa italiana ha sostenuto 544.775 persone, facendo una media sono 2.582 al giorno. Anche in questo caso la maggioranza è rappresentata da italiani (57,8%).
Cosa rimarrà di questi due anni nella memoria nazionale probabilmente è un assemblaggio di immagini feroci e mai viste se non dai tempi della guerra. E man mano che il virus non accennava a diminuire le file di chi chiedeva aiuto si ingrossavano a vista d'occhio. Senza contare la solitudine degli anziani che spezzava il cuore.
UMANITÀ
Nel sottofondo però fortunatamente si metteva in moto in parallelo, in punta di piedi, una macchina ben rodata resa possibile grazie all'8 per mille. Nelle 227 diocesi, da Aosta fino a Mazara del Vallo, a chi tendeva la mano veniva donata anche una scintilla di umanità capace di scaldare il cuore oltre che garantire concretezza. Non si contano i progetti alimentati ogni anno dal meccanismo di ripartizione del gettito fiscale. Fu avviato nel 1984, con la firma del Nuovo Concordato.
Un ingranaggio che in questi due anni si è rivelato provvidenziale nonostante non vi sia piena consapevolezza di cosa produca effettivamente una semplice firma sulla denuncia dei redditi. Basta prendere gli oltre 200 empori solidali: dal 1997 ad oggi hanno soccorso 100 mila famiglie. Anche in questo caso i beneficiati sono soprattutto italiani (sei su dieci), il 27% sono ragazzi sotto i 15 anni. L'accesso agli empori avviene tramite colloqui individuali, e agli operatori basta una rapida occhiata per capire quanto sia ampio il disagio, al di là dell'Isee. Dai fondi dell'8 per mille si attingono risorse per l'acquisto di generi di prima necessità, per il pagamento delle bollette, fino alla realizzazione di attività di ascolto per anziani soli. La Cei, inoltre, ha potenziato le strutture sanitarie per creare più posti letto al Cottolengo di Torino, a Brescia, Tricase, Troina, Roma, Bologna. L'elenco potrebbe continuare a lungo.
Sono stati aperti anche decine di sportelli per i lavoratori in difficoltà o cassintegrati senza dimenticare la filiera della carità tradizionale nelle carceri, nei centri di accoglienza per i migranti, nelle case famiglia che ospitano padri separati senza dimora. Quando si parla di carità il pensiero, per associazione mentale, corre subito al portafoglio e al gesto di due mani diverse, l'una tesa a fare elemosina, l'altra a ricevere. Una firma sull'8 per mille resta un atto consapevole che in questi due anni di pandemia ha dimostrato essere non solo una firma ma molto di più.
TRASPARENZA
A dispetto del lievissimo calo dei contribuenti che si è registrato negli ultimi anni (dall'80% si è passati al 78,50 %), lo Stato italiano ha assegnato quest'anno alla Cei una cifra sostanzialmente in linea con quella degli anni passati. La somma relativa per il 2021 è pari a 1.136.166.333 euro determinati da 1.070.778.188 euro a titolo di anticipo per l'anno in corso, ed un conguaglio sulle somme riferite all'anno 2018 di euro 65.388.144. I dati trasmessi dal ministero dell'Economia sono relativi alle dichiarazioni dell'anno 2018 (redditi 2017) e indicano che la percentuale delle scelte a favore della Chiesa è stata pari al 78,50%. Denaro che ha dato un fondamentale sostegno alla tenuta sociale dell'Italia minata dal Covid.

 

Ultimo aggiornamento: 28 Settembre, 19:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA