Nordio apre ai Comuni sull'abuso d'ufficio: il sindaco resti in carica dopo la prima condanna

Il governo rassicura l'Anci: tre o quattro mesi per modificare l'abuso d'ufficio

Sabato 3 Dicembre 2022 di Francesco Bechis
Nordio apre ai Comuni sull'abuso d'ufficio: il sindaco resti in carica dopo la prima condanna

«Il reato di ruolo non esiste». I sindaci chiamano, il governo risponde. E promette che interverrà per cambiare il reato di abuso di ufficio. Ieri mattina l'incontro a via Arenula: da una parte il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il viceministro Francesco Sisto, dall'altra una delegazione dell'Anci guidata dal presidente Antonio Decaro.

IL VERTICE

Dal vertice è arrivata una rassicurazione dell'esecutivo: la norma che definisce il reato più detestato e temuto dagli amministratori locali sarà rivista. Rimodulata, se possibile, o riscritta del tutto, a patto che si trovino le convergenze in Parlamento. «C'è disponibilità da parte del ministro a rivedere alcune norme per evitare che i sindaci possano essere ritenuti responsabili di qualsiasi cosa accada all'interno del comune», esulta a margine Decaro, «nel 97% dei casi non si arriva a sentenza definitiva».

Ma le aperture del governo non finiscono qui. Perché durante il faccia a faccia dal ministero hanno anticipato la disponibilità a rimettere mano alla legge Severino. Che per i sindaci condannati in primo grado per abuso di ufficio prevede la sospensione di 18 mesi. Un limbo, spiegano in coro i primi cittadini riuniti nell'Anci, che lascia inevitabilmente il segno sulla carriera politica dei sindaci indagati e, quasi sempre, prosciolti. «Non vogliamo né immunità né impunità», ha ribadito Decaro all'uscita dal ministero, «il tema è circoscrivere le responsabilità penali e civili». Si tratterà, fanno sapere da via Arenula, di un percorso graduale. «Le istanze sinceramente preoccupate dei sindaci hanno incontrato la sensibilità del ministero - dice Sisto al Messaggero - ora, dopo aver ascoltato i sindaci, è necessario tradurre il disagio in norme che possano offrire risposte convincenti». Dunque ecco la scaletta. Prima la modifica dell'abuso di ufficio, articolo 323 del codice penale. Una vecchia battaglia di Nordio, una promessa di Giorgia Meloni e del centrodestra al governo. Una stretta è già contenuta nella riforma Cartabia pronta ad entrare in vigore a fine dicembre, dove c'è scritto che «la mera iscrizione non può, da sola, determinare effetti pregiudizievoli di natura civile o amministrativa per la persona alla quale il reato è attribuito». Ma il governo vuole andare oltre.

I tempi? «Tre, quattro mesi», quelli prospettati ai sindaci durante l'incontro. L'obiettivo è cercare di lasciare in piedi la norma eliminando però l'«abuso di vantaggio». Ovvero il reato commesso da un sindaco quando firma un atto che, appunto, avvantaggia o danneggia un terzo. È il passaggio più contestato, nasce da qui, nella maggior parte dei casi, la «paura della firma».

L'ITER IN PARLAMENTO
Per rimettere mano alla Severino, invece, ci vorrà più tempo. I numeri in Parlamento non preoccupano più di tanto. Se infatti preme il centrodestra con Forza Italia, «dobbiamo mettere ogni sindaco in condizioni di lavorare liberamente», il Terzo Polo ha già benedetto l'iniziativa e anche il Pd ha aperto a una revisione con una proposta di legge depositata al Senato che chiede di annullare la sospensione di 18 mesi per i sindaci condannati in primo grado per abuso di ufficio. Sullo sfondo, due interventi a data da destinarsi. Il primo: limitare la responsabilità erariale dei sindaci per i reati omissivi impropri, circoscrivendola ai casi di dolo. Il secondo: modificare tre articoli del Testo unico degli enti locali (Tuel) - 50, 54 e 107 - che attribuiscono solo ai vertici le responsabilità politiche e amministrative. Ma anche qui, come per la Severino, servirà un ampio dibattito in Parlamento.
 

Ultimo aggiornamento: 06:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA