Elezioni politiche, la politica in una parola. Battaglia degli slogan: «L’obiettivo: rassicurare»

Letta (“Scegli”) polarizza lo scontro. Meloni (“Pronti”) punta sull’affidabilità. Il sociologo Novelli: «Tutti vogliono mostrarsi maturi per governare»

Venerdì 26 Agosto 2022 di Francesco Bechis
Slogan elettorali, manifesti, parole e santini: «Obiettivo rassicurare»

Elezioni politiche 2022 La forza del credo, la scelta di campo, l’effetto amarcord. Chiusa l’epopea delle liste, i partiti passano ai manifesti. Sparati sui social, affissi sui muri. È la normale routine di una campagna elettorale che normale non è. E già si intravedono le fronti sudate delle schiere di spin doctor costretti a inventarsi in piena estate, senza preavviso, lo slogan vincente, la foto che spiazza. Chi punta sul sorriso, chi sulla paura. Tutti ci mettono la faccia. Rasserenata quella di Giorgia Meloni, concentrata quella di Enrico Letta. Giuseppe Conte sorride, Matteo Salvini già esulta. E se Carlo Calenda chiede di metterci un freno, perché la crisi energetica merita una pausa di riflessione, gli altri leader in campo schiacciano sull’acceleratore. La missione, almeno per ora, non è tanto prendere voti quanto «posizionarsi», dice Giovanni Diamanti, co-fondatore di Youtrend. «L’elettore non vota seguendo gli slogan. Che invece servono a marcare un territorio, a rinforzare l’immagine di un partito», spiega l’esperto. Sullo sfondo c’è un convitato di pietra. Il nome di Mario Draghi non appare sui manifesti - c’è invece su un contrassegno depositato al Viminale, che l’ha cassato - ma a tratti si legge in controluce. Dalla Lega al Pd, da Fdi ai Cinque Stelle, è una gara a rassicurare. E a «mostrarsi maturi per governare», spiega il sociologo di Roma Tre Edoardo Novelli, responsabile dell’Archivio degli spot politici. Un messaggio agli elettori, rintronati dalle notizie di una tempesta perfetta in autunno, tra bollette alle stelle e mercati in subbuglio. Ma soprattutto agli stakeholder esterni: cancellerie, finanza, investitori. «L’Italia ce la farà», ha garantito Draghi dal Meeting di Rimini. Come? Qui le ricette e le promesse dei partiti seguono uno spartito molto diverso.

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LA SCOMMESSA PD: O NOI O LORO

Bando alle vie di mezzo. Scegliete noi, o scegliete loro. E se scegliete loro, sapete a cosa andate incontro. È la campagna del Pd, entrata nella fase due con una nuova ondata di manifesti divisi a metà. Sullo sfondo a sinistra, grigio scuro tendente al nero, i pericoli della destra al governo: Putin, discriminazioni, combustibili fossili, lavoro sottopagato. A destra, sfondo rosso-arancione, campeggia la foto del segretario Enrico Letta con le proposte dem: diritti, rinnovabili, salario minimo. Sotto, un invito perentorio: «scegli». La campagna è di Proforma, società che ha firmato memorabili manifesti per il centrosinistra. «Ci ha già provato Rifondazione comunista, Letta oggi polarizza lo scontro con Meloni», dice Novelli. Dopo la «forza delle idee», primo slogan di questo rush elettorale, il Nazareno cerca lo scontro a due con Fdi, in campagna come in tv. Nella stessa coalizione, la leader di Più Europa Emma Bonino ne fa una battaglia personale. «Io sono Emma», recita una sua foto a tutto campo, e mi batto per «un’Italia che i diritti li libera».

LA DESTRA È PRONTA. E CI CREDE

Tra sacro e profano, la campagna del centrodestra è un ritorno al futuro. Il futuro di Meloni - così spera lei - è proiettato a Palazzo Chigi. «Pronti», è la promessa, anzi la garanzia della leader di Fdi, volto sereno e meno battagliero del solito. «Ha messo da parte l’immagine da Giovanna d’Arco. Punta a rasserenare e a egemonizzare uno spazio». Eccolo, il gioco di sponda con Letta, dice Diamanti, ma anche «un messaggio ai cosiddetti poteri forti». Giornali internazionali, capi di Stato e di governo che sulla condottiera della destra italiana hanno da tempo puntato i riflettori. Attenzione però, «difficilmente questo messaggio resisterà fino alla fine», avvisa l’esperto di Youtrend. Quando servirà ingranare la quinta, all’ultimo miglio, potrebbero tornare i toni barricadieri delle origini, avvisa. Gioca in rimonta, invece, la campagna di Lega e Forza Italia. Con Salvini impegnato a risalire la corrente e a sognare il primo posto nella coalizione. Il motto è «Credo» e ha già scatenato le polemiche. Non piace alla Cei e a un mondo cattolico che mal sopporta le incursioni della politica. È un credo laico, garantisce il «Capitano», tornato a puntare sullo sfondo blu che nel 2018 ha tirato la volata alla Lega nazionale. «La Lega ha bisogno di marcare un’identità forte, richiama un elettorato tradizionalista e in parte religioso», nota Diamanti. Sui social la professione di fede diventa scomunica per gli avversari, spiega Novelli. «Io credo nella libertà, nella sicurezza, loro no. È un richiamo ai fedeli, ma anche un dito puntato contro gli “infedeli”». Se la Lega riavvolge il nastro di cinque anni, Forza Italia torna indietro di trenta. La «scelta di campo» di Silvio Berlusconi, dopotutto, è la stessa del 1994. «Quando è difficile trovare nuove motivazioni, meglio rispolverare quelle vecchie», chiosa il professore di Roma Tre. Può funzionare, riflette Diamanti, «dopotutto Berlusconi parla a un elettorato moderato e prevalentemente anziano».

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LA SFIDA DEI TERZI POLI

In comune non hanno niente, o quasi. Sono entrambi fuori dalle grandi coalizioni. Da una parte il Terzo polo di Italia Viva e Azione. Dall’altra il Movimento Cinque Stelle. Carlo Calenda e Matteo Renzi si giocano tutto sulla serietà. E parlano di un’ «Italia sul serio», fatta di conti, promesse realizzabili, pragmatismo. In due parole, dicono loro, «agenda Draghi». A chi parlano? «Ai ceti medio-alti, a chi cerca un governo moderato, credibile sul fronte internazionale», dice Diamanti. Il nome nel simbolo, come da accordi, è di Calenda. Che, spiega Novelli, «è stato bravo a conquistare una centralità nel dibattito mediatico oltre che politico». Giuseppe Conte invita a fare una scelta diversa, «dalla parte giusta». Su una serie di manifesti il leader è circondato da cittadini. «Rispolvera l’immagine del Conte premier, a Palazzo Chigi», nota il docente di Roma Tre. Anche questa, aggiunge Diamanti, è una scelta di campo. Il campo largo: «È un messaggio identitario, legato ai temi della giustizia sociale. E, non c’è dubbio, guarda a sinistra».

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Ultimo aggiornamento: 27 Agosto, 11:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA